si può fare di più

Recensione di del 25/04/2013

La Madia

42 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 42 €

Recensione

Approfittando della giornata festiva prenotiamo per quattro persone in questo locale vicino al Santuario dell'Acquasanta (Mele, GE) che avevamo visitato tanti anni fa. Entrati nella sala che si affaccia sullo slargo in cui la strada si biforca, superato il locale bar all'ingresso, veniamo fatti accomodare al nostro tavolo, mentre sono già occupati altri tre tavoli. La sala ospita, a occhio, una decina di tavoli, per un totale approssimato di trenta coperti, piuttosto vicini, perciò se fossero tutti occupati risulterebbe difficile fare conversazione senza disturbare gli altri. Inoltre una musica di sottofondo (peraltro non in sé sgradevole) è diffusa dagli altroparlanti. Dal menu ci vien detto che manca l'antipasto di mare (dunque c'è solo quello della casa) e il piatto di pescato è a base di pesce spada (?).

Ordiniamo l'acqua minerale e il vino, un Dolcetto di Dogliani docg, intanto ci viene portato il cestino del pane con anche alcuni grissini. Purtroppo la bottiglia di vino arriva già stappata e deposta sul tavolo senza farla assaggiare: comunque risulta bevibile. Il servizio è svolto dal titolare, certamente cordiale e gentile, ma sarebbe sufficiente se tutti i tavoli fossero occupati? Stesso discorso per la cucina.

Ordiniamo due antipasti della casa, composti da piccoli sformati di verdure, colorati e abbastanza saporiti, e qualche fetta di salume (speck, mortadella, salame), accompagnata da un'onesta e casalinga insalata russa, decorativi (non direi di più) funghetti e olive verdi snocciolate (almeno fossero state olive nere liguri!).
I primi comandati sono i ravioli col "tocco" alla genovese, assai buoni, ma purtroppo presentati già col formaggio grattugiato che non tutti potrebbero gradire, i pansoti di magro con un sugo di mare (graditi, ma un po' insoliti per l'abbinamento e il colore - nero di seppia?), e le crespelle con mozzarella di bufala e crema di basilico (pesto, ma dal sapore più selvatico, forse perché assente l'apporto del pecorino e del grana), delicate ma sapide al punto giusto.
Con le pietanze si va per tre gran fritti di terra (carne, pollo, cervella, verdure, frutta, latte dolce), sicuramente il piatto più riuscito, anche se in razione "genovese". Un altro secondo ordinato è stata la parmigiana di melanzane, per nostro gusto eccessivamente carica di sugo di pomodoro.
Intanto il tempo passa: siamo entrati verso le 13, sono già quasi le 15. I dolci della carta nel frattempo son diminuiti: scegliamo la mousse di cioccolato (squisita, ma certo non originale), la crema alla violetta e salsa di liquirizia e la bavarese alle rose: decisamente le cose migliori del pranzo, per soddisfazione dell'occhio, del palato e della fantasia. Due caffè e una grappa al mirtillo per finire.

Per la ricevuta tocca attendere un po', perché il locale fa anche da bar e i titolari si dividono tutti i compiti. Spendiamo 170 euro (quattro coperti a 2 euro, una bottiglia di vino a 15 euro, tre dessert a 18 euro, ecc.): fanno 42,50 euro a testa per un pasto di tre portate, che a me non sembra affatto poco, soprattutto in tempi come questi in cui i ristoratori dovrebbero coltivarsi i clienti ad ogni costo. La cucina ha sicuramente buone chance di far bene e di migliorare assai, così da giustificare meglio la spesa della clientela che si arrampica fino al Santuario dell'Acquasanta.

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