Via Chiodo a La Spezia, era anni fa la via dove i ...

Recensione di del 19/09/2012

Bar Peola

20 € Prezzo
7 Cucina
5 Ambiente
4 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Negativo
Prezzo per persona bevande incluse: 20 €

Recensione

Via Chiodo a La Spezia, era anni fa la via dove i giovani passeggiavano nelle ore ante cena. Al centro di via Chiodo vi era il bar Paola, salotto buono della città, un piccolo bar con pochissima possibilità di sedersi all’interno, scarsissima possibilità all’esterno, nella bella stagione, ma sempre affollatissimo dentro e fuori di personaggi svariati. Si passava dai professionisti affermati, agli industriali della cantieristica navale, ai bancari ai nulla facenti. Tantissime leggende sono nate in questo salotto, che ancora oggi passano di bocca in bocca tra noi ultrasessantenni e chi non ricorda il sarcasmo di Gino Patroni, seduto con la schiena appoggiata alla prima colonna del portico?
Orbene attratto dai ricordi, e dal non averlo più frequentato negli ultimi decenni, accetto un invito di alcuni amici per fare due chiacchiere degustando alcune bollicine, sia italiane che francesi sotto l’egida di una condotta locale, con il compito poi di valutare.
Purtroppo il locale non è più il solito, ma come dico sempre anch’io non sono più quello che veniva al Peola con la Lacoste, il pulloverino di cachemire a controllare il passeggio serale.
Il bar è stato, giustamente rinnovato ed ampliato, con un grosso bancone al posto dello striminzito bancone ove abbiamo imparato ad apprezzare i primi vini bianchi della nostra vita.
Ricordo lo sconosciuto, per noi, Corvo di Salaparuta, oppure i primi bianchi altoatesini profumati, con semplice accompagnamento di patatine fritte, olive e noccioline salate, è stata la prima esperienza di vini di etichetta, quando invece eravamamo abituati all'aperitivo con un classico vino bianco toscano bevuto all'osteria.

Questa sera le degustazioni sono fra alcuni bianchi francesi prodotti con il metodo Champenoise e con i cinque classici vitigni del disciplinare, ed il nostro metodo Charmat.
Non mi soffermerò molto sui vini, in quanto il primo lato negativo della serata è la banalità della scelta.
E’ facile, anche per i meno addetti ai lavori riconoscere la differenza di perlage fra questi vini, sarebbe stato molto più interessante vedere un confronto fra i nostri vini bollicinati, che da alcuni anni nulla hanno a che invidiare ai cugini d’oltralpe.
Un cappellino rosso, agli organizzatori, in quanto, malgrado la quota associativa annua, hanno richiesto per gli assaggi un importo pari a 20 ero cadauno, importo con il quale si può tranquillamente fare una cena completa presso un medio ristorante.
I tempi forse sono cambiati, ma sono convinto che con un giro di telefonate e sotto il nome della condotta era forse facile avere direttamente dai produttori assaggi del loro operato a prezzi molto ristretti se non omaggi.
Non è la prima volta che opto per una critica agli organizzatori della condotta, in quanto già in precedenza il prezzo di una cena è stato veramente eccessivo, come si può leggere su alcune altre mie recensioni.
Teniamo conto del fatto che oltre ad essere serate promozionali per il locale stesso, ci siamo anche sempre trovati di fronte ad un menu preorganizzato e con portate fisse quindi con spesa minore da parte del ristoratore stesso rispetto alla classica cena a menu.
Anche nella precedente esperienza oltretutto la qualità e la quantità delle portate sono state veramente al di sotto del normale standard del locale.

Questa volta, fnger food si legge sulla locandina, perfetto penso io così oltre all’assaggio dei vini, accompagniamo le chiacchiere con qualche cosa di consistente sotto i denti.
Niente di più inesatto, ci vengono portate alcune cruditè di verdura, le solite carote alla julienne, qualche finocchio e non so che altro, in quanto non è questo l’accompagnamento ideale per un assaggio di vini, la verdura cruda ha troppo liquido e sapori che non si accostano con il vino al palato.
Ci servono anche qualche tartina, alla quale non sono riuscito nemmeno ad avvicinarmi, ed un patè, non ben definito con sopra un’acciuga salata, ben difficile da gustare in quanto non ci hanno neppure servito delle posate, per completare e forse perché si sono sentiti criticati, ci servono alcuni canestrini di pane che almeno servono per preparare la bocca alla successiva degustazione.
Conclusione: completa delusione per l’organizzazione, per il servizio e per il rapporto qualita/prezzo.

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