Licata è una cittadina della provincia di Agrigent...

Recensione di del 04/08/2011

La Madia

130 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 130 €

Recensione

Licata è una cittadina della provincia di Agrigento piuttosto lontana dai circuiti turistici tradizionali. E’ insomma improbabile che ci si trovi a passarvi per caso, ma si deve proprio desiderare arrivarvi e una delle ragioni che può portarvi a Licata è sicuramente la cucina di Pino Cuttaia.
Il locale si trova su una via parecchio affollata di auto parcheggiate in modi non proprio ortodossi, e di altre auto che tentano disperatamente di farsi strada in un traffico reso certamente “critico” dalla piccola dimensione delle strade del centro. Ad ogni buon conto non dovrebbe esservi troppo difficile parcheggiare quando il vostro navigatore satellitare vi informerà che siete a poche centinaia di metri dall’indirizzo che avrete impostato, e fare quindi il resto del tragitto a piedi. Quello che potrà non essere banale è individuare il ristorante, visto il suo ingresso piuttosto anonimo.

Colpisce, una volta apertasi la porta, un lungo corridoio, al fondo del quale si trovano da un lato la cucina, e dall’altro la sala da pranzo. E qui ci si trova proiettati in un ambiente estremamente elegante, senza apparire però troppo “freddo”, che crea un piacevole contrasto con la confusione del centro abitato in cui si era sino a pochi secondi prima. Un ambiente che inizia a “coccolare” il commensale, ancora prima che inizi il pasto vero e proprio.
Le tavole sono ben distanziate tra di loro, buona la luminosità del locale, così come la mise en place.

Opto per il menu creativo, con una variante, ovvero la sostituzione del secondo con il maialino dei Nebrodi che non avevo ancora avuto modo di gustare (scelta che si sarebbe rivelata poi particolarmente felice).

Un piccolo problema si è presentato con la scelta dei vini: non è infatti possibile una degustazione al calice poiché altrimenti “rimarrebbero troppe bottiglie aperte e mezze piene”. Questa è la risposta che mi viene fornita dalla persona addetta al servizio del vino (per sapere cosa fare delle bottiglie aperte e mezze piene si potrebbe domandare agli altri ristoranti del pianeta che fanno servizio al calice: sarebbe sufficiente concentrarsi su poche etichette, così da limitare il “problema”, anche tenendo conto del fatto che i menu degustazione, che in genere sono accompagnati dal servizio al bicchiere, sono abbastanza “definiti”). La mia seconda domanda è quindi di avere un qualche suggerimento circa il vino da abbinare al menu creativo, dal momento che mi viene presentata una carta dei vini piuttosto importante, e quindi l’orientarsi non è banalissimo, soprattutto poiché non avevo chiara percezione delle portate del menu. Chiedo quindi un suggerimento su un bianco siciliano, non eccessivamente di corpo, cosicché potesse essere un buon accompagnamento a tutto il pasto. Come risposta mi viene indicata la pagina in cui erano elencati i vini bianchi siciliani con un invito a scegliere tra quelli presentati. Beh, a questo punto faccio da me, ed opto per uno Chardonnay che si rivelerà un discreto accompagnamento al pasto.
Tutt’altra musica per quanto riguarda il cibo ed il suo servizio. Cortese, celere, con buona presentazione dei piatti. Un trionfo di colori e sapori della Sicilia.

Si inizia con una degustazione di olio locale, con vari tipi di pane, e si prosegue con un crescendo di sapori e sensazioni memorabili.
Cosa ricordare in questa sede: senza dubbio il battuto iniziale di alici, una sorta di dipinto inneggiante al mare ed alla Sicilia, il commovente, non esito a definirlo tale, merluzzo affumicato alla pigna (in cui gusto del merluzzo è esaltato dal sentore boschivo che lo accompagna), la spettacolare parmigiana di melanzane del giorno dopo (un puré di melanzana con tuorlo e ricotta ed una spuma di parmigiano e caciocavallo: perfetta per delicatezza e sapidità), l’indovinato arancino al forno (meravigliosamente croccante) con tisana di triglia fritta, gli spaghetti con scampi (a prima vista banali, ma anch’essi ottimi), il delicatissimo maialino dei Nebrodi.
Prima del dessert, una granita (perfetta la preparazione, con piccolissimi cristalli di ghiaccio che appena messi in bocca si sciolgono istantaneamente) con piccola brioche da imbottire, seguita poi dalla celebre cornucopia accompagnata dal gelato al Vecchio Samperi: un monumento ai dolci siciliani!

Ogni piatto del menu degustazione non è costituito da un solo assaggio, che si conclude con un paio di bocconi, ma è consistente: si tratta di piatti decisamente elaborati, ma dove la tecnica non è mai in prima fila. Lo chef, persona che è apparsa molto cortese e disponibile, è spesso presente in sala, e si intrattiene, quando non impegnato in cucina, a chiacchierare con gli ospiti, per presentare la propria cucina e rispondere agli interrogativi ed alle curiosità dei commensali.
In sintesi, la cucina di Cuttaia è un ottimo equilibrio tra tradizione ed innovazione, semplicità e complessità, e vale sicuramente un viaggio a Licata. Alcuni piatti vi rimarranno sicuramente nella memoria nei giorni a seguire, e probabilmente anche in un intervallo di tempo più lungo.
Il tutto a 130 euro (90 euro il costo del menu degustazione).

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