È il 1° maggio, festa dei lavoratori, dopo un giro...

Recensione di del 01/05/2006

A Santa Lucia

16 € Prezzo
5 Cucina
6 Ambiente
1 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Negativo
Prezzo per persona bevande incluse: 16 €

Recensione

È il 1° maggio, festa dei lavoratori, dopo un giro in centro decidiamo di cenare in loco, ma purtroppo l'amata Taverna Visconti ci ha tradito e ha deciso di stare chiusa. Pertanto ci troviamo costretti a ripiegare su un altro ristorante. Ricordavo il “A Santa Lucia” poiché citato come uno dei locali storici di Milano, vicino al suo centenario. I prezzi sono da ristorante del Centro, l'aspetto è presumibilmente quello di cinquant’anni fa. Ci tuffiamo in questo ambiente stile dolce vita e subito ci accorgiamo che anche i clienti devono essere quelli di mezzo secolo fa (età media 75 anni). Il locale è dipinto di ocra che ben si sposa al legno scuro che le ricopre parzialmente per lasciare poi spazio a numerosi ritratti e foto in bianco e nero di personaggi famosi. L'ambiente è chiassoso ed intenso è l'odore di cucina.

Un cameriere in giacca bianca e cravatta nera ci fa accomodare e ci consegna due liste. Queste sono fogli infilati in una cartelletta di plastica con appiccicati post-it gialli che propongono i piatti del giorno.
La tovaglia è rosa, con macchie verosimilmente di sugo e di cioccolata, evidentemente non cambiata dal precedente utilizzo.
Decido di non lamentarmene per non rovinarmi la serata. Il menu propone piatti tradizionali di terra e di mare e qualche pizza. I secondi hanno prezzi quasi proibitivi.
Chiediamo delucidazioni sulla composizione di alcuni piatti, ma il cameriere manifesta fretta ed insofferenza, pertanto optiamo per un piatto di spaghetti siciliani (alla norma, ma risparmiando sul pecorino) e un calzone napoletano (un semplice calzone prosciutto, mozzarella e pomodoro). Da bere ordiniamo una 75 ml di acqua naturale (3,50 euro, così come le bibite). Il vino è servito solo in caraffa o in bottiglia.

Il cameriere non si mostra contento del nostro ordine e se ne va.
Torna dopo dieci minuti con i miei spaghetti, un numero cinque, al dente, ma di aspetto riscaldato, con condimento di pomodori e melanzane saltate in padella e poi aggiunte sopra alla pasta scondita con due foglie di basilico fresco.
La porzione è abbondante e il condimento saporito e non unto (voto 7), peccato per la pasta (voto 5).
Dopo altri dieci minuti arriva il calzone, di dimensioni mignon (è servito in un piattino da antipasti), bruciacchiato sia sopra che sotto. La pasta è bagnata dal ripieno, insapore ed insipido (voto 4).
I dolci fatti in casa e presentati in una vetrinetta al centro della sala hanno un aspetto invitante ed un prezzo accessibile (6-7 euro), ma scocciati dall'andamento della cena decidiamo di gustarci dolce e caffè al poco distante Caffè Ambrosiano.

Il conto recita 31,60 euro per due coperti (3,80 euro cadauno), una naturale (3,50), un primo (12), un calzone (8,50).

Esperienza totalmente negativa. La cucina non raggiunge certo la sufficienza, il servizio è impostato ma per nulla cortese, il coperto è eccessivo, considerato che la tovaglia non la cambiano e che il pane è industriale è “gnecco”. L'ambiente raggiunge la sufficienza per quel suo aspetto retrò che difficilmente trovi in altri locali milanesi e che può avere il suo fascino.

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