Il ristorante si trova a Marano Vicentino, comune ...

Recensione di del 21/04/2012

El Coq

125 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 125 €

Recensione

Il ristorante si trova a Marano Vicentino, comune con meno di 10.000 abitanti, a Nord di Vicenza, in un paese che dal punto di vista gastronomico è conosciuto per una tipologia di mais denominata appunto "Marano".

All'ingresso ci si trova di fronte un bel banco da bar in stile high tech, proseguendo a destra la cucina con una grande porta a vetro e a destra la sala con pochi tavoli e, in un angolo, un salottino per degustare distillati.
L'arredo e lo stile sono molto sobri, volutamente semplici.
Muri soffitti a travi e sedie bianche, tavolini in legno con gamba centrale, senza tovaglie e con, posato davanti ad ogni commensale, un particolare manufatto di legno bianco fatto di tre pezzi a incastro che vengono scomposti dal cameriere rilevando strutture che fungeranno da sottopiatto, contenitore per il pane e supporto alle posate.
Alle pareti quadri senza cornice appesi con pinzette.

La scelta del menù è molto indirizzata. Di fatto la proposta consiste in due alternative, da una parte piatti abbastanza semplici dove il valore proposto è tutto incentrato sulla scelta delle materie prime, delle quali si segnala l'origine, e nella cottura, caratteristica forte della cucina di questo locale, prevalente alla brace in un forno di Parisi. Alla fine, su richiesta, ci sarà data la possibilità di prenderne visione in cucina.
L'altra è la scelta di menù degustazioni con piatti di ricerca e innovativi, da sei o dieci portate. E qui viene fuori lo stile e l'esperienza maturata nonostante la giovane età dal cuoco, Lorenzo Cogo, in Giappone e in Spagna.

Noi, in due, scegliamo il menù degustazione da dieci portate alla cieca proprio perché vogliamo provare la particolarità delle proposte con abbinamento di vini.
Prima d'iniziare viene portato del burro di capra, che ci spiegano essere ottenuto, per averne 500 grammi, lavorando 25 litri di latte affumicato prima della scrematura e rifinito con qualche grano di sale delle Hawaii, insieme a del pane fatto da loro con lievito madre di 52 anni, apprezzabile nella sensazione di genuinità ma non particolarmente "sfizioso" in quanto servito al naturale; molto saporito e decisamente valido il burro.

Arriva poi un'entrée, esclusa dalle dieci portate, consistente in una granita di dashi, asparago di mare, cozze, alghe e un piccolo pezzetto di kumquat, mandarino giapponese, il tutto affumicato in un vasetto di vetro con legno di faggio.
Un piatto molto particolare con sapori decisamente originali che inducono a sensazioni diverse e che possono risultare ad un palato "non curioso" anche difficili da apprezzare.
Altra entrée consistente in tre pezzetti di tempura di verdure con salsa al miso bianco, il tutto servito su una tavolozza di ardesia da afferrare utilizzando una pinzetta di legno.

Proseguiamo con die gamberi di Sardegna scottati alla brace dal sapore delizioso e dalla straordinaria freschezza (sarà questo l'unico piatto presente anche nel menù alla carta).
Andando avanti, fegato di rana pescatrice su dashi con ravanelli bianchi e rossi, germogli vari e una rarissima (così ci viene detto) prugna salata giapponese. Sarà questo il piatto al mio palato meno gradito per l'ingrediente principale che non ho particolarmente apprezzato.

Da qui in poi sarà per me un crescendo di sapori particolari, alcuni anche decisi, che costituiranno un'esperienza sensoriale originalissima, piena di sorprese e gradevolissima.
Uovo cotto per 30 minuti a 54 gradi, delizioso.
Un omaggio alla barbabietola cotta in diverse consistenze adagiate su una salsa allo yogurt e tapioca, una esperienza veramente particolare che ha fatto apprezzare il piatto anche a chi, come me, non ama la barbabietola.
Insalata mista cotta a 80 gradi al forno per una notte, che di fatto la rende essiccata, condita con piccole pastiglie di maionese all'abete e gelatina all'aceto.
Animella di vitello in affumicatura con cipollotto e salsa di erbe con un filo di burro di capra, un piatto esaltante a mio avviso.
Uovo di Parisi alla coque con cresta di gallo, guanciale Parisi, polvere di pimenton (peperone spagnolo), velo di gelatina di salsa barbecue.
Tortelli ripieni di carne di maiale e pimiento (peperone spagnolo), tipici della Spagna, conditi con crema di caprino e uva.
Petto e coscia di piccione al forno alla brace con scalogno, melograni e biscotto di foie gras con cioccolata, un piatto straordinario che utilizza di base l'abbinamento con il foie gras che si trova in maniera abbastanza ricorrente con il piccione ma molto più esaltante di tante altre esperienze, anche in ristoranti stellati, per la qualità della cottura e l'abbinamento con la cioccolata.

Si passa poi ad una serie di dessert.
Prima un pre-dessert costituito da un macaron con marmellata di ciliegia e una pallina di cioccolato bianco ripiena di birra belga alla ciliegia, il tutto posato su una salsa di gin e bicarbonato che dava una sensazione di freschezza tipo di citrosodina.
A seguire un gelato al carciofo con foglie di carciofo, scaglie di caffè germogli e fiori-
E per finire un tè nero cinese per accompagnare un cioccolato, condito con olio, in tre consistenze: roccia, wafer e crema.

Durante il pasto sono stati serviti in quasi ogni portata vini diversi con una prevalenza iniziale di provenienza francese che a memoria sono stati: Gentil Angel dell'Alsazia, un Riesling della Mosella, un altro tipo di Riesling Trocken di provenienza tedesca, Soave La Rocca Pieropan, Trebbiano d'Abruzzo di Emilio Pepe, un Caricante (vitigno storico siciliano) in purezza da uve biologiche con un passaggio in legno, Arbois 2006 Savagnin di Mantigny Les Arsures proprietario Jacques Puffeney, Schiava di Carlotto Manincor, produttore dell'Alto Adige, riserva del Conte Lagrein Merlot.

La volontà era di provare la cucina di questo recente locale, nel quale lo chef, rientrato nel paese di origine per un forte legame affettivo, ha intrapreso una sfida difficile per affermare in un piccolo borgo di provincia, fuori mano rispetto a direttrici di traffico e turistiche e abituato a sapori tradizionali, una cucina d'avanguardia.
La scelta di proporre piatti semplici con ingredienti di primissima qualità abbinati alla ricerca costituisce probabilmente un valida copertura sul piano della sostenibilità.
L'auspicio che riesca ad affermarsi anche per le proposte veramente originali che costituiscono un percorso innovativo e una esperienza culinaria senz'altro unica anche in piatti che possano in qualcuno non incontrare il pieno apprezzamento per un fatto puramente personale.
Per i curiosi, gli appassionati e coloro che non hanno pregiudizi a provare sapori inconsueti, un percorso da provare.
Il costo 90 euro per il menu degustazione da dieci portate alzato a 125 con abbinamento vini.

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