Con un colpo di fortuna, chiamando alle 19:30 di u...

Recensione di del 25/02/2011

Manna

56 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 56 €

Recensione

Con un colpo di fortuna, chiamando alle 19:30 di un venerdì sera, si riesce ad accaparrarsi l’ultimo tavolo disponibile al Ristorante Manna: così Paul “y” Ste si tuffano nel traffico milanese dell’inizio week end per arrivare in zona Loreto, in una piccola strada, che fa dimenticare di essere nella periferia del capoluogo lombardo.
Entrando nel locale è difficile non notare lo stile minimalista con qualche concessione alla fantasia, come i cassetti incollati sulla parete che dà sull’ingresso. Il sorriso accogliente della giovane ragazza al bancone ci fa subito sentire a nostro agio e ci accompagna fino al nostro tavolo, nell’angolo della sala più grande. Immediatamente ci viene offerto un calice di Prosecco, accompagnato da un piattino di sfoglie croccanti (crackers al rosmarino con sale grosso in superficie): un benvenuto molto semplice, in linea con una precisa scelta dello chef (niente pane prima dei secondi, nessun appetizer). Essenziale ma abbastanza elegante la mise en place.

Il menu è sobrio, con un numero limitato di portate dai nomi fantasiosi, e non sono proposti percorsi fissi di degustazione in quanto lo chef di persona ci spiega che per scelta sono state inserite in carta le mezze porzioni che permettono ad ogni ospite di comporre il menu che preferisce con la massima libertà. La lista dei vini non ha grandi pretese, ma propone etichette non scontate con un buon rapporto qualità prezzo. Noi optiamo per una bollicina rosé piemontese prodotta con uve Nebbiolo (“Faiv” di Cà du Russ, in provincia di Cuneo). Lo chef ci prepara ad un gusto deciso e poco piacione, scelta azzeccata che decisamente incontra i nostri gusti.

Si parte con la degustazione di due antipasti “Cappa e spada”, tre carnose capesante servite su un letto di puntarelle tagliate molto finemente e accompagnate da piccoli pezzi e crema di datteri. Le capesante erano scottate solo da un lato, mantenendo un’incredibile morbidezza delle delicate carni, purtroppo però la temperatura di servizio era forse un po’ troppo bassa. Probabilmente scaldando il piatto (come per le portate successive), il risultato sarebbe stato migliore.
Anche il secondo antipasto viene assaporato da entrambi: si tratta di un’abbondante porzione di baccalà mantecato (con le fibre dei tessuti ancora visibili), con consistenza al palato perfetta, servita con due triangoli di sfoglia di polenta di grano saraceno e con un chutney di arance amare che con la sua freschezza riequilibra il piatto.

Identica anche la scelta del primo, una generosa porzione di ravioli tostati ripieni di purea di broccoletti e patate, conditi con cimette di broccoli, cozze sgusciate e peperoncino.
Questo è il piatto che più ci convince: la cremosità del ripieno contrasta la croccantezza del raviolo e delle cimette cotte al dente, mentre la sua dolcezza avvolge la sapidità delle cozze e la punta piccante del peperoncino fresco. Bravo Matteo!

L’entusiamo dell’ultima portata ci porta a voler provare un altro piatto ancora: anziché su un secondo o su un dolce, la nostra scelta ricade su un risotto “quasi milanese” e su un piatto di spaghetti chiamato “Ma quale delfino?”.
A causa del risotto dobbiamo attendere venti minuti, come ci avverte lo chef, ma il tempo vola e arrivano le ultime due portate.
Il risotto è fatto a regola d’arte, con un riso di ottima qualità: i grossi chicchi sono ben separati, avvolti da una cremosa e ricca mantecatura e risultano mordibi ma consistenti in bocca. Generosa la quantità di zafferano e del midollo crudo, quest’ultimo presentato sotto forma di sfoglia appoggiata sul riso al centro del piatto e ricoperta da croccante e saporito pane grattuggiato. Piatto non molto leggero, ma ne vale la pena.
Poco gradevoli, invece, gli spaghetti, la cui dolcezza incontrastata – data dalla salsiccia di trota e dalla crema di cipolla rossa – ha reso il piatto monotono.

La cena termina qui: malgrado l’ultimo piatto, il Manna – rimasto a lungo “in lista di attesa” – ci sembra un ristorante da tenere in considerazione, con una cucina di sobria creatività e prezzi ragionevoli. Nel frattempo lasciamo il locale con un conto di 112 euro per quattro antipasti (40 €), quattro primi piatti (47 €), una bottiglia d’acqua (2 €) e la nostra bottiglia di bollicine (23 €). Ora attendiamo il momento per poter riconfermare queste nostre prime impressioni.

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