Dettaglio conto:
2 coperti Eur 0
2 ape...

Recensione di del 01/12/2005

Ape Piera

116 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 116 €

Recensione

Dettaglio conto:
2 coperti Eur 0
2 aperitivi Eur 0
2 antipasti (ostriche) Eur 60
1 antipasto (altro) Eur 14
2 primi Eur 33
2 secondi Eur 38.50
2 dessert Eur 18
1 acqua Eur 0
2 vini Eur 68
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Totale Eur 231,50 ovvero Eur 81,75 a persona senza vino.

Descrizione.

Decidiamo di ritornare in questo ristorante a seguito della notizia di cambiamento di gestione/chef a partire dall'ottobre scorso.
Nicola Cavallaro lo incontriamo all'ingresso, mentre ci attardiamo a visitare il locale "cantina del giorno" che si affaccia sull'ingresso, appunto, e dove, circondato da interessanti bottiglie di vino, campeggia un magnifico camino settecentesco. Allo stesso piano c'è poi la cucina, visibilissima anche dalla strada, almeno in parte, perchè separata da un'intera parete di vetro dietro la quale si possono osservare i cuochi armeggiare.
La prima impressione è di un ambiente dall'estetica accogliente, calda, sicuramente diverso, in positivo, da quello che ricordavo.

Breve scambio di battute, che verranno poi riprese al termine della cena, con Cavallaro e con il patron del locale, di cui non ricordo il nome. E' lui poi ad accompagnarci per la stretta scala al piano superiore dove si apre una bella e ampia sala che si affaccia sul Naviglio, con sette tavoli, e, sulla destra, una saletta un po' più ristretta, con soli tre tavoli.
Bell'ambiente, atmosfera soft, un inaspettato ma piacevole verde mela alle pareti, bell'illuminazione, non sparata ma nemmeno troppo soffusa, ai tavoli tovagliati bianchi su cui spiccano petali di rosa rossi e gialli, il cristallo dei bicchieri e le candele sparse producono piacevoli effetti di luce.

Rimaniamo seduti per un po' prima che ci venga chiesto se desideriamo acqua naturale o con gas e che vengano a prendere la comanda. In generale, il servizio nel corso della serata mi è sembrato un po' disattento, forse anche dovuto alla giovane età del cameriere che ci serve un paio di portate. In più occasioni viene presentata la portata senza che ancora siano state messe le nuove posate, oppure dopo aver servito inizialmente acqua e vino nessuno più si preoccupa di riempire i bicchieri o ancora il cestello del pane non è stato rimpinguato. Sono però a mio avviso tutti peccati veniali in quanto non hanno inciso sul nostro apprezzamento della serata, di qui il 7 al servizio.

In apertura ci viene offerto un calice di Champagne Mumm, non millesimato, perlage fine, molto sapido, ad accompagnare un assaggio di delicate canocchie, leggermente scottate, con piccola maionese a base di rafano.

Cibo.
Cavallaro ha una particolare attenzione al pesce, ed infatti il menu presenta diverse proposte con enfasi sul crudo.

Antipasto.

Per me il baccalà mantecato con crema di peperoni e leggera sfoglia di patate al forno. Ottimo il mix di sapori e consistenze, dolce e cremoso il peperone, leggermente più sapido e sfogliato il baccalà, croccante la patata, oltre che di colori. Molto buono, in assoluto il mio piatto preferito della serata.
Per il mio commensale, dodici ostriche belon du belon e fines de binic, cui poi farò seguito anche io con un bis di sei belon du belon. Freschissime, le belon du belon hanno una succulenza immediata al palato, e poi un retrogusto più amaro, le fines sono decisamente più “marine” ma più uniformi nel gusto. Freschezza eccelsa. Affiancamento classico con fettine di pane di segale, burro ed una vinaigrette con scalogno.

Primi piatti.

Per me, una zuppa di zucca con mandarino e spruzzata di caffè: anche in questo caso un esercizio compositivo giocato sul contrasto dolce della zucca, acido del mandarino e amaro del caffè, e sull’amalgama dei rispettivi aromi che sono ben distinti e marcati tre ingredienti, ma che si fondono nell’insieme, senza rotture di gusto percepite. Molto buono.
Per il mio commensale, un iperclassico piatto di tagliolini al tartufo. Nota negativa il fatto che il tartufo sia già presentato in scaglie nel piatto e non affettato successivamente, tale che risulta difficile verificarne a priori la quantità e la qualità.

Secondi piatti.

Scelgo in realtà una proposta tra gli antipasti, ovvero l’uovo in camicia con crema di lenticchie e scaglie di tartufo: nell’insieme forse la combinazione che mi ha meno convinta, perchè l’uovo si perde nella crema ed il tartufo non viene esaltato appieno come accadrebbe se fosse solo in abbinamento all’uovo.
Per il mio commensale, l’ossobuco in gremolada alla milanese. La carne è ottima, non c’è che dire, ma ad avviso di entrambi la ricetta non è attinente all’originale in quanto si tratta di una rosolatura con gli ingredienti del soffritto ma lasciati a tocchi più grandi ed evidenti, con una netta prevalenzza della carota. A parte, sullo stesso piatto, un piccolo tortino di riso giallo.

Dessert.

Un’ottima rivisitazione del tiramisù in chiave scomposta, per me, ovvero la crema con leggera base di biscotto in una scodellina e, a parte, una vaschetta con sorbetto al caffè. Ottimo anche in questo caso il confronto tra due diverse consistenze, cremosità del composto mascarpone/uova e granularità fredda del sorbetto, e gusti, amaro versus dolce.
Per il mio commensale, un sorbetto alla frutta di cui non ricordo il gusto.

Vini.

La carta dei vini non mi colpisce: ci viene poi spiegato che stanno in realtà cercando di finire il magazzino preesistente prima di integrare nuovi produttori/bottiglie. I prezzi sono in linea con le mie aspettative.
Scelgo in apertura un Sauvignon 2002 La Spinetta, bel bianco piemontese di una casa vitivinicola che trovo validissima. L’acidità è buona ma forse a seguito della temperatura non ottimale il naso stenta ad emergere e difatti dopo qualche minuto nel cestello riesce in parte a recuperare.
Passiamo poi ad un Amarone Allegrini 2000, 15°, quasi scontato nella sua qualità, possente ma con finezza.

Nell’insieme, mi è piaciuta la cucina di Cavallaro perchè gioca sui contrasti riuscendo quasi sempre a mantenere uno splendido equilibrio gustativo di fondo. Innovazione non spinta agli eccessi. Vorrei tornare per verificare meglio il suo approccio con la tradizione: mancava infatti in carta, per la serata, la cassoeula, che avrei veramente voluto provare, e l’ossobuco è stato un test iniziale che non ritengo sufficiente per esprimere un giudizio definitivo su questo specifico aspetto.

Il giudizo scarso sul rapporto qualità/prezzo tiene conto del fatto che i prezzi, non bassi, implicano un livello di servizio senza le lacune che abbiamo invece constatato. Ripeto che tali lacune non hanno influito sull’apprezzamento della serata, ma di certo non sono state scontate dal prezzo.

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