Domenica italiana dedicata alla famiglia, alla gen...

Recensione di del 11/03/2012

Caffè La Crepa

50 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 50 €

Recensione

Domenica italiana dedicata alla famiglia, alla genitrice che esprime il desiderio di tornare in quel di Isola Dovarese vicino a Cremona.
All’uscita del casello di Cremona in venti minuti si raggiunge questo bel paese circondato da un’ansa dell’Oglio, Isola deve il suo nome alla famiglia Dovara che ottenne il paese dal comune di Cremona: il borgo passerà più tardi “spontaneamente” sotto i Gonzaga e decisamente gonzaghesca è la piazza centrale del paese. Sorge da là poco distante, una bella parrocchiale costruita su un nucleo del XV secolo; la chiesa è dedicata a San Niccolò e gestita con piglio deciso da un parroco che non vi meravigliereste di trovare sul pulpito a Brescello.
Domenica italiana: dopo la Messa pranzo in famiglia come una volta, perché la cucina del Caffè La Crepa mi richiama alla mente, non tanto per ricette quanto per cura e rispetto della tradizione, la nostra cucina della domenica; quella di quando noi bambini volevamo terminare in fretta per andare a giocare.
Il Caffè la Crepa, luogo di grande piacevolezza, è ospitato nel Palazzo della Guardia nella piazza centrale. Un piccolo porticato, che d’estate funge da de hors, introduce all’ingresso principale e ad una sala dove troneggia il bancone del bar, il resto dell’ambiente si declina in una serie di sale e salette arredate con gusto.
Il servizio è svolto con garbo ed efficienza, il ristorante è a gestione famigliare e famigliare è l’atmosfera che si respira. Il via vai, in questo solatio mezzogiorno domenicale, di habitué per l’aperitivo al bancone racconta di un’Italia di altri tempi.
Ci accomodiamo al tavolo nella saletta del glicine in due comode poltroncine rosse.
Una visita precedente mi aveva visto concentrato sui pesci d’acqua dolce, presenti in carta con diversi piatti e culminati con una composizione di luccio ed anguilla.
Oggi è la volta della ciccia, da una bella carta dei vini scelgo il Maiuscolo di Fausto Andi un Pinot nero vinificato in rosa, giusto compromesso per le scelte che andremo a fare.

Dopo un crostino con una mousse di prosciutto partiamo con un antipasto in due, pane e salame . Dieci fette di salame di due qualità differenti, ovvero due mani diverse come le definirà il “patrón familiae” del ristorante. Il salame è servito con una piccola giardiniera e pane tostato in forno. Stagionatura ineccepibile con una preferenza per quello a grana un po’ più grossa.

Primi piatti; scelgo per un piatto “esotico” Testaroli con ragù d’oca e finocchietto . Il testarolo è un impasto di acqua e farina cotto su un testo caldo, tagliato a pezzi, lessato in acqua bollente; in Lunigiana dove è di casa, spesso è accompagnato dal pesto. Il ragù d’oca con le sue brave verdurine e qualche lenticchia non fa rimpiangere assolutamente la salsa ligure per eccellenza, anzi si sposa benissimo alla “spugnosità” tipica del testarolo. Una spolverata di parmigiano e il sentore del finocchietto che ben si lega all’oca completano il tutto. Una nota di merito per la fattura e cottura dei testaroli che hanno mantenuto una buona elasticità e masticabilità.

Mia madre negozia per una porzione scarsa di trippa in brodo, scarsa per poter gustare anche il secondo. Ahimè, la scarsità non è di questo mondo e mi devo sacrificare per finire la porzione! Un piatto ovale bianco sorregge la tazza da brodo con le trippe ed un contenitore più piccolo per il grana padano. Le trippe, data la delicatezza credo di vitello, sono abbondanti e tagliate a fettuccine, il brodo arrossato dal pomodoro è profumato e gustoso, qualche cubetto di carota occhieggia qua e là. Evapora quasi subito.
Sarei tentato di provare con nonchalance, come facevo da bambino, a recuperare con i denti il formaggio grattugiato scioltosi nel brodo e rimasto attaccato al cucchiaio, resisto alla tentazione ma cedo a quella del pezzetto di pane intinto nell’ultimo goccio di brodo. Adoro la trippa, anche se d’abitudine la mangio sempre asciutta, in brodo la faceva la nonna altoatesina; mi sa che la prossima volta cambio ricetta.

Passiamo ai secondi piatti:
Faraona alla Creta ricetta tratta da “Viaggio nella Valle del Po” nota trasmissione televisiva del 1967 di Mario Soldati, faraona che avevo avuto già modo di assaggiare altrove con risultati non proprio incoraggianti. Qua invece siamo a ben altri livelli: un ventaglio di petto ed un’ala accomodata sul piatto con un po’ di purè, qualche patatina arrosto, un finocchio ed una cimetta di cavolfiore gratinate. La pelle pallida dell’animale, ovviamente essendo stata cotta nella creta, copre carni morbide, mostose e saporite, condite dal proprio grasso, un piatto lineare dalla perfetta cottura.
Mia madre sceglie Rognoncini di vitello trifolati, lei solitamente molto critica, quasi “rognosa” sul rognone e la sua preparazione, a parte un mormorato “magari un filo più rosa”, mangia tutto con gusto trovandolo molto buono e dal condimento equilibrato.
L’equilibrio! È proprio questa la cifra della cucina e dell’ospitalità dei Malinverni, ricette fortemente legate alla tradizione all’insegna dell’equilibrio dei sapori, condimenti e quantità. Non è un desco dal quale ti alzi appesantito, non è una tavola dove devi aspettare ore per mangiare, anzi una giusta rapidità di servizio ti permette di non abbrutirti con la paniera ed il vino tra una portata e l’altra; ci siamo seduti alle 12:00 e dopo un’ora e mezza neanche paghiamo il conto. Cucina lineare, materie prime ottime, d’estate verdura dell’orto ed erbe spontanee, tutti ingredienti che rendono la cucina dei Malinverni subito congeniale, quasi la conoscessi e consumassi da tempo. Famigliare insomma.

Terminiamo con due caffè ed un paio di biscottini offerti. Compro un vaso della loro giardiniera e del lambrusco.
Il conto è onesto ed ammonta, escluso lo shopping, a 99 euro di cui 20 per il vino.

Domenica italiana; attraversando la sgombra piazza del paese alle 13:40 di questo giorno, prodromo dell’imminente primavera, mi sembra di sentir il tintinnio di posate ed il chiacchiericcio delle famiglie riunitesi alla tavola della domenica. Forse dovremmo tutti ripartire da qua.

Cucina € 79
Cantina € 20

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