Il locale è situato in una zona ricca di ristorant...

Recensione di del 31/10/2006

Cicala 02

48 € Prezzo
7 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 48 €

Recensione

Il locale è situato in una zona ricca di ristoranti, vicino al centro della città, zona viale Montenero per intenderci, per cui il parcheggio può risultare estremamente difficile.
L’architettura interna è decisamente moderna, “scarna”, dato che sia le pareti che i pavimenti sono lasciati a vivo: si gioca con il contrasto tra il grigio del cemento armato e alcuni pannelli arancioni sul soffitto, quadri moderni alle pareti, faretti direzionali e luci soffuse. Due larghi pilastri creano di fatto tre spazi: il primo direttamente collegato all’ingresso e al bancone del bar, quello di mezzo che aggetta sulle vetrine verso strada e l’ultimo, più piccolo, quasi davanti all’ingresso della cucina.

I tavoli sono sufficientemente distanziati, apparecchiati in modo sobrio con tovaglie bianche e sottotovaglie rosse, posate entry level, piatti di buona qualità che vedono alternarsi bianche porcellane, alcune configurate a fiore, a plateau in vetro. Le seggiole sono di tipo “vecchia Milano” impagliate, non particolarmente comode di seduta. Nel complesso l’ambiente è moderno ma, come detto sopra, un po’ troppo spoglio, senza raggiungere quel tratto minimalista che fa tanto chic.

Il servizio è svolto da alcuni giovani stranieri, volonterosi e gentili ma, ammettiamolo senza voler offendere alcuno, poco preparati, incerti, molto acerbi insomma nella componente professionale: qua e là qualche sbavatura nel ritiro dei piatti, qualche dimenticanza e imprecisione nella descrizione degli stessi, alcune volte scordata.
La “comanda” viene raccolta dal patron Francesco Passalacqua, un giovane altissimo, gentile e preparato che fa risaltare ancor di più il contrasto tra il suo porsi e quello del personale.

Il menu presenta diverse soluzioni, con prezzi discretamente contenuti: noi abbiamo scelto il menu degustazione da 34 euro. La carta dei vini è discretamente ampia, con ricarichi medio-alti.
Il cestino del pane contiene delle fette di pane industriale, l’acqua minerale è la nota San Pellegrino.
Abbiamo pasteggiato con una bottiglia di Pinot Nero Meczan di Hofstätter, 2005, 13,5% vol., colore rosso rubino con unghia granata, di buon profumo fruttato con note speziate, alla beva buona acidità, discretamente sostenuto, buona mineralità, con persistenza di frutti di bosco e prugna. Un buon prodotto, quindi, per accompagnare tutto il menu.

Abbiamo iniziato con un appetizer: Crema di cavolo nero con prosciutto croccante.
Presentata in un bicchierino di vetro, si rivela una vellutata con un poco convincente retrogusto amaro, temperato però dalla dolcezza del prosciutto. Preparazione interessante ma verosimilmente da “tarare” meglio nell’accostamento dei sapori.

A seguire uno Sformato di spinaci con pinoli e crema di sedano-rapa: buono senza eccellere, forse un po’ inflazionato dall’attuale uso del sedano-rapa, che tende un po’ ad appiattire le preparazioni.

Ancora come antipasto, un piatto chiamato Triangolo del buongustaio, contenente tre assaggi di vitello, maialino da latte e salsiccia cruda.
In complesso gradevole, anche se decisamente troppo freddo, insomma “da frigorifero”. Uno specifico appunto sulla salsiccia cruda che avrebbe, a mio parere, meritato un trattamento con qualche spezia o della semplice erba cipollina.

Successivamente ci è stata servita una terrinetta contenente Calamari cotti a bassa temperatura con cous cous e piccola scaloppa di fegato grasso d’anatra.
Eccellente preparazione, in cui i calamari sembravano crudi tanto riuscivano a trasmettere freschezza e sapidità e di una morbidezza assoluta; il piccolo tocchetto di foie gras avrebbe forse meritato un minuto in più di cottura; nel complesso però un piatto di notevole livello.

Come “zona primi” il menu prevedeva Crema di zucca con bocconcino di ricotta di pecora e amaretti.
Un piatto in cui si evidenzia la volontà dello chef di cercare accostamenti contrastanti: da una parte il dolce della zucca e delle briciole di amaretto, dall’altra l’acidità della ricotta di pecora. Personalmente mi è particolarmente piaciuto.

A seguire una piccola porzione, veramente piccola, di Ravioli del Plin: un velo di condimento, buono in sé il raviolo, ma sostanzialmente debole e insignificante.

Si è entrati poi nella “zona secondi” con uno Stoccafisso mantecato alla Brand de Cujun con contorno di chips: piatto decisamente riuscito, dal sapore deciso, accompagnato da gustose patate.

Per chiudere Maialino con orzo perlato al sapore di birra: preparazione altrettanto valida con carne molto tenera e sapori ben bilanciati.

Come dessert altre due preparazioni.

La prima una Bavarese allo yogurt greco, miele di castagno e muesli, di buona fattura e con un giusto equilibrio tra i sapori, molto fresco al palato.

Come seconda una Crema viziosa al sapore di tabacco con guarnitura di zucchero caramellato: un gioco dello chef con i fili di caramello fatti a cespuglio su una crema tipo catalana, di buona consistenza e sapore.
Per finire, due caffè.

Che dire? Il pranzo sicuramente ha avuto un andamento in crescendo, per cui alcune iniziali perplessità via via si sono dileguate nel proseguire della cena. Si nota la volontà di ricercare accostamenti non banali, con preparazioni di qualità, anche se alcuni piatti meriterebbero sapori più incisivi. Le porzioni sono piccole, ma sicuramente si esce sazi e discretamente soddisfatti, senza però quell’entusiasmo che ci porta a dire “ci ritornerò presto”.
Questo è dovuto in parte anche alla carenza del servizio, dopo aver pagato il conto siamo usciti senza che nessuno ci accompagnasse alla porta né ci salutasse, che rende difficoltoso a volte il chiedere spiegazioni e avere indicazioni sui piatti oltre che dall’ambiente non particolarmente soft.

Due menu degustazione 68 €, una bottiglia di vino 18 €, due caffè 4 €, una bottiglia di acqua minerale 2 €, due coperti 4 €, per un totale di 96 €. Rapporto qualità-prezzo medio.

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