Venerdì mattina provo a prenotare da Solci’s, il m...

Recensione di del 23/03/2007

Cicala 02

51 € Prezzo
8 Cucina
6 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 51 €

Recensione

Venerdì mattina provo a prenotare da Solci’s, il mio wine bar preferito a Milano, e dopo qualche telefonata infruttuosa scopro dal sito internet dell’enoteca di cui è figlio che entrambe le attività hanno chiuso, forse definitivamente. Non voglio crederci, e decido di cenare comunque in zona per fare un salto in via Morosini per controllare di persona: utilizzando la funzione “ristoranti vicini” del Mangione ottengo una lista di locali nelle vicinanze, nella quale noto subito il Cicala 02, che avevo già adocchiato per via di recensioni moderatamente positive. Telefono e prenoto per le 21:45, riscontrando piena disponibilità anche per l’orario insolito.

L’ambiente del locale non ci ha convinto più di tanto, essenziale senza raggiungere il minimalismo ora imperante, ci è sembrato un po’ sterile. Lo spazio, ampio, è forse sfruttato male, dando da un lato la falsa impressione di tavoli ravvicinati, dall’altro risultando abbastanza spoglio. Non bastano a ravvivarlo i quadri di vasi da fiori alle pareti, volutamente storti, né tantomeno le foglie (finte?) che coprono una parete. Ho trovato le sedie bruttine e scomode, mentre mi sono piaciute le tovaglie bordeaux e l’apparecchiatura essenziale ma di buon livello. Impressioni soggettive, chiaramente, per fortuna più che compensate dall’ottimo livello riscontrato in cucina.

Il menu presenta diverse proposte per antipasti, primi e secondi, tutti piatti interessanti caratterizzati da accostamenti originali. Alla carta il prezzo di un pasto completo dall’antipasto al dolce si aggira sui 45-50 euro, mentre a 34 è proposto un menu degustazione di sette portate, integrato da alcuni graditissimi omaggi della cucina. Noi opteremo proprio per il degustazione, accompagnandolo con un Pinot nero Riserva 2002 Hofstatter (29 euro), ottimo prodotto, scelto da una lista discretamente ampia, con ricarichi in generale medi, ma in alcuni casi alti.

Iniziamo con due appetizer offerti dallo chef, conosciuto in occasione dell’ordinazione iniziale:

Crema di zucca con ricotta e zenzero. Gradevole, un buon modo di preparare il palato al percorso di degustazione. Servita calda in un bicchierino, i componenti sono forse leggermente slegati: mentre i bocconi in cui la ricotta e lo zenzero caramellato si abbinano alla crema sono decisamente gustosi, la zucca in sé pecca un po’ di personalità. Secondo noi c’era anche una punta ulteriore di dolce fornita da degli amaretti, ingrediente che non ci è stato nominato dal volenteroso ma impreciso cameriere che ci ha seguito per tutta la cena. Voto 7,5

Sformato di catalogna con salsa di pomodori secchi. Servito in un bel piatto a forma di fiore, che ci è forse rimasto più impresso di quanto contenesse. Sottolinerei, del piatto meno interessante della serata, solo l’ottima salsa. Voto 6.

Arriva ora gli antipasti previsti dal menu:

Il triangolo del buongustaio. Un assaggio di salsiccia cruda di vitello, personalmente trovata ottima, due triangolini di musetto di maiale, serviti troppo freddi, e degli sfilacci di coniglio su una sfoglia salata. Voto 7 per una proposta che globalmente non ci ha entusiasmato. A questo punto della cena abbiamo poi dovuto richiedere il pane, che non ci era stato portato. Arriva subito, pane bianco semplice, ma molto fragrante, buonissimo.

Salmone affumicato in casa con patate schiacciate, arance e finocchi canditi. Materia prima di qualità, la temperatura di servizio giusta fa sì che si sciolga in bocca. Il sapore del salmone è ben esaltato dall’incontro con gli altri componenti su cui è adagiato. Voto 8.

I primi:

Crema di cavolfiore allo zafferano con vongole e cime di rapa. Molto forte il sapore dello zafferano, che fondendosi con la cima di rapa genera qualcosa di piacevolmente originale. Voto 7.

Tortelli di Grana Padano con cardi croccanti e prosciutto di Parma 24 mesi al coltello. Il miglior piatto della serata, rompendo i tortelli la crema di formaggio fuoriesce e ritrova il prosciutto, ricreando quello che è l’impasto classico, ma con in più il gioco delle diverse consistenze. Voto 8,5.

Il secondo:

Sottofiletto di Fassone Piemontese con carciofi e cipolla al forno ripiena di zucca. Lo chef si era informato al momento dell’ordinazione sul grado di cottura gradito, e la carne, rosea al punto giusto, rispetta la nostra richiesta di averla al sangue. Notevole qualità della materia prima e cottura perfetta. Piuttosto, non ci convince l’accostamento con gli altri ingredienti, in particolare la densa crema di zucca tende a prevaricare il sapore della carne, tanto che preferiamo gustarla separatamente. Voto 7,5.

Arriviamo senza difficoltà ai dolci, grazie a porzioni ben calibrate, certamente non abbondantissime, ma sempre adeguate.

Piccola crema viziosa. Leggera crema pasticciera in una piccola vaschetta sormontata da fili di zucchero bruciato. Fresca. Voto 7.

Semifreddo alla birra d’Abbazia belga con cialda al mascarpone. Voto 8. Mi è piaciuto, sapore amaro molto pulito in bocca, piacevolmente stemperato dal mascarpone.

L’ultimo gradito omaggio della cucina ha permesso anche alla mia ragazza, meno amante di me di dolci “amari”, di chiudere in bellezza:

Biancomangiare alle mandorle con frutti di bosco e cioccolato. Servito in un bicchierino simile a quello che ha aperto la nostra cena, molto interessante. Voto 8.

Chiudiamo così, senza caffè. Il conto: 4 euro totali di coperto, 68 euro due menu degustazione, 29 euro una bottiglia di vino, 2 euro una bottiglia di acqua S.Pellegrino. Stupefacente per Milano il costo della degustazione, il rapporto qualità-prezzo non è ottimo solo per via di alcuni ricarichi medio-alti sui vini. Il servizio ha alcune sbavature, cestino del pane dimenticato e qualche errore nella descrizione dei piatti, ma è volenteroso e disponibile, voto 7.

In conclusione un locale interessante, con uno chef capace di mantenere un buon livello per tutto un percorso di degustazione lungo, molto eterogeneo, forse anche troppo, visto che è difficile rintracciarne un filo conduttore. Certo, sono mancati i piatti memorabili, quelli che obbligano a tornare, ma il 7,5 che mi sentirei di dare è certamente vicino all’8, volendo premiare le intenzioni di una cucina che secondo me può solo migliorare.

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