Saranno forse 15 anni che le “Innocenti Evasioni e...

Recensione di del 22/07/2011

Innocenti Evasioni

55 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 55 €

Recensione

Saranno forse 15 anni che le “Innocenti Evasioni era nella mia lista dei ristoranti da provare, presenza costante delle segnalazioni del Veronelli, ma per un motivo o per l’altro ogni volta si finiva da un’altra parte. Oggi abbiamo invece una cena con un collega anglo-americano, guru della Silycon Valley con tanto di Ponytail, e l’occasione di concretizza.

Il posto so essere in zona Piazzale Firenze ma mi accodo al Capo dato che è in una vicolo stretto e conviene arrivare, per trovare il parcheggio, direttamente nella via in cui il vicolo va a sfociare. Si arriva facile e troviamo parcheggio praticamente all’imbocco della via, cosa che a Milano non mi succedeva da tempo immemore. Si entra nel vicoletto, vecchie case con un po' di bisogno di ristrutturazione e si trova il ristorante che ha l’ingresso proprio sull’angolo di una di queste, una porta vetro che da su una anticamera dove campeggia l’insegna dei “Jeunes Restaurateurs d’Europe“ a cui appartengono gli Chef Eros Picco e Tommaso Arrigoni.
Una volta superata la seconda porta si accede ad una anticamera dominata da un basso tavolino bianco sul fondo della quale vi è l’armadio per le giacche ed arredata da alcune mensole con bottiglie di pregio (fortunatamente vuote).
Ci accompagnano nella sala da pranzo che si snoda in orizzontale lungo la vetrata che dà sul giardino ed è occupato da tavoli rotondi di varie dimensioni.
La sala è grande con i tavoli ottimamente spaziati, pavimento in clinker, muri gialli con radi quadri, soffitto in midollino scuro da cui pendono dei faretti che danno un ottima luminosità. Il giardino esterno, che è a un livello più basso, è molto carino con un piccolo laghetto e tavolini e sedie da giardino di legno; l’esperienza sulla fama e la fame delle zanzare milanesi ci consiglia la prudenza ed il rimanere all’interno.
Vado in bagno, passo per un corridoio perlinato non propriamente elegante che però finisce su due belle portavetri da cui si vedono le due panciute fontanelle di pietra che fanno da lavabi, un effetto molto decorativo.

Tornando al tavolo, questo è apparecchiato con una tovaglia di cotone bianco che lo ricopre sino al pavimento, abbellito con una piccola pianta grassa ed una lunga e snella candela; per ogni commensale abbiamo un bicchiere rosso per l’acqua, i calici per il vino, un sottopiatto bianco e posate in acciaio di piccole dimensioni per l’entrée. Le sedie hanno uno schienale basso e rotondo che si fonde col poggiabraccia, risultano comode ma impediscono di appenderci le giacche che ci vengono perciò ritirate. Di sottofondo una musica rilassante e non invadente, niente elevator-music, per intendersi.
Sulla tavola già apparecchiata troviamo anche delle piccole beole dove sono appoggiate delle sottili sfogliatine al sesamo che ci aiutano ad ingannare l’attesa di tutti i commensali, le trovo molto stuzzicanti, croccanti al punto giusto. Sono seguiti a breve distanza da dei grissini al formaggio, lunghi, butterati dal formaggio durante la cottura. Trovo il sapore molto gradevole ma sono un pò troppo morbidi al palato per i miei gusti, la nostra Marketing Manager se ne fa invece portare un’altra informata a dimostrazione di come i gusti siano qualcosa di molto personale.
L’acqua che ci portano è una Plose dell’Alto Adige, acqua da gourmet che sgorga in alta quota e non subisce trattamenti, piacevole al palato ma troppo fredda.

La carta presenta una buona varità di proposte, tutte estremamente elaborate e che quindi devono essere oggetto di una scelta molto oculata per essere sicuri di prendere qualcosa che incontri i propri gusti o, nel caso si volesse rischiare uno dei tanti abbinamenti arditi proposti, di farlo almeno con assoluta cognizione di causa. Noto anche un menu degustazione da 68 euro tutto con proposte fuori carta e possibilità, con un extra, di abbinare ad ogni portata un bicchiere di vino diverso già prefissato.

Arriva anche il cestino del pane che contiene degli stupendi paninetti tondi alle noci, dei grissini classici belli croccanti e delle notevoli sfogliatine rettangolari, ben gonfiate dentro, salate al punto giusto fuori.
Ci facciamo portare la carta dei vini anche se il capo ha già scelto un Frappato e Nero d’Avola di Arianna Occhipinti. La carta è molto interessante, ben distribuita, (con mia gioia trovo Les Crêtes), tanto italiano e tanto francese. Ricarichi un po' alti sulla fascia bassa, normali su quelli più cari. Da segnalare fra i francesi la presenza di etichette con prezzi a tre e sin quattro cifre.
Il vino che abbiamo scelto è molto interessante, il Frappato riesce a fare da contraltare al Nero D’Avola meglio di quanto facciano Merlot o Cabernet, gli aggiunge rotondità senza fargli perdere in personalità.

Ognuno fa la sua scelta e devo dire molto diversificata e ci poniamo in attesa. Nel frattempo arriva una piccola entrée, uno sformatino di lattuga con salsa di finocchio, misticanza e crostini di pane dentro un bicchierino di vetro rotondo. Lo sformatino sembra quasi una fetta di kiwi, complimenti alla lavorazione, purtroppo il sapore è molto deludente, scipido, idem la misticanza che è croccante e fresca ma non riesce a rubare sapore dalla salsa al finocchio. Per fortuna una rondine non fa primavera perchè dopo questo inizio zoppicante la serata è invece decollata velocemente.

Latte di capra in sformato leggero salato, nuvola di basilico, snack di mandorle e olive alle erbe è la mia scelta per l’antipasto.
“Gran piatto” è la sintesi. L’aspetto è elegante, una fondina in ceramica con l’incavo stretto ed i bordi molto larghi decorati a cerchi concentrici incavati. Lo snack è un rettangolo stretto che corre da una parte all’altra del piatto a mo’ di ponte sospeso, la nuvola di basilico a prima vista sembra un raviolo fatto di gelato etereo ed è appoggiato sul parallelepipedo dello sformato e completato da un po' di pomodorino. Il latte di capra ha la consistenza di un budino, ha un sapore abbastanza neutro se preso da solo ma abbinato alla nuvola di basilico acquista vita e diventa sensazionale. Da segnalare che la nuvola ha veramente la consistenza di una nuvola, un ottimo lavoro. Lo snack è molto interessante, le olive non sono fortunatamente molto forti e si combinano splendidamente con le mandorle.

Fiori di zucchini farciti con ricotta leggermente affumicata, emulsione di brodo di cottura.
Ottima presentazione con i fiori ben allineati e qualcuno ben posizionato con i petali che svettano come fossero una vela. Perfetta la cottura dei fiori di zucchina che hanno quella giusta consistenza che li lascia con la stessa fragranza di prima che inizi la cottura, nè troppo secchi nè troppo acquosi. Molto buona la ricotta all’interno, un gran abbinamento.

Tonno in foglietti saporiti, tortino di cous-cous e verdure, olio extravergine alla bottarga. Non riesco ad assaggiarlo, il mio commensale ne esalta comunque la preparazione.

Seppia appena bollita, insalata di melone al dragoncello, ristretto di vino passito è la scelta azzardata di un collega. Dico azzardata perchè si tratta evidentemente di accostamenti estremi mentre il suo approccio alla cucina, dichiarato, è quello del “cumpare e nipote che viene da lu paese” tale per cui non tocca il ristretto, lascia per ultimo le sottili fette di melone e mangia la seppia da sola, lamentandosi così che sa troppo di seppia lievemente bollita. Confesso che ho un'antipatia congenita per il melone e non lo provo, ma assaggio la seppia assieme al ristretto di passito e devo ammettere che è una piacevole sorpresa. Le fettine di seppia sono molto morbide, pesce di buona qualità per cui la cottura è stata controllata alla perfezione, i cubetti gelatinosi di passito hanno un sapore sì dolce ma non invasivo e si combinano molto bene con quello del pesce.

In un tempo breve ci portano anche le nostre ordinazioni successive, praticamente in contemporanea e con i piatti coperti da una cupola in peltro in modo da evitare che comunque possano freddarsi nel breve lasso di tempo intercoso fra l’arrivo del primo e dell’ultimo piatto in tavola.
Io ho scelto bigoli al torchio di pasta al finocchietto, mantecati con sugo di maialino crogiolato al pomodoro, una fondina ampia in cui è ospitata una palla di bigoli ben intrisi di sugo marrone ed arrotolati intorno al ragù di maialino. La pasta è un po' troppo al dente, avrebbe richiesto ancora un minuto di cottura ma è un peccato veniale che si fa perdonare per il sapore. Il gusto del finocchietto è evidentissimo ed è il leitmotiv del piatto a cui si accompagna quello delicato del maiale la cui carne è fra l’altro tenerissima. Promosso.

Ballottino di melanzana al riso nero con mozzarella di bufala, crema bianca di zucchina, pomodoro candito. La melanzana è avvolta attorno al riso venere, un piatto ben costruito per un sapore interessante.

Filetto di maialino rosolato, servito con pesche all’ aceto balsamico, patate schiacciate all’extravergine.
Piatto anch’esso con abbinamento molto borderline che la mia collega apprezza. La disposizione è a strati, in basso le patate schiacciate sormontate dal maialino tagliato in perfette fette squadrate che fanno da base alle pesche scurite per la cottura. Non provo le pesche ma solo il maialino che è sicuramente di ottima qualità e con un gusto delicato.

Petto di galletto cotto sulla sua pelle, patate alla rucola, anacardi al cumino, salsa di burrata. Non sono riuscito ad assaggiarlo e qusto resta un cruccio, chissà, al prossimo giro.

Riprendiamo la carta per i dolci e devo dire che inizialmente la eccessiva complicatezza delle descrizioni e la moltitudine degli accostamenti spegne i miei entusiasmi e mi fa quasi propendere per un salto della parte dessert. Sono però troppo goloso per poter seriamente pensare di fare una cosa del genere ed alla fine mi decido anch’io.

Nel frattempo noto una vera chicca per il nostro collega anglo-americano amante delle birre, Xyauyù, la Dessert Beer di Balladin. Si tratta di una birra molto particolare, con due anni di invecchiamento ed una forte ossidazione che alla fine fanno si che ricordi un Madeira o uno Cherry. Il colore è scurissimo, è molto densa, grado alcolico elevato sui 14 gradi, al gusto è sicuramente birra ma nel contempo ricorda molto più un vino da dessert. Il collega anglo-americano ne è inizialmente conquistato, twitta immediatamente sull’argomento, poi viene sopraffatto dall’intensità del gusto e non la finisce. Il collega “Cumpare e Nipote” la prova e la abbanda immediatamente e così pure la Marketing Woman. Io me ne assaporo un po' dai bicchieri abbandonati e maledico il fatto di dover guidare e non poterla perciò bere.

Tornando ai dolci la mia sofferta scelta era stata una crostata alle pesche e nocciole con crema all'amaretto alle fave di cacao. Posso solo commentare che avrei sofferto se non l’avessi presa da quanto era buono. Il piatto cresce dal basso, uno sformato di buona consistenza è sormonatao da due sottili sfoglie rotonde che racchiudono la crema. Comincio assaggiando le due sfoglie e la lo copertura dai chicci di cacao assieme alla crema. Forte il sapore del cioccolato, intendo l’amaretto, un’ottima combinazione. Passo poi alla combinazione della crema con la crostata: la crosta è molto friabile e bene si combina al palato con la fresca morbidezza della crema, il cioccolato e l’amaretto continuano ad essere evidenti ma ma pesca ben gli si combina.

Amor polenta con prugne al caramello e gelato al latte speziato.
La dicitura polenta trae in inganno sia me che la Marketing Woman perchè pensiamo subito ad una rivisitazione del classico dolce bergamasco. Si tratta invece di un cubotto giallo fatto con farina di mais, suddiviso in strati appoggiato sulla crema. Pareri contrastanti, qualcuno trova il cubotto troppo asciutto, va comunque mangiato equilibrando nella forchettata tutti gli ingredienti per farsi apprezzare.
Sorbetto albicocche e mandorle con mattoncino di cioccolato e panna al caramello. Un’ottima preparazone, non riesco ad assaggiarla.

Semifreddo di cigliege con spuma alla mandorle e caramello morbido. Sicuramente una preparazione spettacolarmente scenografica. Un basso parallelepipedo color cigliegia, segnato da un minimo di crema dal colore più intenso, sembra navigare in un mare di bolle incolori insieme ad una pioggia di scaglie di mandorle. Una sorpresa per il palato come sensazioni tattili, un abbinamento notevole di gusti.

Gelato al pepe e... (non ricordo la lunga dicitura del titolo ed il secondo gusto).
Un piatto rotondo di vetro con le due porzioni di gelato posizionate ortogonalmente e ricoperte da piccolo scaglie di mandorla. Assaggio solo quello al pepe, gusto sofisticato, fresco, con la sensazione del freddo che ben si abbina a quella del pepe.

Ordiniamo dei buoni caffè e ci viene portata della piccola pasticceria e delle ciotoline con fave di cioccolato fondente: il fatto che delle due ciotoline una me la sia finita da sola dovrebbe valere già come giudizio sulla qualità del cacao. La piccola pasticceria è servita su lunghe barchette di vetro e per ciascuno di noi ci sono un bicchierino di vrtro con una spettacolare mousse all’amarena, delle saporite pallottoline alle noci e pistacchi, delle pastefrolle con la marmellata che non ho assaggiato ma che mi dicevano essere speciali e dei piccoli tartufi di cioccolato. Attentato finale alla mia sempre più compromessa linea!

Dopo dieci anni o più di attesa, qual’è il giudizio, è valsa la pena questa attesa degna di Penelope? Sicuramente una professionalità di alto livello da parte del team in cucina, utilizzo di materiali di alta qualità, abbinamenti a volte molto azzardati e comunque non facili da capire ma per quello che ho assaggiato sempre azzeccati. Sarebbe quindi da promozione piena, ma mi piacerebbe invece poterli vedere all’opera con una maggiore semplicità, qualche ingrediente in meno che esalti maggiormente i sapori primari. E quindi penso che ci tornerò.
Nota a latere, conto sui 55 euro a testa, in linea con i prezzi milanesi. considerato che siamo in zona periferica.

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