Prezzo per persona bevande incluse: 66 €
Recensione
Dopo una non semplice ricerca del parcheggio, mi presento con la mia signora intorno alle 22 senza aver prenotato. Il locale, molto grande, è occupato solo nella zona sotto il soppalco dove veniamo fatti accomodare.
Acustica pessima: sento nitidamente i discorsi di tutti i commensali, compresi quelli posti a dieci metri di distanza.
I menu sia delle pietanze che del vino hanno le pagine chiuse in fogli di plastica, ottimi per evitare imbarazzanti macchie ma ineleganti. Tra l’altro il mio è curiosamente impaginato al contrario.
Non abbiamo molto fame, e volendo assaggiare un po’ di tutto optiamo per un menu completo, dall’antipasto al dolce, che divideremo in due.
Scegliamo scampi e calamari bolliti per antipasto, spaghetti ai ricci, fritto misto di paranza. Da bere chiedo un Fiano di Avellino, che però è finito e vengo dirottato sullo stesso tipo vino ma di un altro produttore (euro 23).
Profumati gli scampi e i gamberetti bolliti (euro 24), presentati con solo un filo d’olio e nient’altro.
Gli spaghetti ai ricci (euro 20) offrono un buon impatto al naso, soddisfacente l’afrore del frutto con la sensazione che se si fosse osato di più nel condimento sarebbe stato un piatto di livello.
Il fritto misto di paranza (euro 20) è stata una delusione al limite dal rimandarglielo indietro: pochissimi pezzi, tutti abbastanza insipidi con la sola eccezione di un trancio di un pesce ignoto e rimasto impresso nella memoria perché pieno di spine e dal sapore non gradevole.
Per rifarmi la bocca ordino un fritto di calamaretti e gamberetti (euro 25): la porzione rimane scarsa, sicuramente mangiabile ma nulla di che.
Per chiudere ordino un tiramisù (euro 7): una crema di mascarpone montato da una spruzzata di cacao in polvere e con un sottile stato di pan di Spagna alla base, che però gusto male a causa di un odore di pesce fritto che invade la sala.
Oltre al Fiano, abbiamo bevuto due bottiglie d’acqua (euro 6). Un caffè (euro 2).
Giudizio.:
Cucina: sia nelle cotture che nei condimenti che nella presentazione, la sensazione è che abbiano "abolito il cuoco" per esaltare la materia prima, che però anche al netto delle cadute non è sembrata degna di tanto riguardo.
Cantina: mi chiedo come faccia a mancare un vino comunissimo che si ha in carta. In generale poche etichette, e nessuna di particolare interesse se non quelle offerte a prezzi da russi. Ma forse a farmi perdere la poesia è stato il foglio A4 plastificato.
Servizio: freddo ed impersonale.
Ambiente: rumoroso, con arredi anni ’80 che implorano una rinfrescata e un sistema d’areazione che mi ha costretto a portare gli abiti in lavanderia.
133 euro in due per mangiare poco, senza lodi e con qualche caduta, in mezzo al rumore e con il conto della lavanderia ad attenderti il giorno dopo.
Anche nella carissima Milano, un prezzo semplicemente senza senso.
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