L’itinerario di ritorno dalla Val Venosta a Milano...

Recensione di del 13/08/2012

La Piöda

30 € Prezzo
8 Cucina
9 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 30 €

Recensione

L’itinerario di ritorno dalla Val Venosta a Milano presenta varie alternative panoramicamente bellissime, ma, volendo combinare le gioie del paesaggio e della gastronomia, io e mia moglie decidiamo di fissare Livigno come tappa intermedia per pranzare a La Piöda, un ristorante ben recensito dai Mangioni seppure in tempi non recentissimi.
Livigno nel periodo ferragostano è una località molto trafficata e affollata da turisti, ma arriviamo agevolmente al ristorante, anche se il navigatore non conosce i numeri alti della lunga Via Saroch, ove si trova La Piöda.
Parcheggiamo senza difficoltà negli stalli riservati, che presentano alcuni posti liberi grazie al fatto che siamo arrivati presto, prima delle dodici e trenta.
Anche il ristorante ha numerosi posti liberi, sicché possiamo scegliere la nostra sistemazione. L’interno si presenta accogliente, con ambienti gradevoli caratterizzati da rivestimenti di legno e pietre a vista, ma la temperatura di una giornata solatia ad alta quota ci invita a optare per la soluzione esterna, anche se non si può fruire del panorama dei monti, dato che siamo circondati da edifici. Essendo tra i primi arrivati, possiamo scegliere il tavolo dove accomodarci, in una posizione ove un grande ombrellone ci potrà proteggere dal sole per tutta la durata del pranzo.
Il tavolo è apparecchiato decorosamente con tovaglia e tovaglioli di stoffa e luminosi bicchieri per l’acqua e per il vino. Le sedie, di plastica bordeaux, sono ricoperte da cuscinetti in tinta.

Ci viene portato il menù, che presenta varie proposte gradevoli, prevalentemente ispirate alla tradizione montana ed una ampia lista dei vini, comprendente un discreto numero di mezze bottiglie. Vi è anche la possibilità di farsi servire vini al bicchiere.
Optiamo per mezza bottiglia di Inferno Efesto 2009 Pietro Nera, che viene stappata con professionalità. Il vino, dai bei riflessi di colore rosso rubino ci accompagnerà con il suo sapore armonico ed il suo profumo fruttato.

Ci viene servita anche una bottiglia di acqua minerale. Rifiutandomi di pensare che l’acqua corrente di Livigno, a oltre 1800 metri di quota, non sia di buona qualità, credo che l’assurda diffusione di acque minerali sia legata non tanto al piccolo (o talvolta esoso) guadagno dei ristoratori, quanto piuttosto ad una consolidata abitudine dei consumatori, normalmente non motivata da necessità dietetiche. Forse, si teme di apparire taccagni o incapaci di cogliere le sfumature di sapore di acque differenti, che, in ristoranti costosi e pretenziosi sono elencate in apposite liste di bottiglie provenienti da mezza Europa.

Tra i numerosi piatti comprendenti funghi, di cui sono particolarmente ghiotto, e con l’intento di scambiarci le portate per provare diversi sapori, scegliamo un risotto ai porcini con scimudin, tipico formaggio valtellinese un tempo prodotto con latte di capra e attualmente fatto con latte vaccino, ed un “piatto alpino” costituito da salmì di cervo con polenta e porcini.
La cortese e professionale cameriera ci avverte che dovremo attendere il tempo necessario per la cottura del riso e ci porta un carrello con una cesta di pane, da cui possiamo scegliere i tipi a noi più graditi tra le varietà che ci vengono descritte: oltre al comune pane bianco, sono presenti pagnotte affettate di pane di segale, ai cereali o al latte.

Le due portate richieste ci vengono servite con i cibi ben disposti in piatti dalle forme originali che valorizzano il contenuto.
Entrambi apprezziamo i sapori, scambiandoci commenti positivi sulle preparazioni ed esprimendo solo una piccola riserva sulla cottura del riso, che (secondo il nostro personale e discutibile gusto) avremmo preferito cotto un po’ più a lungo e sulla consistenza della carne di cervo, tenera, ma leggermente fibrosa (come sempre ci è capitato di riscontrare per questo tipo di selvaggina).
Per non appesantirci in modo eccessivo, considerando le quattro ore di auto che ci aspettano nel pomeriggio, limitiamo la nostra ingordigia, ma non ci esimiamo dal chiedere delle cappelle di porcini impanate ed un sorbetto al Braulio, che, anche in questo caso ci dividiamo con piacere.

Le cappelle ci vengono servite su un piatto di ardesia. Sono impanate perfettamente, con una crosticina croccante che valorizza il sapore dei funghi senza sovrastarlo.
In accompagnamento, oltre ad insalata tritata finemente, sono presenti due ricottine a cui ho destinato poca attenzione, tutto preso dal sapore dei porcini.
Il sorbetto al Braulio, amaro che prende il nome dalla valle che si distende da Bormio al Passo dello Stelvio, ci regala infine un gusto aromatico molto piacevole, che abbiamo imparato ad apprezzare solo di recente.

In conclusione, la cucina ci è piaciuta per la disponibilità di una gamma di piatti tradizionali che invoglia all’assaggio, tanto da suscitare il desiderio di ritornare per provare le altre proposte del menù. L’ambiente è molto gradevole all’interno, mentre all’esterno non si riscontrano elementi di pregio. Va sottolineata la presenza di una toilette moderna dalla pulizia impeccabile. Il servizio è cortese e professionale, senza formalismi eccessivi.

Il conto di 59,50 euro è determinato da piatti il cui costo presenta variazioni significative non solo in relazione al pregio del prodotto, ma anche in relazione alle proposte del giorno o alla composizione dei menù dello chef. Per la valutazione del costo credo che sia corretto tenere anche conto del regime fiscale agevolato tuttora vigente, storicamente concesso ai tempi in cui l’abitato di Livigno rimaneva isolato per tutto il periodo invernale.
Nel dettaglio: 11 euro per il risotto, 14 euro per il piatto alpino, 16,50 euro per le cappelle di porcini, 6 euro per il sorbetto al braulio, 9,50 euro per il vino, 2,50 euro per l’acqua, niente coperto.

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Invito cortesemente la redazione a valutare l’appropriatezza del commento sull’uso ingiustificato di acque minerali, considerando il suo significato di validità generale (per quanto evocato da un comportamento riscontrato nel ristorante censito).
Grazie per l’attenzione.
Un cordiale saluto da
Enzo Vaghi

(non spetta alla Redazione cogliere il significato di quanto scritto dal cortese Recensore ma ai lettori che potranno trarne le opportune valutazioni, ndr)

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