Sono anni che sento parlare de Il cuoco di bordo e...

Recensione di del 22/09/2011

Al Cuoco di Bordo

56 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 56 €

Recensione

Sono anni che sento parlare de Il cuoco di bordo e non solo perché sia opinione diffusa che sia uno tra i migliori ristoranti di pesce di Milano. La mia innata curiosità e una buona occasione di festeggiamento mi portano a proporre una cena in questo locale. Mio marito, forchetta altrettanto curiosa ed entusiasta, accetta volentieri.
Ed eccoci quindi varcare la soglia di questo ristorante in una tiepida sera di giovedì. Nonostante il giorno feriale e i numerosi coperti il locale è pieno.
Il ristorante è disposto in tre sale: la prima che sta proprio davanti alla cucina in un'area ricavata spezzando il corridoio d’ingresso con un muretto basso, la seconda subito sulla destra, più grande con forma a elle, infine una terza quadrata, più intima e piccola più avanti sulla destra. Veniamo fatti accomodare in un piccolo tavolino nella sala più grande, proprio vicino alla porta comunicante con la terza sala. Scopriremo con il procedere della serata di essere forse capitati nella sala meno adatta alla nostra occasione romantica.
Il locale si presenta molto bene, con murature di mattoni rossi che fanno capolino dai semi-archi delle porte e rivestiture in legno lucido che ricoprono le pareti qua e là cercando di riprodurre gli interni di una barca. Sui muri vi sono poster che ritraggono tipi di pesce o scene di mare. Nella saletta adiacente un grande acquario è sormontato da un lucido casco da palombaro.
Insomma l’ambiente in sé è piuttosto caratteristico, ma scopriamo presto che l’attenzione che riservata ai locali non lo è altrettanto nel servizio. Ci “abborda” infatti in modo quasi brusco un cameriere che, senza ombra di menu, ci domanda se vogliamo cominciare con un antipasto e se lo preferiamo crudo o cotto. L’impatto non è certo dei migliori, invasivo e sbrigativo, ma non ce ne risentiamo più di tanto dal momento che abbiamo già le idee piuttosto chiare su cosa mangiare. Siamo qui infatti per provare la rinomata grigliata mista e sveliamo la nostra intenzione scambiandoci opinioni tra di noi ad alta voce e chiedendoci se è il caso di abbinarci un antipasto o un primo.
Optiamo per l’antipasto cotto e il cameriere riassume l’ordinazione aggiudicando anche la grigliata, poi senza dar spazio a eventuali altri desideri chiede se vogliamo del vino e a nostra risposta affermativa si dilegua frettoloso. Qualche minuto dopo compare un altro cameriere portando la lista dei vini, non molto generosa a dir la verità. Scegliamo un Gavi che si rivelerà onesto e all’altezza della cena. Il cameriere ci lascia qualche minuto per la decisione, quindi passa a raccogliere l’ordinazione e la lista per poi ritornare poco dopo chiedendoci di nuovo che vino avevamo scelto. La distrazione è più che plausibile, il locale è infatti in pieno fermento, con i due o tre camerieri che filano da un tavolo all’altro e gli ospiti che schiamazzano abbondantemente. In realtà non ci sarebbe nemmeno bisogno di gridare per farsi sentire, i tavoli infatti sono così stretti e vicini che udire le conversazioni degli altri è inevitabile. Arriva il vino e con esso un’altra approssimazione del servizio. Il cameriere infatti lo apre davanti a noi, poi ne versa un goccio nel mio bicchiere annunciando che farò io da assaggiatrice e senza nemmeno preoccuparsi del responso prende e se ne va a servire un altro tavolo. Per nostra fortuna il vino è buono anche perché il cameriere non tornerà affatto per appurarlo.

Dopo un tempo d’attesa di tutto rispetto arriva il nostro antipasto. La presentazione è elegante e particolare. Due piatti disposti uno sopra l’altro e sostenuti da una struttura di metallo fatta a coppa. Ci offrono insalata di polpo calda, cozze, vongole, capesante e ostriche gratinate, infine un vassoietto di cozze in un guazzetto al pomodoro. L’antipasto è davvero buono, il gratin è impreziosito da una punta di peperoncino piccante al punto giusto. Le porzioni sono abbondanti e dato il poco spazio del nostro tavolo dobbiamo trovare gli incastri giusti mentre spostiamo bicchieri, piatti e bottiglie.
Dopo l’antipasto arriva presto la grigliata. Servita su un vassoio affusolato offre una scena eccellente. Ci sono gamberi, scampi, cannolicchi, pesce spada, seppie e sogliole. Mangiamo con gusto apprezzando in particolare la delicatezza delle sogliole, soltanto le seppie si rivelano un poco gommose tanto che decidiamo di lasciarne alcuni pezzi in avanzo causa ampia sazietà di entrambi.
Mentre nel locale il rumore degli ospiti non accenna a diminuire nonostante alcuni tavoli inizino a svuotarsi, arriva il cameriere che ci elenca la scelta di dolci. Io opto per un sorbetto alla mela verde che dividerò diligentemente con mio marito.
Il conto ammonta a 112 euro. Essendo una buona cucina di pesce ed essendo a Milano non ci si può lagnare. Quello di cui invece sicuramente ci si può lamentare è il servizio e l’atmosfera che si dimostrano più all’altezza di un’osteria di paese che a un locale di Milano che aspira a buona fama. Il gusto però, pur essendo soggettivo, non è soltanto una questione di palato.

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