A soli tre mesi dall'apertura, il ristorante del t...

Recensione di del 01/08/2011

El Coq

56 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 56 €

Recensione

A soli tre mesi dall'apertura, il ristorante del talentuoso Lorenzo Cogo è già sotto i riflettori. In breve tempo infatti, le visite del gotha del giornalismo enogastronomico e il tam tam “internettiano” hanno reso il ridente paese di Marano Vicentino un'ambita meta e non è così infrequente poter incrociare in sala addetti ai lavori, operatori del settore, gourmet o semplici curiosi interessati alle novità.
Il nome di Lorenzo Cogo lo avevo sempre associato ad un giovane e promettente chef che aveva lavorato per breve tempo nel vicentino prima di fare importanti esperienze all'estero. Riduttivo chiamare solamente “importanti” le esperienze da Blumenthal, Redzepi, come sous chef di Arguinzoniz oppure il periodo nel top della ristorazione australiana piuttosto che i trascorsi in Giappone che può vantare nel curriculum uno chef di soli 25 anni. Fortuna vuole abbia deciso di tornare a pochi chilometrim dal paese natìo e di aprire a maggio il ristorante “El Coq” a Marano Vicentino.

Decidiamo poco prima delle ore 13:00 di pranzare fuori e il merito della scelta va a mia moglie.
Con non poca vergogna ammetto che dalla lettura del menu sul sito internet del locale non ero molto attratto da nomi quali “Burro el Coq”, “Selezione di salumi”, “Risotto ai frutti di mare” “Pescato del giorno con verdure”. Quando si dice che l'apparenza inganna.
Rapida telefonata e partiamo per percorrere gli oltre 100 km che ci separano dal ristorante. Benchè avessimo avvertito, l'orario non è quindi dei più canonici per il pranzo completo a queste latitudini, ma verremo comunque accolti e seguiti con tutte le attenzioni del caso.

Il ristorante si trova al piano terra di una casa ristrutturata, ampio parcheggio nelle immediate vicinanze. L'ambiente è moderno, sala molto luminosa, il colore predominante è il bianco, cucina a vista. Particolare la mise en place, con un sottopiatto scomponibile. Assenza di tovaglia e tavoli in larice. Simpatico il tronchetto d'albero da utilizzare come poggiaborse per le signore.

Aperitivo metodo classicoCentoPerCento, San Giovanni, Salò , a seguire due apprezzati benvenuti della cucina: una sottile tartina con mousse di caprino e erbe e gelatina di dashi, acqua di pomodoro e alghe.
Quasi spiazzante in apertura (in senso positivo) la gelatina di dashi.
Pane e grissini fatti in casa, di buona fattura.

Il menu comprende circa cinque scelte alla carta per ciascuna categoria, più due menu degustazione. Noi optiamo per la scelta alla carta, con il sottoscritto che si lascia consigliare su secondo piatto e dessert. Per il vino accompagnamento di due calici per ciascuno, oltre al sopracitato aperitivo.

Antipasti
Per mia moglie Maki di tonno “Carloforte”.
Tonno avvolto in gelatina di spinaci, accompagnato salsa di piselli, salsa di soia e da chips di riso allo zenzero servite a parte. I trascorsi orientali dello chef emergono chiaramente da questo piatto, coloratissimo, che mia moglie divora letteralmente lasciandomi un minimo assaggio. Ogni creazione contiene una complessità di elementi difficile da ricordare per il sottoscritto, pertanto sicuramente ne lascerò per strada qualcuno da qui in avanti.
Per me Omaggio alla barbabietola.
Non ho dubbi sulla scelta: a primo impatto penso subito al rischio di piatto troppo virato sul dolce e quindi stucchevole e devo tastare con man..opps..col palato.
Bellissima la presentazione anche in questo caso, difficile descrivere tutti gli elementi. Sostanzialmente abbiamo una base con crumble di tapioca sopra il quale si trovano rapa affumicata, rapa al Martini, gelée di rapa e yogurt. Equilibrato e particolare. Inizio col botto, come si usa dire.

Primi piatti.
Mia moglie sceglie direttamente un secondi piatto al posto del primo. Polipo e patate violette. Qui si esalta la qualità della materia prima e una cottura non invasiva al fine di valorizzarla al meglio. Completano il piatto una serie di erbe che la mia labile memoria ha dimenticato. Ricordo invece come anche qui mia moglie mi abbia lasciato solo un minimo assaggio, segno tangibile di quanto abbia apprezzato la preparazione.
Per me Gnocchi di cavolfiore, scampi e ciliegie.
Delicatissimi i piccoli gnocchi, accompagnati da una squisita crema di scampi e da scampi crudi (il piatto appena concepito non prevedeva gli scampi crudi), pezzettini di ciliegia e viene completato al tavolo dallo chef con un olio di scampi grattuggiato. Chapeau.
Vino abbinato: una bollicinaRosè, Villa Badia.

Secondi piatti.
Per mia moglie Pescato del giorno con verdure, ossia dentice cotto in modo pressochè perfetto e accompagnato da verdure di stagione.
Per me Maialino a 360 gradi.
Abbiamo pancia, lingua e orecchie di maiale e come sparring partner salsa yogurt, ravanello croccante e una base di spezie.
La carne viene cotta a bassa temperatura, la pancia viene poi passata in padella dalla parte della cotenna, mentre le orecchie vengono impanate e fritte. Squisito.
Vini abbinati: Terlaner, Terlano per mia moglie e per me un rosso non troppo impegnativo (vista anche la giornata particolarmente afosa) di cui a distanza di tempo ho scordato colpevolmente il produttore.

Predessert, un rinfrescante Sorbetto alla fragola con yogurt disidratato, servito in un piccolo contenitore ermetico.
Dessert.
Lo chef pasticcere ci propone lo Zabaione di uova di Paolo Parisi (per mia moglie solo un assaggio, per me la versione completa), in cui la fa da padrone ovviamente la materia prima. La crema viene realizzata con l'aggiunta di Prosecco.
Simpatica anche la presentazione: zabaione direttamente servito nei gusci all'interno del packaging ufficiale con viso di Paolo Parisi in bella mostra e sul retro le informazioni sulle caratteristiche del suo celeberrimo prodotto.
Chiudiamo con due caffè.

Il conto è di quelli che fanno cambiare radicalmente nella mia testa il concetto di qualità/prezzo.
Due antipasti 19 euro, un primo piatto 13 euro, tre secondi piatti 50 euro, un dessert 5 euro, assaggio di dessert 2 euro, due caffè 2 euro, sei calici di vino 20 euro.
Prezzo pro-capite dall'antipasto al dolce con abbinamento vini, quindi, di 56 euro. Rapporto qualità/prezzo stratosferico, anche se da cliente non si dovrebbe mai dire.
Servizio senza sbavature, personale preparato e motivato, bonus dello chef che presenta al tavolo alcune delle sue preparazioni. Apprezzato davvero il fatto che si sia fermato a fine pranzo al nostro tavolo nonostante l'ora tarda e il sacrosanto diritto di riposarsi.

Tecnica, passione e rispetto della materia prima sono talmente evidenti che commentarle diventa quasi superfluo. Sulla cucina, personalmente non sono del tutto d'accordo sulla definizione di “cucina tradizionale rivisitata” che da qualche parte ho letto riguardo l'operato di Lorenzo Cogo, nel senso che ritengo sia limitativo liquidare la sua cucina in questo modo e non credo basti un “Capretto km 0” in carta per affibbiare certe etichette.
“Cucina istintiva” è la definizione con la quale lo chef si descrive, istinto che probabilmente avrebbe avuto ancor più piede libero se la critica non si fosse precipitata a Marano Vicentino e avesse messo subito sotto pressione Lorenzo e i suoi collaboratori.
Adoro i locali nella loro fase di ascesa, ammiro chef/patron giovani che rischiano in prima persona tra mille sacrifici e qui ho trovato pane per i miei denti.
Le premesse per un futuro roseo credo ci siano tutte, già i rumors parlano di un ingresso in pompa magna in alcune guide e di possibili nuovi ingressi nel team de “El Coq” per evolvere ulteriormente già nel breve periodo.

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