Recensione complessa, questa. Anticipo comunque ch...

Recensione di del 17/09/2008

New Sempione 42

68 € Prezzo
9 Cucina
7 Ambiente
10 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 68 €

Recensione

Recensione complessa, questa. Anticipo comunque che il giudizio complessivo è ampiamente positivo, quasi entusiasta. Ora, però, cerco di mettere ordine nelle mie impressioni. Un posto da segnare, e da ricordare. Non per tutti i giorni, ovvio, ma “il Posto”, se volete accompagnare un buongustaio, una bella donna, un importante cliente (in questo caso, assicuratevi che sappia cosa vuol dire la buona cucina, altrimenti lasciate perdere: il 42 non è di immediata comprensione). Vi serviranno sempre anche un sorriso, e non ve lo metteranno mai nel conto.

Cena per due in occasione particolare. Vinco una certa diffidenza, dovuta a qualche discussione sul forum, e decido/decidiamo di provarlo comunque. Arriviamo puntuali, la consorte ed io, e vediamo la semplice ed elegante vetrina, priva tuttavia di qualunque parcheggio utile. Dopo aspra ricerca, ci si libera un posto nelle vicinanze, e arriviamo davanti alla porta, ove suoniamo per entrare.
E qui c'è la prima sensazione dissonante: entrando, un ambiente che già avevo visto sul sito, ma che, in parte, mi disturba. Che cosa mi disturba? Al momento non lo so: parquet, profili di rame, un eleganza discreta, morbida, con qualche richiamo al rustico modernizzato. Solo più avanti mi renderò conto che il problema è la differenza tra quello che la vetrina suggerisce (forse un high tech, magari un laccato e acciaio) e quello che in effetti si trova all'interno. Ci sediamo ai piccoli tavolini, dove una tovaglietta apparentemente povera (in realtà è un misto lino) copre discretamente in modo parziale un piano ben lucidato. Un flûte per il futuro prosecco offerto assieme a uno stuzzichino di formaggio cotto e pane speziato e abbrustolito, semplice ma gustoso, e un bicchiere di vetro giallo, che solo ad una analisi attenta rivela l'alta qualità, completano una mise en place semplice ma elegantemente soft.
La lista è troppo densa di piatti assolutamente da provare, e allora, di comune accordo, scegliamo due menu degustazione, e, per la prima volta nella nostra esperienza di curiosi della cucina, ci dividiamo nelle opinioni.

Si inizia con un gelato di foie gras.
La consorte lo lascia.
Io, potrei uccidere.
La prima vera alternativa alla mia passione per il tartufo. Una musica. Mi sono dannato al terzo girone nello spazio di venti secondi, il tempo per assaporarlo.

Seguono due palline di baccalà mantecato con crosta di polenta e mousse di banana.
Buono, decisamente. La banana accompagna il baccalà, senza sopraffarlo. Qui, siamo abbastanza d'accordo.

Ci arriva un piatto di tagliatelle di pane con ragout di capriolo e scaglie di cioccolato speziato.
Oh mammasignur... Non ho capito quale tipo di alcool (se vino o cognac) sia stato usato per la cottura del ragout, ma l'uso discreto del cioccolato rende questo piatto un altro piccolo capolavoro. Il solo appunto che ci si può fare è, forse, una troppo abbondante salatura, che a me piace, ma che, per la consorte, risulta eccessiva.

Ora, due ravioli di lardo con porcini, e due ovuli di tartare di gamberi rossi e sale vanigliato.
La consorte mugola sui ravioli, che io invece non considero molto: a mio vedere, il porcino copre il lardo, che, in più, rende ancora più untuosa la sensazione al palato (siamo sempre su livelli molto alti, e si tratta comunque di impressioni soggettive).
Ma la tartare che la consorte non ama... Mio Dio, un velluto sul palato, la scaglia salata che combatte col dolce della vaniglia, a coronare la carne dolce del gambero.
Arriva secondo, rispetto al gelato di foie gras, ma proprio di poco, ve lo assicuro.

Ecco ora un ganascino cotto a bassa temperatura, con ragù di porcini. Buono, eccellente, la carne è un burro, una spuma, ma il porcino è ancora una volta troppo forte rispetto alla carne: ho assaggiato il ganascino in Emilia, e devo ammettere che lo preferisco con la goccia d'aceto balsamico (quello serio). La consorte, invece, rimugola. Senza ritegno.

Un predessert di sorbetto ai frutti di bosco, buono, ma, onestamente nulla di più forse perchè sotto casa abbiamo una gelateria che lo fa splendido, e che ci ha abituati male, ci prepara ad una millefoglie ai frutti di bosco e crema al bourbon. Curioso e intrigante l'accostamento del bourbon col frutto, ma (personalissima opinione) la sfoglia non mi entusiasma: forse un po' troppo “biscottata”.
Ora un caffè con piccola pasticceria (da urlo le palline di cacao).
Acqua minerale, un (è inutile dirlo) Müller Thurgau, e una Poli Traminer offerta completano il tutto, per un conto complessivo di 137 euro, assolutamente corretto per quantità e qualità di quello che ci è stato servito.
Due parole ancora sul pane, che, mi spiace dirlo, non incontra appieno i nostri gusti: sempre a mio vedere, un filo troppo asciutto, nelle sue per altro gustose varianti.

Finiamo la serata con una lunga chiacchierata con lo chef, che gentilmente sopporta la vivisezione del suo locale, mentre cerco di chiarire anche a me stesso la persistente sensazione di qualcosa che stride. Alla fine arrivo alla conclusione che l'ambiente riflette più una enoteca che non un ristorante da 70 euro, e che, probabilmente, questa differenza lascia al cliente una sensazione di inadeguatezza. Altro contrasto è il vasellame, che è perfettamente adeguato alla cucina, ma che non si adatta all'ambiente, che quasi suggerirebbe piatti di ceramica forte. Sono quasi restio a esporre la mia idea, ma poi scopro che altri autorevoli personaggi hanno espresso pareri consimili, e mi sento un poco rinfrancato.
Ottima serata, ottimo cibo, eccellente servizio. Erano due anni che la stessa occasione ci aveva delusi. Col Sempione 42 ci stiamo rimettendo in pari.

Un piccolo PS sui voti, in particolare quello sull'ambiente.
L'ambiente a me piace. Però lo trovo inadeguato, fuori target. Che voto gli do? Un' enoteca da 9 non è un ristorante con cucina d'autore. Mi mantengo su un 7 politico. Ma sono in reale imbarazzo
Per la cucina il 9, a mio vedere, c'è. Qualche eccellenza, con qualche piccola caduta (l'eccessiva salatura di un piatto, il pane non eccelso, la millefoglie non strepitosa limitatamente alla sfoglia).
Il servizio è anomalo: familiare, ma attentissimo, quasi da invito in casa di amici, amici che tengono molto alla forma. Se lo paragono ad un servizio “professionale”, manca qualcosa, ma, nel suo genere (che mi sta d'incanto) è il top. A gradimento personale, è un 10+. In assoluto. Diciamo 8? Ma mantengo il 10.

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