Da tempo, ormai, frequentiamo con piacere il Manna...

Recensione di del 17/09/2010

Manna

38 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 38 €

Recensione

Da tempo, ormai, frequentiamo con piacere il Manna dello chef (Matteo) Fronduti.
Per diverse casualità non ne avevamo mai parlato. È giunto il momento di rimediare. Venerdì 17, quale modo migliore per esorcizzare i nefasti presagi numerologici che farsi una bella cenetta? E poi eravamo curiosi di sperimentare il menu estivo (in scadenza) di Matteo che cambia carta quattro volte all’anno, seguendo con rigore il passare delle stagioni. Detto, fatto. Prenotiamo per le 21:00 e arriviamo con una decina di minuti di ritardo. Nella serata, una delle due sale viene tenuta chiusa. Tutti gli ospiti si trovano, adeguatamente distanziati, nella “sala delle palle” (provare per capire). Il locale è lontano dalla movida milanese, in una zona tranquilla (Piazza del Governo Provvisorio, a Turro).
Arredato in stile moderno ed essenziale (già abbondantemente descritto altrove) riflette perfettamente la filosofia di Matteo: qualità e creatività, ma senza fronzoli. La creatività è visibile sin dal sito internet (un esempio per tutti: l’ultimo “evento” in scaletta recitava: “Dal 15 agosto al 14 settembre noi si va al mare”); prosegue nella scelta degli arredi, semplici e non banali e non concede nulla alla pomposità: posate, bicchieri e piatti sono assolutamente “easy”. La creatività continua a trasudare anche dalla lettura del menu. I piatti sono tutti descritti con fantasiosa ironia. Le proposte sono quattro per portata.

Mentre siamo intenti nella scelta, ci viene offerta una schiacciatina salata con un bicchiere di prosecco. Unica concessione alcolica di una cena senza vino.
Decido di cominciare da “Ha vinto. L’altra”, battuta di carne cruda di manzo, rafano e pera. Squisito.
Carne ottima, preparata in modo impeccabile. Una sorta di tortino di carne cruda sul quale erano adagiate scaglie di dolci pere e il portentoso rafano.
L’ottima materia prima esaltata dal contrasto dolce-forte.
Lei sceglie “Muso a Muso”, peperoni, patate e muso di maiale candito.
Nulla è semplice come sembra. I peperoni sono una sorta di gelatina, straordinariamente saporita, le patate fritte e fragranti, il muso di maiale morbido e dolce! Insomma, tra la patatina croccante, il maiale dolce e il peperone in barrette inattese, tutto è gradevolmente stravolto. E le papille gustative gioiscono.

Proseguo con un secondo: “Diavolo, che gallo!”, galletto alla diavola e lattughe cotte. Due pezzi di galletto, perfettamente cucinato, fragrante all’esterno e morbido e per nulla stopposo all’interno, riposano su un letto di verdure cotte, utilissime ad ammorbidire la “diabolica” piccantezza e la straordinaria speziatura. Appagante.
Lei sceglie “Riassunto di scoglio”, zuppa di pesce di scoglio, polipo arrosto e seppie. Servito un piatto con il polipo arrosto e le seppie sopra il quale viene versata al tavolo la calda zuppa di pesce. Zuppa gustosissima e vellutata al palato, che accompagna un polipo cucinato perfettamente (nota di merito) e delle ottime seppie. Impeccabile.
Con i secondi ci viene servito un cestino di pane. Anonimo per scelta.

Estremamente soddisfatti, ci dirigiamo verso il dessert.
Lei nazionalista, io esterofilo.
Per lei “Dolce Mameli”, fragole fresche, latte cotto e pesto di basilico.
Dessert frizzante che accompagna fragole fresche ad un inusuale pesto di basilico.
Azzeccato.
Per me “Tu vuò fa l'ammmericano”, cheese cake, vin brûlée ghiacciato e croccante di zucchero. Ovvero, come smontare una cheese cake ed ottenere qualcosa di ancora più buono. Senza cuocerla! Mattonella di formaggio fresco (robiola) e dolce (ma non troppo) con sopra vin brûlée ghiacciato (!) e un biscottino croccante. I dolci di Matteo non sono mai troppo dolci. Questo era eccezionale.
Niente caffè per un conto complessivo di euro 76.

Il servizio in sala è curato da due ragazze, sempre sorridenti e gentili.
Oltre che da Matteo. Il quale, se interpellato, racconta con dovizia di particolari i propri piatti, la preparazione e l’idea che li anima. Padronanza tecnica, intelligenza, abilità comunicative, ottimo gusto e passione disegnano un locale sui generis, giovane e frizzante, dove sperimentare piatti mai banali.
Una sorta di “trattoria di classe”, dove tutto ciò che non è protagonista (la cucina di Matteo) è volutamente relegato in secondo piano, ai margini dell’essenzialità, mentre il cibo, sovrano, regna in sala assieme al suo creatore. Parola che richiama alla mente la creatività dalla quale avevamo iniziato. Sorge nella comunicazione e nell’immagine e sfocia allegramente nella preparazione dei piatti appagando vista, palato e curiosità.
Ci piace. E il modo più bello per dirlo è tornare spesso e divertirci tutte le volte.

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