Girovagando per le rigogliose campagne cremonesi, ...

Recensione di del 03/07/2011

Leon d'Oro

47 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 47 €

Recensione

Girovagando per le rigogliose campagne cremonesi, e giunta l'ora di cena, decidiamo di attraversare l'Adda e di cenar a Maleo, ameno paesello del basso lodigiano, presso il Leon d'Oro invogliati da una lusinghiera recensione di un illustre mangione quale Jumprhey.
Il ristorante si trova in uno stretto vicolo nel centro del sopra citato comune; parcheggiamo l'auomobile comodamente a pochi passi dall'ingresso. Ad accoglerci il titolare, Tino Uggeri, che svolti i convenevoli di benvenuto ci accompagna al desco a noi assegnato nella verandina chiusa e climatizzata, prospiciente il cortile e la gradevole aiuola in esso allestita, passando per l'adiacente e principale sala da pranzo. L'ambiente è molto curato, costruito giocando su semplice eleganza e sobria rusticità: soffitto con travi a vista, pavimento in cotto, ampi tavoli giustamente distanziati e accuratamente ammanniti; le pareti tinteggiate di un rosa caldo consonano con tovaglia e copri macchia per affinità di colore.
Accomodati, ci son porte le carte e proposto un aperitivo, cui accettiamo di buon grado optando per un ottimo bicchiere di Franciacorta Anna Maria Clementi 03 della maison Cà del Bosco. Nel bicchiere abito giallo paglierino, perlage fine e persistente, al naso un evoluzione rapida e graduale: fiori di pesco, pasticceria, crosta di pane e lievito maturo ma delicato; in bocca segue l'evoluzione.

A comanda effettuata è servita una gustosa amouse-bouche che apre l'intimo simposio: in un semplice piattino tondo di ceramica son disposte quattro fette di culatello cotto, prodotto artigianalmente, accompagnate da una fettina di dolce e succoso melone.

Segue il risotto al tartufo scorzone e fonduta di lodigiano.
Generosa porzione di riso visivamente, e gustativamente, ben cucinato a cui è stato aggiunto un'abbondante grattata di tartufo estivo. Al palato il sapore è gustoso e delicatamente saporito. Il Grana Padano, naturalmente lodigiano come sottolinia appassionatamente il titolare, conferisce piacevole dolcezza.

In un bel piatto di ceramica bianco è servito il secondo: petto d'anatra alla pesca.
Curata presentazione ed abbondante porzione; il petto già affettato è con acribia disposto a raggiera; al centro della stoviglia vi sono alcuni spicchi di pesca. Piatto ottimamente cucinato, con materie prime fresche e di qualità. Pietanza gustosa ed equilibrata.

Le prelibate scaglie di Padano 36 mesi, lodigiano ovviamente, aiutano ad "asciugare" l'ultimo bicchiere di vino che ha accompagnato egregiamente la cena. Vino che meriterebbe una recensione dedicata: il Cerasuolo di Valentini 2009. Nel bicchiere color rosso cigliegia, al naso risulta molto complesso, pronto, grasso e fresco; profumi di grasso animale ma anche di frutti di bosco maturi quasi a ricordare un pinot nero. In bocca pieno e corposo. Semplicemente emozionale. Una delle cose migliori bevute in quest'ultimo periodo.
La cena si chiude con i frutti di bosco ed il suo gelato, un buon caffè ed una chiacchierata con il titolare.
Il servizio si è svolto senza intoppo alcuno ed in modo preciso, curato e solerte.
Il conto molto onesto è di 96 €.

Matteo F e Patrizia L

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