“Il faro – ristorante di mare”: così titola l’inse...

Recensione di del 02/03/2006

Il Faro

52 € Prezzo
7 Cucina
6 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 52 €

Recensione

“Il faro – ristorante di mare”: così titola l’insegna di questo ristorante che i miei suoceri riferiscono essere aperto da almeno venti anni. Situato in fronte alla chiesa di Casoretto, in zona Città Studi, si presenta verso la strada con una piccola vetrina dipinta a riprodurre in maniera stilizzata le onde del mare. Dopo aver varcato una doppia porta ci accoglie in ciabatte la titolare, una piccola signora di origini toscane, che ci seguirà personalmente per tutta la durata del pranzo. La donnina ci conduce attraverso le prime due sale, fino alla terza, più intima e con cucina a vista. Tutte e tre le sale sono più o meno simili, sui muri capeggia a tutta parete il disegno di un peschereccio alle prese col mare in tempesta e numerosi sono i riferimenti al mondo marittimo, anche nei bagni: dominano i colori bianco e blu, il legno gli ottoni e gli oblò. Anche le tovaglie sono azzurrine, piatti bicchieri e posate ordinari.

Il menu è vario (fin troppo a mio parere per sostenere che sia tutto freschissimo), contempla numerosi piatti di mare e qualche piatto di carne.
Noi siamo venuti per il pesce fresco pertanto ordiniamo tre antipasti di crudité di mare (20 euro cad.): pesce, gamberi, calamari, vongole e ostriche, che ci vengono serviti in un tegame di rame ricolmo di ghiaccio (voto 8, anche se a qualcuno l’idea del pesce crudo fa un po’ senso). Agli antipasti aggiungiamo 6 capesante gratinate (3,50 euro cad.), buono il mollusco, lasciato intero, ma nel pane grattugiato si distingueva un sapore di carciofo che stonava.

Una commensale preferisce agli antipasti un risotto con frutti di mare, invitante nell’aspetto e nei profumi, che ha riferito essere buono (9 euro).
Innaffiamo il tutto con due bottiglie di Lacrima Crysti bianco (15 euro cad.), su consiglio del cameriere (le nostre due prime scelte, Fiano di Avellino e Greco di Tufo, erano entrambi terminati) e due bottiglie di acqua Panna.

Per secondo ordiniamo: scamponi al sale, orata alla napoletana (con pomodorini e olive) per due persone, fritto di gamberi e calamari, fritto misto (gamberi, calamari, sarde e pescheria). Tutto buono, il fritto croccante, solo l’orata poco saporita ed insipida. Buoni anche i due contorni: patate rosolate con rosmarino e verdure grigliate.
Per concludere: una pastiera napoletana (non ne ho ancora trovata una buona a Milano), una pasta frolla con crema e frutta fatte in casa, un gelato torroncino affogato al caffè e tre espressi.

Conto:
5 coperti, 2 bottiglie di vino, 2 bottiglie d’acqua, 5 antipasti, 1 primo, 5 secondi, 2 contorni, 3 dessert, 3 caffè. 260 euro, ossia 52 euro a testa.

Concludendo:
Il locale è carino e ben frequentato anche se un po’ impersonale. Il servizio attento e solerte: la titolare dirige la sala con piglio da generale.
La qualità del pesce è apparsa ottima, buona anche preparazione dei piatti. Forse caruccio il conto considerato che era un mezzogiorno e che abbiamo ordinato solo un primo piatto in cinque, ma chi desidera trovare pesce fresco qui lo trova, e la freschezza si paga.
Unica vera pecca: in una lista di vini non fornitissima, non avere i due bianchi richiesti e solo due bottiglie contate di Lacrima Crysti.

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