Ha aperto da sette settimane questo ristorantino, ...

Recensione di del 02/06/2006

Il Calvi

50 € Prezzo
7 Cucina
7 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 50 €

Recensione

Ha aperto da sette settimane questo ristorantino, posto dietro piazza Risorgimento, in uno dei quartieri più agiati ed architettonicamente interessanti di quella che una volta era la Milano bene.

Colori pastello molto tenui, un arredo elegante il giusto, la percezione, al colpo d'occhio, di troppi tavoli, quasi a voler trasmettere ad un osservatore attento e spocchioso che qui c'è solo apparenza, pretesa, voler sembrare.

L'accoglienza della padrona di casa, in tenuta libera, è cordiale e quasi sorpresa, in questo venerdì 2 giugno in cui Milano ricorda se stessa lo scorso ferragosto: deserta. Siamo in due e veniamo condotti, dopo proposta ovviamente accettata, al retro del locale, laddove è posta una "verandina" tanto caratteristica e sfiziosa quanto eccessivamente piena di tavoli: almeno uno di troppo anche qui.

Il tavolo è quadrato, di medie dimensioni, tovagliato in lino estremamente apprezzabile, cristalli discreti e argenteria, tovagliolo in coordinato legato con una cordicella. Sottobottiglia per l'acqua in argento, cestello per il pane in ceramica rifinita a mano. Di gusto.

Il menu prevede un business lunch semplice e lineare a 19 euro per due portate più vino più acqua. Ci sta.
La carta prevede invece proposte più articolate, prezzi più elevati e nomi che comunque fanno tornare alla mente sapori noti. La creatività degli accostamenti non sta qui di casa. Il maître, comparso nel frattempo, è persona nota e quindi mi lascio guidare in totale libertà su due portate più dessert che siano la carta d'identità dello chef.

Nell'ordine:
entrée di carpaccio di gambero con salsa al basilico e uova di salmone. Disordinato, salatura delle uova preponderante. Forse una prova per divertissement. Peccato, tolte le uova diventa un bel piatto, eseguito perfettamente.

terrina di testina di vitello con salsa verde e scalogno glassato. Equilibrato, sapori netti e tradizionali in forme e presentazioni ben più moderne.

Punta d'anca al rosa con salsa tonnata e patate arrostite.
Materia prima di qualità, percezioni pulite ed armoniche.

Budino di ricotta con frullato di melone e croccante al sesamo. Contrasto evidente ma incompleto tra la ricotta ed il melone, sesamo tecnicamente ineccepibile e perfettamente integrato nel complesso.

La carta dei vini è mediamente estesa, con ricarichi onerosi sui nomi importanti ma con alcune chicche piccole che vale la pena assaggiare. In costruzione.
Io berrò uno champenoise non in carta, un "tentativo" molto ben riuscito, tanto invitante quanto ancora grezzo, dal perlage grossolano ma dagli aromi floreali e dall'acidità degne di nota.
Sul secondo mi sarà aperto un Rosso di Montalcino di "la Rasina", eccessivamente barricato per il mio gusto, dalla nota di tabacco accentuata. Piacevole.

Lunga la chiacchierata con lo chef: non più giovanissimo, ha passato i trenta ed anche gli anta, ma ha in testa ben chiara la linea da seguire. Ha provato molte cucine, le tecniche "innovative" che tanto van di moda le sa adoperare ma non ne vuol giustamente abusare.

Grandi profumi in ogni piatto, materia prima valorizzata, forme nuove per sapori tradizionali: l'unico punto di domanda è sul perchè seguire questa strada in quel di Milano, città avara di soddisfazioni per chi non vuol essere modaiolo. Almeno, a mio modo di vedere.

Prezzi mediamente troppo alti ma in linea con il panorama milanese, l'unica incognita è se riescano a mantenere il livello su un numero più elevato di coperti.
Da riprovare. Ma con ottimismo.

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