Giudizio in bilico: da riprovare

Recensione di del 05/09/2013

Erba Brusca

62 € Prezzo
6 Cucina
6 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 62 €

Recensione

Giovedì sera con Dona ci ritagliamo un spazio per provare l’Erba Brusca, ristorante con orto in Alzaia Pavese, ristorante che gode di buona fama e buone recensioni.
Arriviamo con qualche minuto d’anticipo e con una botta di fortuna trovo subito parcheggio, impresa non sempre semplicissima a giudicare dal numero di automobili stratificate un po’ dappertutto. L’ambiente è semplice e curato, si entra in una prima sala da pranzo con ampie vetrate e da là si può accedere ad un piccolo dehors coperto e tramite una stanza di disimpegno con i servizi ad un giardino coperto di maggiori dimensioni.
Veniamo fatti accomodare nel dehors dove una batteria di zampironi fumanti faceva baluardo contro le zanzare, tovaglietta di carta gialla, apparecchiatura basic, bicchieri da vino adeguati, illuminazione (molto) soffusa e con lumino acceso in bicchiere al tavolo.
Servizio gentilissimo e spigliato.
Ci viene consigliato il menù degustazione a quattro (30 €) o sei portate (40 €), la maggior parte dei piatti proposti non sono presenti sul menu perché la cucina vuole giocare con noi, ci assicurano essere porzioni umane. Optiamo per quello da sei portate.
Carta dei vini abbastanza personale con una buona attenzione agli stranieri, birre e sidro. Come aperitivo decidiamo per un sidro per poi passare ad un bianco consigliato dal maître; qua commetto io una piccola dabbenaggine, mercé l’illuminazione soffusa non vedo che la boccia di sidro è da 0,75 l. Sarà un aperitivo prolungato!

Una galletta di farina integrale di non mi ricordo più cosa fa da stuzzichino, pane (credo) autoprodotto buono e rapidamente inizia la teoria dei tre primi piatti.
Ricottina con rapa rossa, foglie di senape e semi di girasole. Buona la ricottina ed anche la barbabietola, insulse le tre foglie di senape. Che dire? Molto essenziale e minimalista, quasi un po’ arrangiata all’ultimo, a mio parere! Porzione non tanto umana considerando che doveva essere il primo di sei piatti.
Subito dopo ci portano: trota salmonata marinata con purè di finocchio, julienne di finocchio e cimette di cavolfiore. Due filetti di trota dalla marinatura impercettibile, gradevole le cimette appena sbianchite nell’aceto che danno l’unica nota di contrasto al piatto. Gradevole ma non memorabile.
Di seguito gazpacho rustico con menta. Pomodori maturi tagliuzzati grossolanamente con aceto, menta e olio, una gradevole zuppetta fredda, ottima materia prima e nella sua semplicità quella dei tre che ho apprezzato maggiormente per i contrasti.

I primi tre piatti ci vengono portati nel giro di mezz’ora, cominciamo ad essere sazi viste le porzioni. Intanto ci portano il bianco consigliato, un Riesling piemontese (mi son scordato il produttore) con una piccola percentuale di Gewürztraminer, buon profilo aromatico ma nel bicchiere non è così convincente.

Adesso c’è un cambio di ritmo e mano come se in cucina si fossero avvicendati due cuochi, dopo un quarto d’ora arriva una porzione corretta (per un degustazione) di risotto con cipolle bruciate, fiori di timo e scorza di limone. Riso cotto a puntino e mantecato ottimamente, sapore di cipolla intenso ma delicato con una lieve nota caramellata ed affumicata che contrasta con il timo e la scorza di limone. Buono e particolare.

Dopo un’altra pausa ragionevole ci arriva l’ultimo piatto, una zuppetta di scorfano e calamari con pomodoro, crostoni e crème fraîche. Piatto azzeccato e quanto mai gradevole, piacevole il contrasto tra il piccante del pomodoro e la dolcezza della crème fraîche e la croccantezza dei crostini. Buon piatto anche questo.

All’ultimo piatto, un dolce a scelta rinunciamo nonostante siano attraenti, ormai siamo irrimediabilmente pieni.
Ci viene gentilmente offerto un calice di vino da dessert, senza dessert, un piacevolissimo Rosenmuskateller di Laimburg.

Dona insiste per offrirmi la cena, le dico che cercherò di sembrare un gigolò a pagamento, lei si fa una bella risata. Non so se per la battuta o perché ha provato ad immaginare il sottoscritto come un gigolò, meglio non indagare. Comunque mi faccio mostrare il conto che assomma ad un totale di 128 € di cui 80 € di menù degustazione.

Veniamo alle considerazioni sulla cena, terrei il giudizio in parte sospeso, la scelta del menù degustazione non è stata felice; i primi tre piatti sembravano slegati e non collegabili agli altri che mostravano certamente un maggiore studio nella composizione e preparazione. Il risotto con le cipolle bruciate è un classico della cuoca e già volevo provarlo dopo aver letto la ricetta su Sale e Pepe. La zuppetta di scorfano era anch’essa ben studiata. I primi tre piatti onestamente erano abbastanza anonimi, un piccolo plus al gazpacho se non altro per lo studio dei contrasti di sapore totalmente assente negli altri due piatti. Le porzioni erano un po’ abbondanti per un percorso di sei piatti, tanto è vero che al dolce abbiamo rinunciato. Servizio sempre cortese, efficiente e rapido. Da riprovare, ma con menù alla carta.

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