A Milano, in via Lazzaretto, non è facile trovare ...

Recensione di del 03/10/2012

Lon Fon

28 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 28 €

Recensione

A Milano, in via Lazzaretto, non è facile trovare parcheggio se non in sosta vietata: bisogna arrangiarsi e sperare che non passino i vigili. Ed è quello che abbiamo fatto noi. Eccoci al Lon Fon, un ristorante cinese a conduzione familiare, aperto all'inizio degli anni Settanta e rimasto sempre con la stessa gestione.
Ci è venuta l'idea all'ultimissimo momento e non abbiamo prenotato, così ci fanno aspettare e in circa dieci minuti ci trovano un tavolo da due. Sono con un mio amico, Roberto, un musicista che da anni vive e lavora a Chisinau e ogni tanto sente nostalgia di Milano.
L'ambiente è nettamente diverso da quelli di qualsiasi altro ristorante cinese. Pannelli di legno alle pareti, luci abbastanza soffuse, nessuna concessione a tutti i soliti ammiccamenti tipici di questi posti: dunque niente statuette di draghi, vasi, lacche, lucerne rosse, niente musichetta di sottofondo. Che ci troviamo in un ristorante cinese lo capiamo dalle facce dei ragazzi e delle ragazze che servono a tavola. Solo dalle facce, perché il loro italiano è naturalissimo ed anzi ha un netto accento milanese: per forza, sono nati qui.
Tavoli vicini ma non troppo, predominanza del blu carta da zucchero a soffitto e pareti, applique e lampadari ricoperti di stoffa azzurrina tipo sacco. Tovaglie bianche, piatti bianchi, enormi bicchieri per l'acqua. Posate normali e, per chi le sa usare, le bacchette.
Abbiamo fame, ma non vogliamo fare l'errore, molto comune, di ordinare troppe cose: è così che ci si rovina la digestione e, in definitiva, anche il piacere della tavola. Quindi scegliamo spaghetti di soia con gamberi e verdure per Roberto e ravioli misti al vapore per me. Poi tofu con funghi e bambù per lui e pollo al curry con riso alla cantonese per me. Da bere: acqua non gassata e thè di gelsomino (che arriva in una bella teiera pesante e resterà bollente fino alla fine).
La confidenza fra noi è tale da permetterci assaggi reciproci; d'altra parte si usa fare così nei ristoranti cinesi, dove le pietanze arrivano in tavola su piatti di portata anche quando la porzione è singola.
Allora: spaghetti di soia eccellenti. Serviti in scodelline che rendono facile la presa, sia con la forchetta che con le bacchette. Un tocco di classe: la cameriera, per non ingombrare il nostro tavolino, è arrivata con un guéridon!
Ravioli buoni, serviti dal caratteristico canestro: due alla carne, due ai gamberi e due ai “quattro colori” (che sono a loro volta, uno per uno, misti: cioè divisi in quattro piccolissimi scomparti nei quali ci sono maiale, verdure, manzo e gamberi). Anche questi sono eseguiti bene, hanno un sapore molto naturale e non quello, tristemente standardizzato, di molti cinesi che fanno uso e abuso di glutammato.
Assaggio il tofu con funghi e bambù: delicatissimo. Per chi non lo sapesse, il tofu è una cagliata di soia, quasi totalmente insipida; ma ha la caratteristica, camaleontica, di assumere il sapore del cibo a cui si accompagna. L'abbinamento con funghi e bambù è un classico. Qui è stato ben realizzato. Sobrio e convincente. Certo, i funghi usati dai cinesi sono delle specie di “champignon” dal sapore non intenso: mi chiedo se migliorerebbe questo piatto mettendoci dei porcini. Ma mi do anche una risposta immediata: i porcini ammazzerebbero il bambù, che ha a sua volta, come i funghi cinesi, un gusto delicatissimo e che deve potersi esprimere.
Altrettanto delicato il mio pollo al curry. Se uno pensa alla cucina indiana, e all'uso intensivo che in essa si fa del curry, magari piccantissimo, apprezzerà ancora di più l'equilibrio di questo piatto. Pollo in formato “émincé”, con pezzi di cipollotto e la giusta dose di un curry saporito, ma per nulla aggressivo.
Il riso alla cantonese è un altro classico, semplicissimo: riso lessato, saltato in padella con dadini di prosciutto cotto, piselli e pezzetti di frittata. Qui è ben fatto, e accompagna bene il pollo.
Concludiamo con un dessert delizioso: gelato al tè verde e al riso. Di solito non amo il thè verde, ma l'ho scelto lo stesso e ho fatto bene. Forse sapevo in partenza che il suo sapore, stemperato nella base di fiordilatte, si sarebbe ingentilito. Molto piacevole e sapido il gelato di riso, anche questo a base di fiordilatte, con chicchi interi. E consigliatissimo l'abbinamento fra i due gusti. Un caffè e la cena è finita.
Mi viene in mente un film di qualche anno fa: Pane e Tulipani. In un bar di Venezia, un cameriere (Bruno Ganz) dice alla cliente (Licia Maglietta): “Signora, i cinesi sono i migliori ristoratori del mondo!”. Non è detto che sia proprio così, ma è certo che la cucina cinese ha moltissimi estimatori e che la sua varietà è enorme, noi ne conosciamo solo una piccola parte. Ed è altrettanto certo che in Italia è considerata soprattutto una cucina alla portata di molti, poco costosa. Più certo ancora è che i ristoranti cinesi sono chiacchierati da noi per varie ragioni, una delle quali è la scarsa cura dell'igiene (ma qui si sarebbe potuto mangiare per terra). Ho tante volte pensato che moltissimi ristoranti cinesi fanno le stesse cose allo stesso modo, e mi è capitato persino di immaginare che in cucina riscaldino cibi preparati da fornitori esterni. Certo che la standardizzazione è forte, e che la qualità si tiene a fatica in una media che più o meno va bene alla maggioranza dei clienti senza particolari pretese. Ciò non toglie che ci siano ristoranti cinesi seri, puliti e affidabili, in cui la cucina è di qualità.
Dopo cena sono andato alla cassa a pagare il conto e ho scambiato due parole con la ragazza che ci aveva serviti a tavola. È la stessa famiglia che manda avanti il Lon Fon dall'inizio (ossia da quasi quarant'anni) e la madre è sempre “sul pezzo”, in cucina, a preparare tutto personalmente. Anche i ravioli, fatti a mano. Si vede, perché hanno una forma un poco irregolare. Ci diciamo che ormai in Cina sta prendendo piede l'uso di bere vino a tavola, ma non è affatto tradizionale e quindi, bevendo il thè di gelsomino, abbiamo fatto una cosa filologicamente corretta. Parliamo poi dei dolci, praticamente sconosciuti in Cina, e preparati solo perché gli italiani li vogliono. Anche il gelato fritto (una pallina di gelato di crema avvolta in pastella spessa e fritta in olio di soia) sembra cinese, ma è italianissimo: loro non ne volevano sapere ma, siccome tutti glielo chiedevano, si sono dovuti arrendere. Parliamo anche di altri piatti che suonano molto cinesi, ma in realtà esistono solo fuori dalla Cina, come il pollo alle mandorle. Non me ne meraviglio: mi è capitato qualche volta di mangiare in ristoranti italiani all'estero e ho constatato che non possono fare a meno di strizzare l'occhio, qualche volta, al gusto locale.
Il conto è stato di 55 euro, un tantino sopra la media; ma la qualità è stata molto superiore alla media.
Il servizio è stato gentile e quasi formale, comunque impeccabile, con la rituale, ma sempre gradita domanda se era tutto andato bene.
Il rapporto qualità/prezzo è buono, considerato che abbiamo mangiato non tanto, ma benissimo.
E dopo? Digestione perfetta e notte tranquilla.

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