Con l’occasione di rivedere due amici gourmet, dec...

Recensione di del 06/04/2006

La Corte

75 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 75 €

Recensione

Con l’occasione di rivedere due amici gourmet, decidiamo di uscire da Milano congestionata dagli eventi del salone del mobile e di provare questo ristorante da tempo sotto i riflettori.

Prenotiamo per le 21 e senza troppa fatica arriviamo puntuali: siamo accolti da Fabio che ci fa accomodare in bel tavolo d’angolo rotondo, comodo, spazioso e ben apparecchiato.

Come hanno già descritto gli altri recensori la sala da pranzo di questa bella cascina ristrutturata è divisa in due con una parte più ampia destinata a banchetti e cerimonie ed una seconda più raccolta con circa una trentina di coperti destinata al ristorante vero e proprio. Io non ho avuto l’impressione di vuoto che altri hanno descritto ed anzi il fatto che le due sale siano comunque apparecchiate, il sapiente gioco di luci con faretti che enfatizzano la separazione offrono una prospettiva dell’intero spazio molto gradevole e per nulla banale.
Un grande bancone in legno qualche vetrinetta con bicchieri e decanter danno alla saletta quel qualcosa in più in termini di classe e confort che mettono l’ospite immediatamente a proprio agio.

Al resto ci pensa Fabio che ci accoglie con competenza e professionalità e che perdendo via via parte dell’aplomb iniziale, pur servendo da solo tutti i tavoli, renderà il resto della serata particolarmente gradevole e gioviale.

Appena seduti notiamo che nella vetrinetta più prossima al nostro tavolo sono contenute due caraffe Ovarius; reduce dall’incontro di Soragna non mi faccio scappare l’occasione di una prova extempore ordinando prima un biodinamico francese tripla A, uno Chardonnay Valette Macon-Chaintré 2002, e poi un Pinot Grigio di Cantarutti Ronco san Michele 2001 con 14 mesi di barriques alle spalle.

Il buon Fabio pur non soddisfatto dell’idea di scaraffare nel mitico” pitalone” due vini bianchi si presta di buon grado alla nostra richiesta mescendo con abilità da giocoliere e spettacolarizzando l’operazione ad uso dell’intera sala.

Secondo lui l’Ovarius serve ad ossigenare forzatamente e rapidamente il vino e quindi lo ritiene utile soprattutto per i grandi rossi aperti all’ultimo minuto.
Io invece voglio sperimentare anche dal punto vista organolettico le proprietà quasi miracolose di cui ho sentito all’evento de ilmangione secondo cui, in sintesi, il” Pitalone” esalta il vino naturale e smaschera fino a destrutturare quello troppo lavorato.
Il risultato finale sarà in linea con l’assunto di partenza e quindi il biodinamico già ottimo di per se con una mineralità spiccata e buon equilibrio darà il meglio dopo il passaggio nel Ovarius mentre il Cantarutti profumatissimo, intenso e molto persistente appena aperto perde molte delle sue caratteristiche dopo una mezzoretta nel Pitalone; mi resta il dubbio sull’effettiva utilità di uno strumento che ha quasi rovinato un ottimo vino…..ma tantè… accontentiamoci di esaltare i Biodinamici!

E veniamo al cibo:
Si comincia con un piccola tartare come entratina per poi provare tra gli antipasti degli ottimi “Gamberi alla piastra con vinagrette e zuppetta di cannellini” e un discreto “ Carpaccio di ricciola con marmellata di peperoni alla vaniglia” piatto ben presentato ma complessivamente debole al palato.
Secondo me proponendo un crudo particolare come la carne di ricciola è meglio cercare di esaltarne il sapore con la marinatura che addolcirlo con un composta.

Proseguiamo con i primi piatti:assaggiamo
“Fusilli al ferro con gamberi cipolla stufata e bisque di crostacei” forse il migliore dei primi gustati, sapori che ben si amalgamano in un equilibrio stabile poi “ garganelli con polpa d’astice su crema di peperoni rossi “ piatto meno riuscito per via della scelta di una pasta che poco assorbe soprattutto se,come nel mio caso, viene servita al dente.Il risultato è inferiore alle aspettative con i gusti dell’astice e dei peperoni che risultano ottimamente legati tra di loro ma “estranei “ alla pasta; meglio forse un pasta lunga tipo una bavetta o una linguina.

Tra i secondi: “ossobuco di pescatrice al lardo su salsa di zucchine e vongole” buono e ben riuscito anche se non esaltante e “ rombo e gamberi in padella con zappetta di lenticchie” decisamente buono sia per qualità della materia prima sia per l’accostamento dei sapori.

Dopo un assaggio di grana proseguiamo con i dolci chiedendo a Fabio consulenza per gli abbinamenti con i vini.
Assaggiamo una gradevole “ cassata all’italiana con salsa al ciocolato” un meno riuscito “ mattonella al cioccolato amaro arancia e salsa di menta “ che non verrà finito causa eccessivo peso della “mattonella” e un ottimo “ tortino al cioccolato con cuore morbido”.

Finiamo la cena,oramai ultimi avventori, conversando amabilmente con Fabio che ci racconta la sua storia e quelle del socio il cuoco Massimiliano, la filosofia del locale e le loro speranze per il futuro. Quello che traspare oltre ad una grande passione è quel “Cuore “ nel fare le cose che spesso manca anche nei ristoranti più blasonati e che sicuramente fanno passare in secondo piano alcune imperfezioni della cucina rea secondo me di troppa poca fiducia nei propri mezzi.
La mano è buona bisogna solo avere un bricciolo di coraggio in più.

Fabio ci racconta che nella bella stagione si può cenare all’aperto senza tema di zanzare ed anzi è disposto ad offrire la cena a chi venga sfortunatamente beccato forte di un suo sistema di moderni zampironi disposti a protezione totale dei sui clienti. Ci torneremo!

In quattro abbiamo speso 297 euro con due bottiglie di vino e quattro calici di vino da dessert per un rapporto qualità/prezzo nella norma ed in linea con la tipologia del locale.

(Nick)

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