Prenotato il tavolo qualche settimana fa, finalmen...

Recensione di del 07/12/2010

Il Luogo di Aimo e Nadia

192 € Prezzo
10 Cucina
9 Ambiente
10 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 192 €

Recensione

Prenotato il tavolo qualche settimana fa, finalmente è giunta la sera tanto agognata. Locale storico sito nella periferia di Milano, comodo quindi da raggiungere in auto. Da più di 50 anni (il locale fu aperto dal Sig. Aimo e la madre) cucina di alto livello.
Accoglienza cordiale, il locale è composto da una pre-sala in cui si viene accolti e dalla sala con pochi tavoli, ambiente sobrio e minimale, tavoli ben distanziati, alle pareti quadri di opere d'arte moderne. Il cameriere ed il sommelier guidano sapientemente nella scelta dei piatti e dei vini, senza però imporsi o prevaricare, si limitano a suggerimenti, sempre appropriati. Il menu degustazione è molto interessante in quanto permette un assaggio dei piatti più famosi facendo risparmiare qualche euro, purtroppo però deve essere scelto da tutto il tavolo.
Optiamo per scegliere le vivande alla carta, nel frattempo ci viene gentilmente offerto un aperitivo di bollicine, un bicchierino con pane imbevuto di pomodoro sul fondo, lenticchie e una noce di merluzzo mantecato in cima a dir poco eccezionale.
Ordiniamo antipasto, primo e secondo e un Barolo Damilano del 2001 strepitoso (90 euro). Nel frattempo ci vengono offerti altri stuzzichini e pani, taralli e grissini fatti in casa. Il servizio sarà per tutta la serata gentile, premuroso e preciso, non rimarremo mai con il bicchiere vuoto d'acqua o vino, non dovremo mai fare alcuna richiesta. Tutte le portate verranno accuratamente descritte.

Antipasti.
"Patè di fegatini di piccione e anatra alla crema di tartufo bianco di Grazioli e pan brioche caldo".
Strepitoso, delicato e deciso insieme, inizialmente domina la fragranza del tartufo, alla fine del boccone si avverte sul palato il sapore del patè; una fetta in più di panbrioche caldo per spalmarci sopra il patè non avrebbe guastato.
"Verdurine da a-mare".
Piatto divertente composto da fondo di crema al taleggio con rapa rossa con sopra delle verdurine ed erbette di campo solo apparentemente povere; un sapore d'altri tempi e una accuratezza nell'abbinare i sapori che trasla il piatto ad opera d'arte. Ci spiegano la provenienza ed il metodo di coltivazione delle verdure, nominando produttori e tecniche che vanno al di là del semplice "biologico".

Primi piatti.
"Tagliatelle fresche di farina di semi antichi con faraona di Miroglio, marroni di Cuneo e porcini secchi".
Geniale, golosa, cottura perfetta, ne avrei mangiato altri due piatti, anche in considerazione della porzione davvero ridotta (unica nota negativa dei primi piatti).
"Fusilli freschi di semola alla crema di tartufo bianco d'Alba, acciughe liguri e pane di farro croccante aromatizzato alle erbe".
Ottimo, ma inferiore alle tagliatelle. Cotture al dente.

Secondi piatti (e intanto ci vediamo costretti dalla piacevolezza della serata ad ordinare un'altra bottiglia di Barolo).
"Maialetto di Cinta senese croccante al miele, con sformatini di zucchine e mostarda piccantina di anguria bianca".
Uno dei piatti migliori che abbia mai mangiato, carne ottima, in particolare il grasso e la cotica croccante, il che denota scelta di carne di elevatissima qualità. La padrona del locale ci tiene a spiegarci la morbosa cura e passione con cui l'allevatore fa crescere questi maiali, lasciandoli il più possibile allo stato brado, controllandone costantemente la crescita ed il rapporto massa magra/massa grassa; siamo ben al di là dell'allevamento, qui si tratta di scienza ed amore per quel che si fa.

Dulcis in fundo: uno "sformato caldo con doppia crema di gianduia e cioccolato e un dolce ai cachi" che ho solo assaggiato, ottimo.
Piccola pasticceria offerta in chiusura

La padrona del locale, nonchè figlia di Aimo, di cui purtroppo non ricordo il nome, ci intrattiene a fine pasto interessandosi se è stato tutto di nostro gradimento, raccontandoci la storia di alcuni piatti e l'origine dei loro prodotti. Ci racconta che il padre purtroppo non riesce per motivi di salute a essere presente tute le sere nel locale, ma che chiama continuamente al telefono per sapere se va tutto bene, se i cuochi hanno bisogno d'aiuto e se i clienti sono contenti. I suoi occhi si illuminano di affetto mentre parla del padre e di passione mentre ci racconta quale lavoro ci sia dietro ai piatti ed è giusto sapere queste cose mentre si degustano le portate perchè costituisce un valore aggiunto e fornisce la consapevolezza necessaria per cogliere la differenza fra il mangiare ed il vivere una esperienza gustativa.
Non si va certo in questi locali per sfamarsi, ma per arricchirsi. Anche questo, a mio modesto parere, è cultura.
Ci accompagna a conoscere e salutare i cuochi, giovani e appassionati, con cui scambiamo qualche battutta. E alla fine arriva il conto, "ma non ce ne frega niente", perchè siamo stati bene, abbiamo cenato meravigliosamente, bevuto un vino eccezionale, parlato con gente preparata che ci ha coccolato per almeno tre ore. In quattro: 767 euro. Come andare alla scala in platea a vedere un'opera lirica, ed il paragone mi sembra calzante.
Buon appetito!

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