Avevo letto e riletto diverse buone recensioni su ...

Recensione di del 20/01/2012

Il Capestrano

34 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 34 €

Recensione

Avevo letto e riletto diverse buone recensioni su "ilmangione.it" di questo ristorante e soprattutto fatte da gente di provata affidabiltà e quindi lo avevo messo nella lista di quelli da provare prima possibile. Il momento non sarebbe quello giusto, i pranzi natalizi ed i pranzi del rientro dalle ferie natalizie sono stati veramente impegnativi ma questo è un lavoro duro e qualcuno deve pur farlo. Mi preparo quindi con due giorni di digiuno espiativo e purificatore che mi rimettono in sesto ed in pace con il mondo e quindi si può partire armati di appetito alla volta del locale.
La prima buona sorpresa è che nelle stradine ad est di Ripamonti il posteggio si trova facile e quindi si evitano giri e giri alla ricerca di un buco od improvvisazioni dove si piazza la macchina nelle posizioni più fantasiose e disparate sperando sempre che non passi nessun ghisa.

Il ristorante non ha insegne che sporgono e quindi non si nota sino a che non si inciampa addosso alle tre vetrine che danno sulla strada con la porta finestra scorrevole automatica. Si sale alcuni gradini per passare dalla seconda porta e si arriva alla prima sala con la cassa/bar sulla sinistra. Si tratta probabilmente di un vecchio magazzino o laboratorio riadattato ed invecchiato ad arte. Sono stati aggiunti dei muri divisori in mattoni anticati con piccoli archi sui passaggi ed il pavimento è in travoni di legno chiari mentre sui muri dominano le tinte del giallo. L’arredamento è in legno, carini e comodi gli attaccapanni retrò disponibili nelle sale, mentre il tocco di modernità milanese è dato dal grosso tubo in ghisa che attraversa tutto il locale all’altezza del soffitto. Nel complesso un local emolto piacevole, rilassante ed elegante, con tavoli abbastanza spaziati.
Ci fanno accomodare nella seconda sala su un tavolo da due vicino ad una parete di mattoni, un tavolo quadrato con sedie di legno stilizzato con seduta in finta pelle panna, sul tavolo il pieghevole del presidio slow food. La tovaglia è di cotone grezzo come pure i tovaglioli, sul tavolo le posate in acciao, il bicchiere tondo per l’acqua ed il calice per il vino.

Ci portano il menù e la carta dei vini (da considerare che la carta dei dolci è a parte) decisamente ben realizzate. La carta dei vini è giustamente orientata verso la produzione abruzzese con le case note ed alcune che non conosco, ottima varietà, per i vini conosciuti su cui mi è caduto l’occhio ricarichi migliorabili come d’altronde avviene in qualunque ristorante Milanese. Il menù è interamente in abruzzese nei titoli ma è accompagnato sia da una traduzione in italiano del nome del piatto che da una sua descrizione sempre in italiano. Siamo sulla pura tradizione contadina abruzzese, nessuna contaminazione, nessuna concessione alle mode o variazione sul tema. Veramente apprezzabile la quantità di proposte di tutti i tipi, la presenza di un ampio assortimento di zuppe e di paste fatte a mano e soprattutto la presenza di specialità del territorio difficilmente degustabili al di fuori della regione. Ovvio caveat, la cucina contadina è per palati forti e stomaci allenati.

Per il vino, dato che il mio commensale non ne consuma, rinuncio alla bottiglia e prendo un calice di quello che viene servito anche a bicchiere, un Terre degli Eremi, Montepulciano d’Abruzzo DOC, vino giovane, di grado alcolico basso sui "12.30/13", un bel color rubino, nel complesso equilibrato. Forse non da 4 e4uro al bicchiere, se posso dire la mia.
Amando il mio commensale i primi e non volendosi perdere gli arrosticini, la scelta è per un primo ed un secondo e facciamo in modo di combinare le scelte in modo da provare cose diverse.

Nel frattempo ci portano il cestino del pane, sicuramente di produzione propria, con due fette di pane bianco, due fette di pane con le nocciole e due fette tagliate da una pagnotta. Il pane bianco è un po' umido ma molto delicato, quello con le nocciole estremente interessante, la nocciola è molto gustosa, la pagnotta è croccantissima e carica di sapore: inutile dire che alla fine faremo il bis chiedendo un altro cestino da finire.
Sulla tavola ci piazzano poi la bottiglia dell’olio, un DOP Abruzzese Antichi Feudi Vestini che darà buona prova di sè sulle bruschette e del sale grosso da macinare che provato sul pane risulta avere un gusto particolarmente intenso.

Mentre attendiamo ci portano un piattino con un paio di fettine di pizza, pasta sottilissima, gusto molto forte e carico, sommerse da acciughe ed olive. Molto interessante la presentazione con una serie di salse colorate che realizzano disegni florealil sul piatto.

Gnocchi aj sug’ d’ papara muta. Traduzione in italiano: gnocchi al sugo di anatra muta, piatto della vera tradizione abruzzese. La quantitò di cibo nel piatto è decisamente importante, domina il rosso intenso del sugo di pomodoro che addiruttura riesce a nascondere il colore dei lunghi bocconcini di papera. Cominciamo dal gnocco, forma perfettamente tubulare (che fa sospettare l’uso di qualche macchina) lunghi come da tradizione locale. Lavorazione corretta, ottima qualità, hanno messo giusto quel punto in più di farina che li rende troppo sodi per il mio palato: sospetto comunque che sia una scelta voluto dato che le ricette che trovo su internet del piatto abruzzese DOC riportano proprio dosi alte di farina su cui non concordo ed addirittura suggerimenti di uso di acqua fredda per bloccarne la cottura e tenerli sodi. I pezzi di carne di anatra sono molto saporiti, morbidi da lunga cottura, per niente asciutti come si potrebbe temere vedendo come si sfilacciano, riescono ad esaltare appieno la patata del gnocco. Se devo fare un commento purtroppo il pomodoro risulta troppo invasivo e gli altri sapori devono lottare per riuscire ad emergere e questo fa un po' soffrire il giudizio globale che comunque è positivo.

E’ pappardelle c’ la lepre. Traduzione in italiano: pappardelle fatte in casa con ragù di lepre in bianco. Porzione imponente anche in questo caso, il ragù di lepre cremoso e chiaro è concentrato al centro ed il tutto è ricoperto da una abbondante spruzzata di prezzemolo. Le pappardelle sono spesse, di forma regolare, cariche di uovo nell’impasto, lisce e non ruvide ma comunque in grado di assorbire bene il sapore, un filino troppo al dente a livello di cottura. La lepre si presenta in pezzi molto piccoli, è molto morbida al palato, ha un sapore intenso e piacevole dove predomina la carne rispetto agli aromi di accompagnamento. Molto forte anche il sentore del prezzemolo che è molto disgiunto da quello della lepre. Piatto assolutamente apprezzato e da consigliare.

Je capecoje d’ porc c’ le mele. Traduzione in italiano 1: qui vogliamo proprio farci del male! Traduzione in Inglese 1: when the going get tough, the tough get going. Traduzione in italiano 2: bistecca di collo di maiale con mele e bacche di ginepro. Qui si sta parlando del taglio del porco da cui si ricava il grasso più nobile per la produzione del salame e da cui si produce anche la coppa. La porzione che avviva è indecenntemente abbondante, tre o quattro fette rotonde coperte da un umido di pomodoro, in cui annegano pezzettini di mele e puntellato dai pezzi di ginepro. La carne è sottile, quasi rosa, estremamente grassa, al palato risulta piacevolmente spugnosa. Qui il pomodoro è messo nella giusta quantità, ha assorbito il ginepro ed a predominare è il gusto del maiale, con quel giusto di dolciastro che lo contraddistingue. Le mele fanno da accompagnamento ed hanno perso un gusto proprio avendo assorbito completamente, nella cottura, quello dell’intingolo. Piatto assolutamente per stomaci forti ma con un carico incredibile di personalità ed un gusto che alla fine risulta fin delicato.

J’ Arrosticin “fatt a man” c’ l’ bruscett. Traduzione italiana: arrostincini di pecora fatti a mano con bruschette al pomodoro ed all’olio evo DOP abruzzese. Le bruschette arrivano su un piatto tondo mentre gli arrosticini vengono serviti all’interno di una brocca rotonda in terracotta adagiata su un fianco appoggiata a due manici sagomati a mo' di “slitta”.
Sono sei spiedini, ciascuno con sei pezzi di carne di pecora rettangolare, marroncina, ben cotta, con una lieve quantità di grasso che serve a dare morbidezza, hanno un sapore forte ma non eccessivo come ci si potrebbe aspettare dalla pecora. Porzione abbondante come del resto quella di tutti gli altri piatti, una di quelle che vale la pena di assaggiare. Le due bruschette sono entrambe con l’olio evo abruzzese, ed una delle due è coperta da piccoli pezzi di pomodoro fresco. Il pane è croccante e saporito, l’olio ottimo, quella con il pomodoro risulta difficile da mangiare senza fare disastri e quindi il pomodoro viene consumato con la forchetta a parte.

Ne Fetta di Pizza Dolce. Traduzione in italiano: torta abruzzese con pan di Spagna, crema pasticciera, cioccolato e alchermes. Una torta molto morbida, fette tagliate da un zuccotto, decorata con glasse colorate e stecchini colorati. Crema pasticciera leggera come ci era stato indicato, si sente poco l’archermes nel complesso dei gusti.
Chiedo un caffè doppio, me lo portano normale e così mi faccio portare pure il secondo, ci alziamo ed andiamo a pagare. Siamo in coda dietro la solita compagnia che invece di fare alla romana chiede conti separati e cerca di capire quanto ciascuno di loro abbia bevuto delle acque prese in comune, fortunatamente ci aprono un canale parallelo e paghiamo subito. 34 euro a testa, prezzo interessante per Milano considerato anche l’ambiente, vale la pena di ritornarci.

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