E' domenica mattina e putroppo l'inclemente maltem...

Recensione di del 05/04/2009

Aquila d'Oro

27 € Prezzo
5 Cucina
6 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 27 €

Recensione

E' domenica mattina e putroppo l'inclemente maltempo ci perseguita anche oggi ed è un vero peccato perchè ho prenotato un tavolo al ristorante "Aquila d'oro", uno di quei locali in campagna dove è bello, finito il pasto,
dare quattro calci al pallone in un prato o rilassarsi all'ombra degli alberi. E' sito sulle prime alture di Genova e per raggiungerlo bisogna percorrere una strada piuttosto impervia, ricca di tornanti e strettoie ma fortunatamente abbastanza breve.
L'edifico in cui sorge il ristorante è una spigolosa casa bipiano, recentemente ristrutturata, ma cui i lavori edili hanno probabilmente portato via il fascino della casa di campagna essendo attualmente abbastanza anonima e dozzinale. Il posteggio abbonda, sia a fianco dell'edifico sia di fronte all'entrata dello stesso dove un ampio prato è in grado di contenere tranquillamente tutti gli automezzi degli avventori del locale.

L'interno conferma le stesse impressioni avute da fuori: buone condizioni, pulito ma senza una qualunque nota caratteristica per un ristorante che fa della tipica cucina genovese il suo cavallo di battaglia. I bagni, comunque, si presentano in perfetto stato e pulitissimi. Il locale è composto da una grande sala a "L", ideale per cene con numerosi commensali, banchetti e pranzi da cerimonie.

Siamo in cinque (di cui due bambini) e mentre veniamo fatti accomodare al tavolo facciamo presente che mancano due persone rispetto alla prenotazione in quanto ammalate: qui inizia un balletto tra il nostro cameriere e la sua collega sull'opportunità di un nostro spostamento in un tavolo più piccolo anche se alla fine veniamo lasciati alla destinazione originaria.
La tavola è apparecchiata semplicemente con tovaglia e tovaglioli di stoffa.

Ordiniamo subito due bottiglie d'acqua e una bottiglia di Grignolino e nel frattempo assaggiamo il pane già presente in tavola, non particolarmente gustoso nè fragrante tanto da non sembrare neppure fresco.
Non vi è menù scritto e alla domanda del cameriere riguardo alla nostra intenzione di provare l'antipasto della casa commettiamo il primo errore della giornata rispondendo affermativamente: avevo infatti già notato ad altri tavoli la predetta portata e non ne ero rimasto visivamente colpito, ma chi è causa del suo mal...
L'antipasto è infatti un unico piatto composto da una fetta di prosciutto cotto, due fettine di salame, un minuscolo cilindro di formaggio caprino, un quadratino di torta di verdura e una cucchiata di insalata russa: scarsissime porzioni e anonimo gusto a fronte di un costo di 6 euro. Antipasto bocciato.

Come primo piatto ordiniamo dei tagliolini al pesto, dei ravioli al sugo di carne, dei tagliolini al sugo di selvaggina e delle fettuccine impastate con il vino condite con sugo di capriolo.
Fortunatamente qui le cose vanno decisamente meglio: porzioni abbondantissime e paste fatte in casa risollevano rapidamente il nostro morale e ci fanno ben sperare per le future portate.
I ravioli sono morbidi e saporiti e il sugo di carne (sugo ridotto non ragù) ha il tipico sapore della cucina genovese alla stessa stregua del pesto, profumato dal basilico di Prà.
Dopo aver gradito gli assaggi dei piatti degli altri commensali mi concentro sulle mie fettuccine al vino, di colore brunito, cotte al punto giusto e superbamente condite con sugo di capriolo: il gusto è ottimo, rilasciando ad ogni boccone un aroma vinaceo particolarmente intenso ma gradevole. Ogni primo costa 8 euro.

Soddisfatti, noi adulti passiamo ai secondi, mentre i bambini alzano bandiera bianca dopo aver terminato i ricchi primi piatti.
Il cameriere enumera: cima alla genovese, arrosto, stufato di asino e capriolo in umido. I miei convitati si dirigono sull'arrosto mentre io, entusiasta del sugo della pasta, opto per il capriolo.
Come contorno insalata o patatine fritte e tutti plebiscitariamente votiamo per le solanacee.
L'arrosto è discreto e in giusta quantità; il capriolo è saporito ma un po' coriaceo e non particolarmente abbondante. Dopo l'ottima pasta i secondi ci deludono un po'. Prezzo: 8 euro ciascuno.
Discorso a parte meritano le patatine: sono infatti rigorosamente tagliate a mano in quanto, come i cristalli di neve, è impossibile trovarne due uguali. Mi ricordano quelle che mi ammaniva la nonna, ma a parte la nostalgia delle forme, quelle erano asciutte e croccanti mentre queste sono bruciacchiate e collose: onore al merito per rifuggire il surgelato ma il solo impegno non è sufficiente. Rimandate a settembre.

E giungiamo al momento del nostro secondo errore di valutazione: il dessert. Alternative: fragole con gelato, canestrelli (biscotti genovesi) e tartufo. La scelta cade sul tartufo e le fragole (anche se, poco dopo, il cameriere ci comunica sconsolato che sono disponibili solo al naturale: che abbiano finito il gelato?). Il tartufo è quanto di più industriale si possa immaginare e anche i rossi frutti non sono da plausi. Costo: 3 euro.
Sconsolati terminiamo il pasto con tre caffè ed due amari, questi offerti dalla casa.

Facciamo due conti (escludendo come al solito i bambini che hanno consumato solo un primo): per due antipasti, tre primi, tre secondi, due dessert, tre caffè, una bottiglia di Grignolino e due d'acqua abbiamo speso 81,50 euro che diviso per tre ammonta a circa 27,00 euro a testa. Una cifra non certamente esorbitante ma sicuramente più contenuta se avessimo epurato l'ordinazione dell'antipasto e del dessert per totali 18 euro: se poi sia il caso
di pranzare in un ristorante in cui due portate sono da evitare è un discorso che meriterebbe una trattazione a parte.
Concludendo, l'"Aquila d'oro" è un ristorante di campagna in cui, compiendo un accorto slalom tra i piatti proposti si può consumare un buon pasto ad un prezzo contenuto e, soprattutto nella bella stagione godere dei verdi spazi circostanti per rintemprarsi e sgranchirsi. Ma a coloro a cui il richiamo di un bucolico pomeriggio di primavera lascia indifferenti, resto convinto che senza un post-it in bella vista avranno difficoltà a ricordare una simile esperienza culinaria.

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