Il locale è di certo uno dei miti della ristorazio...

Recensione di del 03/06/2011

Don Alfonso 1890

190 € Prezzo
8 Cucina
10 Ambiente
10 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 190 €

Recensione

Il locale è di certo uno dei miti della ristorazione italiana di qualità e non ha bisogno certo di presentazioni. L’ambiente è solare, spazioso, affascinante, il servizio di classe eccellente ma giammai opprimente. Il mitico Alfonso fa capolino ogni tanto per salutare i commensali, il figlio, con il quale ci intratteniamo per due chiacchiere alla fine del pranzo, è squisitamente cortese. Al termine ci invita a visitare, insieme ad una coppia giapponese, la straordinaria “grotta” scavata nella roccia vulcanica sino a 25 metri di profondità dove vengono conservati vini di pregio incommensurabile e, proprio nel fondo, grandi formaggi invecchiati tipici della zona, come la treccia, la provola e il provolone. Purtroppo le camere del relais sono tutte occupate per cui non possiamo darci un’occhiata curiosa.
La nostra visita inizia con un aperitivo di benvenuto.
I pani comprendono origano e finocchietto, integrale, focaccia al pomodoro e schiacciatina.
Ci lasciamo consigliare il vino bianco locale dal valente sommelier.
L’appetizer comprende sorbetti di melanzana e pomodoro con le rispettive bucce disidratate su gelatina di acqua di S. Marzano, briciole di aglio e croccante di basilico.
Forse un po’ intimiditi dalla vastità della carta optiamo per due diversi menu: la tradizione e la degustazione.
Il primo.
Polipetti affogati su cous cous alle verdure, spuma di provola di Termini e cannella.
I preferiti di nonna Titina: “Panzarottino”, arancino di riso al cioccolato, peperoncino verde ripieno di tonno e alici di Cetara, zucchine marinate alla griglia, affettati e latticini.
Ravioli “acqua e farina” ripieni di caciotta e maggiorana fresca, pomodorini vesuviani e salsa di mozzarella.
La riscoperta dell’“acqua pazza” tradizionale.
Selezione di formaggi.
Il secondo.
Il peperone rosso croccante con baccalà mantecato, uova di salmone e olive disidratate verde con emulsione di stoccafisso giallo con spuma di tonno.
Petto d’anatra ai sentori di cacao, composta di arancia, purè di banana e riduzione di Aleatico.
Nudi di ricotta in ristretto di cappone di mare con infusione di verbena odorosa, bucce di limone ed ortiche.
Cappelli di pasta farciti di pollo biologico alla genovese, fonduta di parmigiano e verdure croccanti.
Cernia ai sentori di vaniglia e limone, fagiolini, crocchette al rafano e zabaione alla colatura di alici.
Faraona di campo ripiena di fegato d’oca al curry con purè di patate allo zafferano, pomodoro piccante, salsa verde alle acciughe e spaghetti soffiati.
Selezione di formaggi.
In entrambi ovviamente è compreso un dolce a scelta.
Coccole finali prima del caffè: minisfogliatelle; zeppole; cannoli; cioccolatini al caffè, alla liquirizia o allo zafferano; barchetta di frutta e altre golosità.
Nel complesso, senza attardarsi in una disamina dei singoli piatti, la qualità dei prodotti e la loro lavorazione è indiscutibile, eppure il risultato finale non è stato così entusiasmante come nelle nostre attese. Forse un eccesso di aspettative, chi può dirlo? Però nessun piatto gustato, pur ottimo, ci ha lasciato un ricordo indelebile.
Il rischio di locali mitici come questo è forse quello di adagiarsi su dei troppo facili allori, vivendo di giusta rendita, curando sotto ogni aspetto ambiente e servizio, ma non rischiando nulla sotto il profilo dell’innovazione e della ricerca culinaria.
Ciò non toglie che la nostra esperienza sia stata comunque ampiamente positiva e ripagata dalla gentilezza dei titolari.

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