Un cucina di personalità. Un patron, baffuto, di g...

Recensione di del 08/11/2010

Manna

50 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 50 €

Recensione

Un cucina di personalità. Un patron, baffuto, di grande carisma che imprime il proprio carattere a tutta la linea di cucina. Un quartiere fuori dai circuiti modaioli milanesi e, a Dio piacendo, con buona possibilità di trovare parcheggio: certo, è lunedì, ma trovar un parcheggio a Milano è cosa ardua anche ad inizio settimana.
Ci accoglie (siamo in due ma descriverò solo i piatti presi da me) direttamente lo Chef Matteo Fronduti, il quale, presosi in carico i nostri soprabiti, ci fa accomodare in una delle due sale del ristorante (l’unica attiva per questa sera). Il locale è stranamente vuoto: solo un altro tavolo sarà occupato da due persone durante la cena.
L’arredo è di design molto accattivante e moderno: dal soffitto pendono innumerevoli lampadari sferici a diverse altezze, di color bianco e di varie dimensioni. Mille lune sopra di noi. Dal muro spuntano cassettoni di legno e quadri intonati al resto del locale. Alle finestre tende variopinte. Ma tanto estro sarà ripagato al palato? A volte l’apparenza, da queste parti, supera la sostanza, bene, in questo caso non è così: tutti i piatti si sono rivelati all’altezza, sia per carattere che per originalità.
Dimenticavo: molto bello è anche il sito internet, aggiornato e di facile navigazione, con carta delle vivande riportata fedelmente con i relativi prezzi. Molto apprezzato.

Veniamo alla pancia. Appena seduto, mentre sfoglio il menu, viene offerto gentilmente un prosecco come aperitivo, accompagnato da delle sfoglie ricoperte in superficie da alcuni grani di sale grosso. Come lo stesso Chef tiene a precisare, non è previsto nessun menu degustazione, ma, volendo, si possono avere le mezze porzioni: scelta interessante che non vincola il commensale a un percorso già tracciato dal ristoratore, ma lascia libero arbitrio nella possibile composizione di una cena articolata in più portate.
La carta presenta quattro piatti sia per gli antipasti, che per i primi e i dessert. I secondi, se non ricordo male, mi pare fossero cinque. Una carta corta, dove non ci si perde tra mille dubbi e mille piatti.
I nomi delle portate: molto ironici, spaziano da “Miseria e nobiltà” a “Crapa pelada”, passando da un “Imprescindibile” a un “Cavolo, che pollo!”. Solo per citare quello che ho preso io. Carta dei vini secca, con possibilità di scegliere al bicchiere: opto per un calice di Barolo ’05, nobile ed adatto al pasto.

Pronti, partenza e via. Arriva direttamente dalla cucina “Miseria e nobiltà”: due dischi caldi di pane denso e conciato con la mortadella (miseria) si adagiano su una salsa di stracchino calda disposta sul fondo del piatto a spirale; sopra i dischi di pane, fini fili di mortadella, una quenelle di gelato di stracchino e la nobiltà dei pistacchi tostati. Pistacchi di Bronte? Boh, non ho chiesto, e poi se son buoni non mi importa la provenienza. Partiamo decisamente alti: grande concentrazione di sapori e utilizzo di una materia prima sottovalutata (la mortadella) che amo molto, con gioco di consistenze e temperature che aprono il palato a una cena che non avrà flessioni per tutto il percorso.
Viene anche servito il pane, di una sola tipologia, che, nonostante qualche parere negativo trovato qui e là in rete, mi è sembrato sufficientemente fresco e fragrante.

Il servizio è effettuato direttamente dallo Chef, con grande discrezione e professionalità. Come primo giunge una mezza porzione (siam solo a lunedì e devo badare alla linea!) di “Crapa Pelada”, nota filastrocca in milanese avente ad oggetto dei tortelli: tre tortelli, resi croccanti da una tostatura della pasta, farciti di zucca e puntellati da tocchi soavi e mai invadenti di composta di cipolla e pasta di salame cruda. Anche qui, mi ripeto: grande concentrazione e finezza di gusto: amo quando la zucca sa di zucca e non viene mortificata da condimenti prevaricanti.

Torno alla porzione intera per il secondo (dieta finita?). “Cavolo, che pollo!”: altro elemento poco considerato nelle cucine dei professionisti, altra bella sorpresa. Un cilindro di carne di pollo, succosa, cotta a puntino e con la sua pelle croccantissima, si adagia su del cavolo nero appena scottato; a donare eleganza, acidità e complessità al piatto una virgola di salsa di grani di senape.

“Imprescindibile” dolcezza col dessert: un ormai classico tortino di cioccolato con cuore liquido, impreziosito da una gemma di sorbetto di caco che ancora il finale alla stagione. Torniamo all’apertura, con un contrasto caldo e freddo di buona riuscita. Caffè.
Il conto di € 50,00 è così suddiviso: aperitivo gentilmente offerto, € 9,00 per un antipasto, € 7,00 per mezza porzione di primo, € 16,00 per un secondo, € 9,00 per il dolce, € 1,00 per una mezza bottiglia d’acqua, € 6,00 per un calice di vino e € 2,00 per il caffè. Il rapporto qualità/prezzo buono, per una cucina intensa, personale e senza esercizi di stile fini a se stessi.

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