Cucina tipica Lombarda

Recensione di del 25/09/2014

Al Matarel

70 € Prezzo
7 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 70 €

Recensione

Ho un paio d’ore libere a pranzo in zona Garibaldi.

Vagando alla ricerca di un locale un po’ tipico che attiri l’attenzione, mi imbatto in questa trattoria che espone un menu vario con tante escursione nella cucina milanese e alcuni avvisi in una grafica un po’ grezza che annunciano ad esempio che sono arrivate le “rane”.

Il nome poi mi ricorda che è un ristorante con una sua storia e una certa fama, ho vissuto qualche anno in questa città, per cui decido di provare.

Mentre aspetto le ordinazioni che poi racconterò, faccio un po’ di ricerca su internet, scoprendo un po’ di aneddoti.

La trattoria ha una sua fama appunto ed ha, e forse ancor più aveva, una frequentazione elevata. Tra le varie citazioni si dice fosse la trattoria abitualmente utilizzata da Craxi.

Mente sono seduto non posso fare a meno di sentire le conversazioni del proprietario, un caratteristico personaggio, con un gruppo di anziani che disserta sul paese, sulla politica, sul giornalismo.

Arrivano altri commensali e salutano quelli già al tavolo. L’impressione che ci sia una certa clientela abituale e un po’ nostalgica.

Il locale è arredato molto semplicemente con tovagliato rosa e sedie tipiche delle trattorie, credenze rustiche. Carelli di alluminio che ospitano tovaglie al piano inferiore e on top salierine, zucchero etc. Alle pareti foto, quadretti, piatti di ceramica e pentolini e mestoli di rame. Un angolo del locale è dedicato a ospitare un grande tavolo tondo dove staziona il proprietario con giornale.

Tende anonime bianche. Insomma un allestimento rustico, semplice, tipico delle trattorie che credo voglia essere caratteristico ma che in realtà risulta un po’ troppo anonimo e non molto invitante alla vista.

Il menu è ricco con parecchie proposte della cucina lombarda (cotoletta, ossobuco, cassoeula) e con richiami su alcuni piatti che ne limitano la disponibilità alla presenza sul mercato della materia prima, letteralmente l’annotazione è “quando c’è la merce giusta”.

E’ ad esempio il caso dei piatti con le rane (risotto o fritte) e di quelli con la selvaggina, sia primi che secondi.

Diffusa anche la presenza nei piatti di funghi e la possibilità di aggiunte di tartufo con prezzo alla "grattata".

Per i primi viene fatto rimarcare che la pasta è fatta da loro.

Io scelgo per cominciare un misto di nervetti e di funghi che nel menu’ sono due distinti antipasti.

I nervetti molto buoni, tagliati sottili e conditi con cipolle bianche e rosse affettate molto finemente. I funghi, porcini, sono messi sott’olio dopo essere probabilmente scottati nell’aceto del quale conservano un po’ il sapore, piacevoli ma francamente molto semplici. Reperibili anche in una buona gastronomia in vasetti selezionando un produttore di qualità.

Poi opto per il risotto con l’ossobuco, un piatto unico tipico della cucina milanese. E’ qui devo dire che ho trovato una grande qualità. Il risotto era ben fatto, mantecato correttamente, direi “giusto”, ma l’ossobuco era decisamente fuori standard.

Un pezzo unico alto tre dita con intorno la parte grassa tipica di questo pezzo di carne, ovviamente da eliminare ma necessario per mantenere una morbidezza straordinaria. Al centro ovviamente l’osso con inserito un piccolo arnese, simile ad un cucchiaino, per prelevare il midollo.

Una tenerezza e un sapore ottimo.

Per concludere declino le offerte di dessert e concludo golosamente con una mezza porzione di cappelle di porcini saltate in padella. Buoni, del resto amo i porcini.

Il tutto accompagnato da una mezza bottiglia, per la verità di qualità non certo esaltante, ma del resto spesso nelle bottiglie piccole la scelta è molto limitata come in questo caso dove in alternativa c’era solo un altro tipo di vino, di dolcetto. Diano d’Alba 2013 dell’azienda agricola Rigo.

Servizio un po' "asciutto" e forse anche troppo veloce.

Conto totale 70 euro di cui 35 per il piatto forte e 12 per il vino.

Ho letto molte recensioni che lamentano l’eccessivo costo di questo locale. In effetti per la tipologia è un po’ caro. Probabilmente c’è un po’ di costo di marketing che viene fatto pagare per il richiamo ai piatti e ai sapori tradizionali e conseguenza forse dell’essere stato, non so se lo sia ancora, considerato “in”.

Di sicuro il piatto che ho assaggiato era di livello decisamente elevato. Invitanti, alla vista, anche le cotolette con l’osso che altri tavoli hanno ordinato. Da verificarne il sapore alla prossima occasione. Voto alla cucina senz'altro 8 per l'ossobuco. 6 e mezzo/7 per il resto. In ogni caso un posto molto valido quando si vogliono trovare piatti tipici cucinati come un tempo della cucina Lombarda, almeno quello che ho provato io che non è semplice ritrovare in città. La sensazione è che bisogna concentrarsi su questi.

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