Quando, da bambino, percorrevo con i miei genitori...

Recensione di del 07/04/2012

Al Vecchio Scalo

18 € Prezzo
6 Cucina
5 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 18 €

Recensione

Quando, da bambino, percorrevo con i miei genitori l'autostrada che collega Genova, mia città natale, a Milano, mia città di residenza, mi chiedevo spesso come fosse la vita di quei borghi della val Borbera che vedevo scorrere dal finestrino dell'auto. Paesi che, cresciuti lungo la strada che un tempo aveva visto transitare merci e persone tra la Liguria e il Piemonte, subirono un inevitabile spopolamento dopo la costruzione dell'autostrada A7 che assorbì gran parte del traffico veicolare. Paesi un po' grigi e poco soleggiati, con case inframmezzate da opifici e strutture di vario genere, non sempre architettonicamente apprezzabili. La mia curiosità di bambino è stata soddisfatta l'altra sera quando, percorrendo l'autostrada verso Genova e dovendo fermarmi per la cena, dopo aver consultato ilmangione.it ho prenotato presso "Al Vecchio Scalo" di Isola del Cantone. Le recensioni positive de ilmangione.it - e la non sopìta curiosità degli anni andati - hanno fatto premio sull'idea di cenare nella città della Lanterna in luoghi a me già noti. Entriamo nel locale, che dall'esterno si presenta come un vecchio bar di paese, molto presto, verso le 19:45.
Sorpassato il bancone del bar, si accede alla sala della trattoria attraverso una porta che passa a fianco della angusta cucina.
La sala è arredata in modo semplice, su un tavolo posto di lato sono allineate diverse colombe pasquali e alcune teglie che contengono torte salate.
Veniamo fatti accomodare ad un tavolo apparecchiato con tovaglie e tovaglioli di carta, posateria d'ordine, bicchieri di vetro spesso.
Un commensale mi fa notare che nella cucina una signora sta preparando, a mano, i ravioli: registro la notizia come segno di genuinità delle portate che ci accingiamo ad ordinare. Con assai minor favore mi avvedo della presenza di un cane che gironzola tra la sala, la cucina e l'attiguo bar. Non ho nulla contro gli animali, che anzi mi piacciono molto, ma non gradisco pensare che un cane possa avere libero accesso al locale dove si stanno preparando i cibi che mi verranno somministrati.
Si avvicina al nostro tavolo un distinto signore sulla sessantina che ci porge la carta del menù. Scegliamo di farci portare due antipasti misti della casa: si tratta di salame della val Borbera, bresaola ed altri insaccati locali, lardo d'Arnad, pancetta piacentina e formaggi della zona. Il tutto accompagnato da acqua minerale gassata e vino rosso sfuso dei Colli di Luni. La portata non delude: il salame è molto fresco ma buono, ed anche gli altri insaccati raccolgono il gradimento dei commensali.
E' il momento di ordinare i primi: l'idea di assaggiare la pasta preparata a mano dalla cuoca solletica il palato di tutta la comitiva e dunque comandiamo ravioli genovesi al vino, ravioli al ragù, tortelli di patate con fonduta di gorgonzola e carciofi croccanti, e ravioli con trevisana e speck. A me toccano i ravioli genovesi al vino, serviti bolliti - come tradizione vuole - in una scodella nella quale viene poi versato il vino.
La pasta del raviolo è piuttosto dura, forse una cottura più prolungata sarebbe stata preferibile. Anche il ripieno delude non poco: il sapore della abbondante noce moscata sovrasta i restanti ingredienti e mal si sposa con il vino. Finisco la portata con fatica. Analoghi giudizi vengono espressi dagli altri commensali rispetto ai ravioli con trevisana e speck ed ai ravioli al ragù. I tortelli di patate con fonduta di gorgonzola e carciofi croccanti appaiono più convincenti.
Concludiamo con i caffè.
Conto di settanta euro per quattro persone.
L'impressione raccolta è che, dietro un'apparente modestia, il locale si connoti per una certa - malcelata - pretenziosità che tuttavia non sembra trovare riscontro nella qualità delle portate.

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