Avevo già sentito parlare del ristorante “Maestral...

Recensione di del 11/02/2010

Maestrale

95 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 95 €

Recensione

Avevo già sentito parlare del ristorante “Maestrale”, locale sito nei pressi del centro di Milano e rinomato per la cucina di pesce ma non solo; una ricorrenza importante rappresenta l’occasione giusta per testare la sua cucina, che ben promette almeno secondo le recensioni degli amici “Mangioni”.
Il ristorante si trova in una traversa di via Vincenzo Monti, location che non aiuta sicuramente per ciò che concerne il ricovero dell’autovettura. Riusciamo nell’intento di parcheggiare il mezzo non troppo distante dalla nostra meta e ci presentiamo puntuali all’appuntamento.

Siamo accolti cordialmente da uno dei due soci che, verificata la prenotazione, ci permette di scegliere il tavolo preferito. Siamo infatti i primi avventori e, fatto alquanto inusuale, gli unici in tutta la serata! Sicuramente l’estrema piovosità e le nubi minaccianti precipitazioni nevose non hanno agevolato. Vivremo comunque la nostra cena permeati da un’aura di relax che sicuramente non ci danneggia, anzi.

L’interno del locale si presenta piuttosto elegante e raffinato. Nelle due sale dominano i colori pastello che spaziano dall’azzurro al giallo spatolato con inserti di blu per terminare con panna e bianco. I tavoli sono piuttosto ampi e correttamente distanziati. Stimo che la sala che accoglie il nostro desco possa ospitare una trentina di avventori. La mise en place è di ottima fattura e presenta tovaglia blu con coprimacchia setoso color panna, posateria e calici di buon livello, tovaglioli blu cintati da un nastro grigio a fare da “pendant” con la tovaglia stessa.

Diamo una scorsa al menu, che è principalmente improntato alle proposte ittiche senza però trascurare una buona disponibilità di piatti di terra, per non scontentare nessuno.
La carta dei vini presentataci è piuttosto esigua; credo che sia una sorta di proposta “medium level” (discreti vini con ricarichi tutto sommato contenuti) e che la carta vera e propria sia resa disponibile su richiesta. Da tale carta ordiniamo un Pigato “I Soli” dell’azienda vinicola Foresti, azienda specializzata nella produzione di tutti i vini DOC del ponente ligure, proposto a 20 Euro. Come detto, un ricarico assolutamente nella norma. Il nostro vino si presenta alla vista con il suo classico color giallo paglierino, molto persistente all’olfatto con i suoi sentori di pesca e miele di acacia e piuttosto secco e sapido al palato. Un ottimo vino, col suo tipico fondo amarognolo che purtroppo verrà fin troppo accentuato nel corso della cena; vedremo a breve il perché. In accompagnamento ordiniamo una bottiglia di acqua gassata San Pellegrino.

La nostra scelta è caduta su questo locale anche per il loro tanto decantato Plateau Royal di crudità; conseguentemente, vogliamo senza dubbio toglierci lo sfizio e provare tale antipasto, proposto all’importante prezzo di 120 Euro per due persone. Nell’attesa avremmo gradito l’offerta di un aperitivo o qualche sfiziosità da degustare ma tutto ciò non si concretizza. Peccato, nei ristoranti di questo livello normalmente è un must.
Ci viene comunque portato il cestino del pane, contenente alcuni panini al sesamo e ai semi di garofano davvero fragranti. Viene presentato anche tutto il “necessaire” per la degustazione dei crudi, sia in termini di posateria che di condimenti, fra i quali una serie di oli aromatizzati, un aceto al lampone, il tabasco, il pepe nero e il Sale di Cervia, un particolare sale marino integrale piuttosto “dolce”.

Congrua l’attesa ed ecco materializzarsi il tanto sospirato Plateau Royal. Si presenta su tre ciotole di grandezza crescente dall’alto verso il basso, riempite di ghiaccio tritato sulle quali è adagiato un presepe di crudità di mare e frutta esotica. Abbiamo scampi e gamberi rossi di Mazara in porzione davvero generosa (circa 15 in totale, se la memoria non mi inganna), cozze, vongole, mandorle e fasolari; sui ripiani superiori 6 ostriche “belon” e 8 “fines de claires”. Il tutto di una freschezza esemplare e una gustosità rimarcata dai condimenti proposti. Altro punto di forza è la “macedonia” di frutta tropicale a guarnizione. Mango, papaya, fragole, maracuja, kiwi e spicchi di limone troneggiano e abbracciano i frutti di mare amorevolmente. Un piatto strepitoso per quantità e qualità. L’unica nota dolente è rappresentata dal vino che noi abbiamo scelto, che mal si adatta alla proposta. Le note amarognole del Pigato vengono purtroppo accentuate dall’estrema dolcezza della frutta. Il palato va fuori giri a causa dell’esasperata acidità che ha rovinato purtroppo il connubio eno-gastronomico. Forse avremmo dovuto puntare sulle bollicine, su un prosecco o su un demi-sec. Pazienza, facciamo mea-culpa e ci aiutiamo con l’acqua gassata riuscendo ugualmente a godere del tripudio di crudità senza particolari problemi. Mia moglie ne resta assolutamente entusiasta, questo connubio con la frutta (peraltro è maracuja–dipendente!) incontra appieno i suoi gusti.

In sede di ordinazione il cameriere aveva consigliato di attendere prima di ordinare primo o secondo piatto, a causa appunto della grande abbondanza del Plateau. Non aveva tutti i torti, anche se dal menu avevamo già adocchiato le linguine all’astice con pomodorino pachino. E su tale proposta cadrà la nostra scelta (prezzata a 44 euro in due).
Nell’attesa ci viene offerto un sorbettino al limone per “pulire” il palato e coadiuvare l’eliminazione delle “scorie” della nostra scorpacciata di pesce crudo, gesto davvero molto gradito.

L’astice viene recuperato dal generoso banco pesce in cui riposano invitantissimi orate, branzini, rombi, gallinelle e crostacei di ogni tipo e preparato con cura per la cottura dagli chef che possiamo intravedere all’opera tramite uno spicchio di vetrata che protegge il banco pesce stesso. Il Plateu Royal era di eccellente fattura, ma siamo consci che per poter giudicare appieno la cucina del ristorante bisogna anche soffermarsi su piatti in cui la mano dello chef deve inevitabilmente farsi sentire e dimostrarsi abile nella trattazione e trasformazione di materie prime di estrema qualità e freschezza. In questo senso non saremo soddisfatti al 100%. La porzione è invero piuttosto generosa, le linguine sono cotte a regola d’arte e il sughetto dei pomodorini pachino davvero sfizioso. Il problema sta nell’astice, che avrebbe avuto bisogno di due–tre minuti in più di cottura. Le sue carni, infatti, pur molto sapide e gradevoli risultano essere leggermente poco consistenti. Abbiamo il nostro bel daffare, sebbene provvisti degli strumenti adatti (pinzetta, tenaglia, forchettina e salvietta umida al limone per nettare le mani), per avere ragione del nostro “amico con le chele”.
Siamo comunque totalmente sazi, al punto da declinare l’invito di concludere la nostra cena con un dolce.

Dobbiamo ancora terminare di rendere giustizia alla nostra bottiglia di Pigato (che ha recuperato in gran parte il gap dimostrato nei confronti del Plateau, con le linguine) cosicché rinunciamo anche al digestivo e al caffé. Veniamo omaggiati con due cannoli siculi presentati in un piattino recante una spolverata di zucchero a velo e cacao. Croccanti e gustosi, offerta molto apprezzata.

Il servizio si è dimostrato all’altezza per tutta la sera, mai invadente, sempre puntuale e cordiale. Molto simpatici e alla mano i due soci; tempi di attesa assolutamente adeguati. Naturalmente non avrebbe potuto essere il contrario, dato che come sopra menzionato eravamo gli unici avventori presenti. Comunque l’impressione è stata positiva. Inoltre, il leggero disappunto per la mancata entreé della cucina e di un piccolo aperitivo di benvenuto è stata totalmente cancellata dal sorbetto post-Plateau e dalla piccola pasticceria offerta a fine pasto.

Quindi nel complesso è positivo anche il giudizio sul locale stesso. Le materie prime godono di una qualità e di una freschezza esemplari. Le porzioni sono piuttosto abbondanti e soddisfacenti. Peccato per quella piccola caduta in termini di cottura dell’astice. L’unica controindicazione è rappresentata dal prezzo: 195 euro in due corretti a 190 (con 8 euro di coperto, senza dolce, caffè e digestivi) - sebbene la parte del leone l’abbia fatta il Plateau Royal - rappresentano una cifra molto importante anche per il panorama milanese, solo in parte giustificata da quanto mangiato e bevuto (va sottolineato comunque che le altre proposte sono presentate quasi tutte a prezzi leggermente più “calmierati”). Tale eccesso renderà obbligatoriamente più rare le incursioni in un locale (da menu sembra invitantissima la grigliata reale di crostacei per due persone proposta a 100 euro) che sicuramente meriterebbe una frequentazione superiore in quanto assolutamente consigliato per cene romantiche, per cene con amici amanti del pesce o di lavoro con clienti importanti.

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