Non sono mai stato ahimè a Roma e in attesa di riu...

Recensione di del 27/02/2006

Giulio Pane e Ojo

32 € Prezzo
6 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 32 €

Recensione

Non sono mai stato ahimè a Roma e in attesa di riuscire ad andarci, mi sono avventurato in quella che i più indicano come la “Osteria Romana di Milano”. Sono troppe le specialità di cui ho sentito parlare per pensare di assaggiarle tutte in una sera, ma da qualche parte bisogna pur iniziare.
Iniziamo da questo locale sito in Porta Romana, che anche al lunedì rispetta un rigoroso doppio turno: entro le 22.30 o dopo le 22.30. Prenotiamo per due qualche giorno prima e il giorno della cena ricevo un sms che mi chiede di confermare telefonicamente la prenotazione, cosa un po’ antipatica, va beh!
Nella zona i parcheggi sono riservati solo ai residenti, ma il vicino parcheggio a pagamento esegue uno sconto del 30% ai clienti del ristorante.

Due vetrine lasciano intravedere l’ambiente volutamente bucolico, con pareti ocra sulle quali campeggiano mensole in legno caricate di bottiglie di vino, cartelli curiosi di origine sanitaria (es. “infermeria”) e lamine di rame contorte utilizzate come caserecce applique. Il locale consta di due piccole sale molto affollate; un lume di candela cerca di ricreare l’atmosfera di intimità violata dall’estrema vicinanza dei tavoli. Tovaglie bianche, tovaglioli rossi e posate ordinarie, da osteria. Su una grande lavagna sopra la cassa vengono elencati i primi piatti (8 euro), i secondi (11 euro) e i contorni (4 euro). Al tavolo, uno degli innumerevoli camerieri (ne abbiamo contati 6 nella nostra sala da una trentina di coperti) ci spiega le pietanze e ci porta la lista dei vini.

Ordiniamo un litro di naturale, una bottiglia di Shiraz Casale Giglio del 2003 (rosso discreto, ma purtroppo leggermente mosso, 16 euro), “bombolotti alla grigia” (con cipolle, guanciale e pepe nero) e “sedanini alla tuscia” (con pomodorini, guanciale, ricotta e pecorino). I primi sono giunti un po’ troppo al dente, il condimento scarso e poco gustoso, non si sentivano né le cipolle né il pepe, peccato. I sedanini erano decisamente più saporiti, anche se la passata di pomodoro ha preso il posto dei pomodorini e non si apprezzava il gusto del pecorino.

Di secondo scegliamo gli straccetti di manzo con aceto balsamico in letto di rucola, i saltimbocca alla romana con patate al forno e un piattino di fagiolini con il sugo di pomodoro.
Gli straccetti erano ben poca cosa e dell’aceto balsamico nemmeno il profumo, buoni i saltimbocca (teneri e saporiti) e le patate. I fagiolini lessati li pensavo sporcati con un po’ di sugo ed invece vi erano stati annegati.
Al termine del pasto ci viene ripetutamente chiesto da tre diversi camerieri se vogliamo un dolce, ce li facciamo declamare: crostata di fragole, crostata di ciliegie, torta pere e cioccolata (fatte in casa). Non riconoscendo in queste nulla di nuovo o curioso decidiamo di congedarci con due caffè.
Conto 64 euro in due.

Esperienza senza infamia e senza lode. Mi riprometto di tornarci per assaggiare qualche altra specialità come la pasta all’amatriciana, gli spaghetti cacio e pepe, la coda alla vaccinara.
Il posto è carino (abbastanza originale per Milano), ideale per una serata tra amici, non certo per una cena romantica. La qualità della cucina è sufficiente, ma nulla di più, le porzioni sono adeguate. Il servizio è giovane e cortese, ma i camerieri sono decisamente in sovrannumero, di tutte le razze e vestiti ognuno a modo loro.
Lo consiglio a chi volesse farsi la spaghettata delle 23 con gli amici, post-teatro, cinema o calcetto.

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