Arriviamo al ristorante alle 20:30, avendo prenota...

Recensione di del 21/01/2010

L'Angolo d'Abruzzo - da Giannino

37 € Prezzo
7 Cucina
6 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 37 €

Recensione

Arriviamo al ristorante alle 20:30, avendo prenotato un tavolo per cinque quasi due settimane prima (la prenotazione è più che consigliabile), dopo aver faticato non poco per trovare un parcheggio. Davanti al locale è impossibile parcheggiare, la via è stretta e ci passa il tram.
L’ambiente consiste in un’unica sala non molto grande, con i tavoli abbastanza vicini tra loro: non c’è ancora il pienone, ma già immagino cosa succederà di lì a poco.
I tavoli sono apparecchiati con tovaglie a quadretti bianchi e rossi, non proprio originale, ma sempre efficace se si vuole creare un effetto trattoria old style, tovaglioli di carta. Non facciamo nemmeno in tempo a sederci che arriva un vassoio pieno di bruschette fatte con pane casereccio e solo olio. Immediatamente ci viene chiesto se vogliamo dell’acqua: temo che la tempestività del servizio in realtà manifesti una certa fretta di avere il tavolo libero per un turno successivo, ma fortunatamente mi sbaglio, e avremo modo di godere della prontezza e della puntualità dei camerieri per tutta la durata della cena.

Guardiamo il menu con un po’ di indecisione, ma per fortuna arriva quello che credo sia il proprietario, e ci guida nella scelta dell’antipasto: optiamo per un antipasto misto, sulla cui composizione gli lasciamo carta bianca. Arriva un piatto con una burrata da dividersi, non è un prodotto tipicamente abruzzese, ma questo non la rende meno apprezzabile. Poi ci viene portato un grande vassoio con salumi misti, prosciutto crudo, capocollo, coppa, soppressata piccante, e un salame che potrebbe essere mortadella di Campostosto, ma non potrei giurarci, melanzane e zucchine impanate e peperoncini verdi dolci fritti. A parte ci viene portato un piatto con olive ascolane e polpettine di carne in abbondanza. L’antipasto è discreto, una nota di spicco per la burrata.

Passiamo ai primi, e anche qui ci facciamo guidare dal patron. Non vogliamo esagerare col primo, per poter lasciare spazio ai secondi, così prendiamo tre piatti in cinque: abbiamo modo di assaggiare tutti spaghetti alla chitarra con sugo d’agnello, schiaffoni (tortelloni di ricotta e spinaci) e gnocchetti verdi.
Gli spaghetti sono cotti bene, al dente, il sugo discreto, anche se sa poco d’agnello e io lo avrei fatto un po’ più ristretto e denso. Gli schiaffoni e gli gnocchetti hanno lo stesso condimento, panna e non so cos’altro, probabilmente pomodoro e forse un pizzico di zafferano, ma sinceramente non sapevano di molto, specie gli gnocchi, che erano decisamente dolci.
Nel frattempo il locale si è riempito, e come temevo, c’è un bel po’ di confusione.

Per secondo optiamo per una grigliata mista, composta da agnello, salsiccia, arrosticini, lonza di maiale e scamorza, e una tagliata. Ci viene servito tutto in un grande vassoio ovale in quantità più che sufficienti perché tutti assaggiamo tutto. Decisamente i secondi meritano: apprezzo soprattutto la costoletta d’agnello alla griglia, cotta a puntino, morbida e saporita, e la tagliata, che resta tenera e gustosa anche quando ormai non è più caldissima.
Accompagniamo il tutto con acqua minerale frizzante e non, e due bottiglie di un buon Montepulciano d’Abruzzo Riparosso di Illuminati, pagate la non modica cifra di 16 euro l’una, considerando che il prezzo corrente di questo vino non supera i 7 euro. A vini più costosi (come il Marina Cvetic di Masciarelli che in enoteca costa sui 18-19 euro e qui viene proposto a 25 euro) vengono applicati ricarichi inferiori.

In quattro rinunciamo al dolce ormai satolli, mio marito prende una crema catalana (dolce tipicamente abruzzese?), che io assaggio avendo modo di constatare che è buonissima, ricca di cannella e molto simile a quella che avevo gustato in Catalogna!
Due di noi prendono il caffè, che viene accompagnato con pasticceria varia secca, dopodiché ci vengono lasciate sul tavolo una bottiglia di amaro e una di Centerbe, un liquore alle erbe, con una nota di menta predominante,dalla elevatissima gradazione alcolica (70 gradi), comunque gradevole.

Il conto finale è di 187 euro, che divisi in cinque fanno poco più di 37 euro a testa, prezzo decisamente onesto, specie se rapportato alla media milanese.
Devo dire che mi sono apprestata alla visita a questo ristorante con un certo scetticismo. Per anni ho trascorso almeno una parte delle mie vacanze estive tra le montagne dell’Abruzzo, alla ricerca di sentieri meno battuti di quelli alpini, di tranquillità e di pace, di genuinità e sapori antichi, e vi ho sempre trovato tutto questo: ho negli occhi e nel cuore le maestose rocce del Corno Grande, la magica desolazione della piana di Campo Imperatore, i volti segnati dei pastori; ho nelle narici l’odore delle greggi, del latte e del formaggio nel casolare del pastore; ho nella bocca il gusto dello zafferano di Navelli, della ricotta calda, delle costolette di castrato alla brace, del pane casereccio con la salsiccia arrostita divorato alla fine di ogni trekking. Non posso certo dire di aver ritrovato le stesse sensazioni e gli stessi sapori da all’Angolo d’Abruzzo, ma sarebbe stata un’aspettativa decisamente troppo pretenziosa, se non ridicola, da parte mia.
Posso comunque dire di aver trovato un posto gradevole, seppur con qualche limite, in cui tornerei volentieri.

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