In due amici, dopo un aperitivo a base di prosciut...

Recensione di del 22/01/2009

Al Matarel

50 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 50 €

Recensione

In due amici, dopo un aperitivo a base di prosciutto e Nero D'Avola in un locale moderno ed una bella passeggiata in C.so Garibaldi, decidiamo di cenare al Matarel, tipico locale della cucina milanese.
Arriviamo senza prenotazione ma un piccolo tavolo per 2 è disponibile e, complice l'ora non ancora canonica (le 20.15), i tavoli prenotati sono ancora vuoti a parte un'altra coppia di stranieri che, ovviamente, è quasi al dessert!
Il locale non è molto grande e di fattura un po' vecchiotta, forse volutamente; gli spazi sono abbastanza limitati ma gestiti sempre con ordine e pulizia. Le sale sono due, nella principale i tavoli sono un po' tropo vicini mentre nella seconda gli spazi sono più ampi.
Sulle pareti fanno bella mostra molti quadri e simboli di Milano, ma tutto il locale ricorda un po' la città degli anni '50.
Ci accoglie con la solita simpatia meneghina il proprietario che, assistito da due camerieri un po' demodé, ma efficienti, provvede a rifornici di acqua, pane e grissini(di qualità normalmente buona). Immediatamente ci viene descritto a voce il menu, estremamente rappresentativo della cucina milanese: risotti con e senza ossobuco, minestrone, tagliolini con funghi e tartufo, rustin negaa, brasati con polenta, cassoela,etc.

Avendo già dato con l'aperitivo, partiamo subito con un secondo: brasato di cinghiale con polenta per il mio amico ed un rustin negaa con patate per me.
I piatti sono sicuramente all'altezza della fama del locale ed anche in quantità abbondante.
Il brasato ha una consitenza adeguata, né troppo asciutto né troppo liquido e la polenta è della grana giusta(non finissima); il rustin è sempre un piatto raro ma piacevole: ricoperto di patate affettate e cotte nel forno che ricoprono la caratterisica carne di vitello morbidissima che, veramente, si"taglia con un grissino"!
Essendo il mio amico napoletano e non avendo mai mangiato la casseula decidiamo per un assaggio e, dopo averla richiesta,ci viene servito un piatto in una quanità tale da essere adeguata per tutti e due come ulteriore secondo.
Ben pieni accettiamo comunque di assaggiare i dolci che sono in bella esposizione al centro della prima sala: io amo il castagnaccio e quindi non ho dubbi, il mio amico continua la scoperta della cucina locale ed assaggia una bella fetta di "michelasc"(detta anche torta paesana) che è la vecchia torta fatta con pane raffermo lasciato ammorbidire nel latte e poi lavorata con cacao(o cioccolato grattuggiato) uva sultanina, cedro, pinoli,etc.
Ovviamente tutti e due i piatti ricevono il nostro plauso ed alla fine ci sta solo un caffè che si rivela altrettanto buono.
Tutta la cena, oltre che con poca acqua, viene accompagnata da una buona bottiglia di nebbiolo di Roero del 2005.
Il conto finale è stato di 100,00 Euro tondi, quindi abbastanza in linea con quelli milanesi!

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