Ci rechiamo in questo nuovo locale per il pranzo d...

Recensione di del 16/10/2005

La Coldana

35 € Prezzo
4 Cucina
7 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 35 €

Recensione

Ci rechiamo in questo nuovo locale per il pranzo della Domenica.
Inizialmente avremmo dovuto essere in sei persone, ma un' improvvisa indisposizione di un bimbo tiene a casa quelli che avrebbero dovuto essere i nostri tre compagni di avventura; chiamo quindi il locale per la rettifica alla mia precedente prenotazione, ricevendo i ringraziamenti per averlo fatto anticipatamente.
Giungiamo al locale con non pochi giri per Lodi, il navigatore “farlocco” della 156 noleggiata è approssimativo; il locale tra l’altro non è segnalato da nessuna indicazione e gli indigeni interrogati non ne conoscono l’esistenza, comunque alle tredici arriviamo.

La locazione è un antico stabile ristrutturato alla perfezione, forse fin troppo, la perfezione della ristrutturazione lo rende, esternamente, quasi finto. Comunque bello.
Due ingressi diversificati, ma che danno accesso allo stesso locale, uno denominato “Osteria”: entrando si accede in un piccolo locale con un bancone attrezzato per affettare i salumi, una replica di una antica Berkel fa bella mostra di se dietro il banco, dei tavoli in legno senza apparecchiatura attendono di essere imbanditi di affettati e formaggi per le “merende”.

Il secondo ingresso, denominato “Ristorante” invece da accesso al locale adibito a tal uso, l’ingresso mette in mostra di fronte allo stesso le cucine separate da una porta a vetro che permette di vedere le persone affaccendate in cucina.

Ci accomodiamo in un tavolo quadro apparecchiato discretamente, tovagliato in tinta con i toni del locale. Posate di buon livello e dal design particolare.
Sedie tipiche da osteria, con braccioli e imbottitura comoda alla seduta.
Purtroppo il tavolo è collocato in un corridoio di passaggio che costringe uno dei commensali ad indossare il giubbino durante il pranzo, causa correnti.

Passiamo al pranzo.
Iniziamo tutti con un assaggio di salumi misti.
Si tratta di una selezione un po’ insolita, spazia in parecchie regioni della penisola. Si va dal Capocollo pugliese al Salame mantovano, passando per un salume d’asino trentino particolare.
Sei assaggi di prodotti ricercati, frutto di un attenta ricerca. Ottimi.

Unico neo il servizio da parte del patron, gestore del piatto stesso: se lecita e dovuta è una breve descrizione del piatto, noiosa e imbarazzante è una sosta di 5/6 minuti al tavolo a “raccontare” particolari non richiesti; tanto più con dei clienti che si vedono per la prima volta.

Primo piatto: pennette ai fegatini di coniglio.
La bocciatura completa della cucina è causa di questi primi piatti degustati.
Mi vengono servite delle banalissime penne industriali condite con un pomodoro stracotto e acido.
Un'untuosità del piatto invadente, non si riusciva a gustare l’amarognolo classico dei fegatini da tanta invadenza di acido e unto. Il tutto spolverato di prezzemolo, inclassificabile.
Anzi, classificato come causa del mio mal di testa solo 20 minuti dopo aver lasciato il locale, ancora sulla strada del ritorno.
Assaggio delle tagliatelle con lepre e funghi dal piatto del mio vicino, riscontrando la stessa untuosità, accompagnata da bocconi di carne asciutti e slegati dal resto del piatto.
Entrambi i piatti sono stati consumati più per fame che per gusto.

Saltiamo a piè pari il secondo, scegliendo una selezione di formaggi e confettura.
Ottimi: 6/7 assaggi di prodotti frutto di un attenta ricerca, vale lo stesso discorso fatto per i salumi.

Concludiamo con un caffè nella norma.

Il pasto è accompagnato da una bottiglia di Sassella, sottozona di Valtellina, frutto di uva Chiavennasca (Nebbiolo in Piemonte) giusta sapidità, leggermente astringente, come giusto che sia appena aperta, si esprime poi al meglio negli ampi calici.
Peccato che i calici stessi non siano stati asciugati a mano e presentino delle ombreggiature e dei forti sentori di brillantante da lavastoviglie.

Alcune considerazioni sull’esperienza provata.

La persona che gestisce il locale, fiduciario di zona di Slow Food mi pare, è impegnato in una continua ricerca, lo si vede dalla lista vini (attenta ed equilibrata di etichette di ricerca), lo si nota dalla selezione di salumi e formaggi presenti: l’Italia intera è ben rappresentata, strizzando l’occhio alle piccole produzioni.
Però non sto recensendo una posteria o una norcineria.
Un ristorante si fa ricordare sopratutto per le preparazioni di cucina, e se quella è la mano dello chef, accipicchia non ci siamo.

Sono sicuro che la persona incontrata è di sufficiente accortezza per cogliere da questo mio modesto parere la via per migliorare ancora.

In bocca al lupo.

Rinaldo

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