La mia lista di ristoranti da provare è piuttosto ...

Recensione di del 12/01/2010

Il Faro

50 € Prezzo
6 Cucina
7 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 50 €

Recensione

La mia lista di ristoranti da provare è piuttosto lunga, e conseguentemente decido di approfittare di questi giorni di inizio anno, quando il lavoro non scorre ancora a pieno ritmo, per dedicare qualche intervallo di mezzogiorno alla mia attività di esploratore gastronomico.
Con questi intendimenti mi dirigo quindi verso il ristorante "Il faro", situato dalle parti di Porta Genova, di cui avevo letto su questo sito.
In questa zona il parcheggio di solito rappresenta un grosso problema, ma evidentemente oggi sono fortunato e riesco a lasciare la macchina nelle immediate vicinanze del locale. Questo occupa tre vetrine lungo la via Marco d’Oggiono, strada piuttosto stretta e trafficata del centro milanese. Le due luci laterali sono sovrastate da altrettante insegne con il nome ed il logo del locale, e sono caratterizzate da lastre di vetro che poggiano su strutture in legno verde alte circa un metro da terra, mentre quella centrale, sopra la quale si staglia una grossa tenda parasole verde di forma rotondeggiante, è riservata per la porta d'ingresso di legno con un grosso vetro smerigliato, che dà accesso ad una piccola anticamera piuttosto luminosa dalla quale un'altra porta simile alla prima conduce alla sala da pranzo vera e propria. Questa è piuttosto larga e poco profonda; di fronte alla porta di accesso si trova un'ampia finestratura, sormontata da una rete da pesca appesa al muro, che dà sulla cucina, di fianco alla quale, sulla sinistra, un banco frigo consente l'esposizione del pesce fresco.

Vengo ricevuto dal cameriere che, insieme al proprietario, si occuperà del servizio per tutti i clienti del locale, ed in particolare sarà il mio "angelo custode" per tutta la durata del pranzo; dietro sua indicazione mi accomodo ad un tavolo non molto grande apparecchiato per due persone.
I tavoli, non più di una ventina per un totale di una cinquantina di coperti al massimo, sono preparati con sotto tovaglia e tovaglioli di color rosso amaranto, coprimacchia bianchi, posate Sambonet, calici a tulipano per il vino ed un bicchiere basso per l'acqua minerale sul cui fondo è curiosamente serigrafato il logo del ristorante.
L'arredamento del locale è completato dal pavimento in parquet, da pareti ricoperte con pannelli di legno fino a circa ad un metro di altezza ed intonacate color panna fino al soffitto, modellini di barca appesi alle pareti e l’immancabile quadro con tutti i più famosi esempi di nodi marinari. Le strutture di legno che occupano la parte bassa delle vetrine, infine, internamente sono adibite a mensole sulle quali trovano posto diverse bottiglie di vino. Alcune applique di forma rotondeggiante assicurano l'illuminazione del locale e completano un ambiente tutto sommato gradevole a metà strada tra una pretesa eleganza ed un'ambientazione marina in linea con le specialità della cucina.

Non appena seduto il cameriere mi porta un cestino con alcuni panini piccoli e fragranti ed un piatto di pane carasau caldo condito con olio, sale e rosmarino, ottimo per calmare i primi morsi dell'appetito, e nel contempo mi chiede le mie preferenze in tema di beveraggi. Causa rigide prescrizioni mediche mi devo accontentare di una bottiglia di acqua minerale gassata senza alcuna concessione al vino, rinuncia tanto più spiacevole in quanto sono esposte alcune bottiglie dalle etichette a me ben note ed altrettanto gradite.

Insieme all'acqua mi viene offerto un appetizer costituito da due spiedini di pesce gratinato di forma simile a quella degli arrosticini, non particolarmente saporiti. Nel contempo, nella totale assenza di un menu, che pure era esposto fuori dal locale, il solerte cameriere mi chiede se gradisco il pesce crudo ed alla mia risposta affermativa mi propone un misto di cruditè di mare che accetto.
Dopo un tempo ragionevolmente breve mi viene servito un piatto lungo contenente due ostriche, piuttosto piccole e non particolarmente buone, un carpaccio di spada ed un carpaccio di tonno entrambi poco saporiti e poco conditi, una tartare di tonno con pezzi di pomodoro piuttosto buona, due scampi piccolini ma dolci e saporiti e due gamberi rossi veramente gustosi, grazie al loro ottimo sapore dolciastro. Nel complesso un piatto buono senza essere eccezionale.

Poiché a tutti tavoli il menu viene recitato voce, capto l'offerta di un piatto di spaghetti con vongole e bottarga fatta ad un tavolo vicino al mio e, poiché questo è un piatto che me piace molto, lo chiedo al cameriere quando questi viene a ritirare il piatto vuoto del mio antipasto. Siccome però il mio vicino di tavolo aveva chiesto di poter variare il piatto in spaghetti con le cozze e la bottarga, il mio mentore culinario cerca di convincermi ad apportare anch'io la stessa variazione, evidentemente in modo da semplificare il lavoro della cucina, ma io sono tetragono nella mia scelta e confermo le mie vongole.
Nel frattempo il locale si è riempito quasi completamente. La maggior parte dei clienti pare essere composta da habituè, in quanto quasi tutti ordinano senza aspettare le proposte di chi li serve. Nota di biasimo per il servizio approssimativo.

Il mio primo piatto, che mi arriva dopo un'attesa non breve, dovuta probabilmente alla mia testardaggine nel preferire le vongole alle cozze, è costituito da una razione normale di spaghetti cotti al dente e ricchi di gusci vuoti di vongola, essendosi i molluschi sparsi per il piatto: la quantità di gusci è veramente notevole e non sono sicuro di aver trovato altrettante vongole nel mio piatto. Nel complesso comunque la qualità di questo piatto di pasta non è niente di speciale: la bottarga, piuttosto scarsa, si percepisce appena, persa com'è in un fondo di cottura in cui prevale decisamente il sapore delle vongole. Mi è capitato di mangiarne di molto migliori.

A questo punto il cameriere, quando ormai ho terminato i miei spaghetti da diverso tempo, comincia a sparecchiare e mi chiede se gradisco un dolce, ma io lo sorprendo chiedendo invece un secondo di pesce. L'unica proposta che mi viene fatta è la stessa che avevo già sentito ripetere più volte ad altri tavoli e consiste in una tagliata di branzino con i carciofi.
Dopo pochissimi minuti mi arriva un piatto bollente sul quale è adagiata una porzione abbastanza generosa di pesce scottato in forno e guarnito con numerosi spicchi di carciofo crudo privi di qualsiasi forma di condimento. Il pesce non è male, ma sa veramente di poco e non è certo aiutato dai carciofi, altrettanto insapori, che completano un abbinamento culinario per niente riuscito. Piatto non cattivo, ma assolutamente insignificante.

A questo punto ordino un caffè che mi viene servito insieme ad una generosa porzione di piccola pasticceria composta da pezzi di un croccante alle mandorle veramente molto buono ed alcuni biscotti tipo cantucci che non assaggio, non rientrando tra le mie preferenze in tema di dolci.
Devo attendere quasi un quarto d'ora per avere il conto che presenta un totale di € 58 scontati a 50, non particolarmente a buon mercato per un pranzo consumato senza l'accompagnamento del vino, ma adeguato ai prezzi della zona. A mio avviso particolarmente cari sono l'antipasto di cruditè (€ 26) ed il piatto di spaghetti (€ 12), mentre più in linea con i prezzi correnti risulta essere la tagliata di branzino (€ 15).
Nel complesso quindi un locale abbastanza bello ma con una cucina decisamente mediocre, che non eccelle nemmeno nella preparazione di ricette piuttosto classiche e consolidate, ed un servizio spesso lento e distratto che tende a privilegiare le esigenze del locale rispetto a quelle del cliente, contribuendo, malgrado la gentilezza il cameriere che mi ha servito, ad aumentare la sensazione di scontentezza con la quale esco da questo ristorante, dove molto probabilmente non tornerò.

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