Eccomi, dopo tanto, in quel di Rovereto! Graziosa ...

Recensione di del 05/07/2011

Locanda delle Tre Chiavi

51 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 51 €

Recensione

Eccomi, dopo tanto, in quel di Rovereto! Graziosa cittadina trentina sede di un prestigioso museo di Arte Moderna nonché città natale, tra gli altri, di Fortunato Depero artista futurista, i suoi manifesti della Campari dipinti oltre 70 anni fa si vedono ancora in giro.
Parto dopo il lavoro da quel di Verona con obbiettivo Isera per cenare alle Tre Chiavi e far poi prua alla volta di casa in quel di Milano. La tappa nella città del rovere (il toponimo latino è Roboretus ed in latino Roboretum indica una selva di querce, albero che abbonda nella zona) è obbligatoria. Sia per rivedere la città della mia nonnetta paterna, avrebbe 105 anni ormai ed è morta tre settimane prima dei cento, che per far del bene all’economia spendendo un po’ di soldini.
Sono due gli obbiettivi: uno i probusti! L’altro una piccola bottega artigiana, adiacente al museo futurista ricavato nella casa di Depero, volevo comprarmi una delle coloratissime repliche dei suoi panciotti futuristi; già pregustavo lo scandalo suscitato nei colleghi in grigio della banca! Dovrò però rimandare l’opera d’eversione visto che ho beccato il giorno di riposo della bottega, ma fortunatamente non ho beccato quello della Macelleria Romano Giuliani nella centralissima Via Rialto 36. Entro e credo di esser stato servito da lui mȇme, un gentile signore diversamente giovane che per “l’astronomica” cifra di 5 euro mi vende quattro probusti ed un paio d’etti di pasta di lucanica; sorrido al pensiero di aver preso in giro mia nonna quando chiamava probusti i würstel ritrovandomi ora a comprarli dall’unica macelleria che ancora li produce. Accompagneranno degnamente i crauti ed i Grammelknödel del pranzo domenicale, data la scarsa “ars culinaria” richiesta per bollirli non starò ad assaggiarli in loco.
Intanto si è fatta ora per avviarsi alla volta d’Isera che raggiungo in 10 minuti. Delizioso paesino sulle colline sopra Rovereto, lindo e pulito ospita la Locanda delle Tre Chiavi, piacevole locale tutto dedicato al territorio e alla riscoperta dei prodotti locali. La locanda si trova in una struttura in pietra che era una volta un cantina vinicola, i tavoli apparecchiati nella corte interna sono riparati da eventuali acquazzoni grazie ad una ampia “vela” che sovrasta il tutto, le tavole apparecchiate sui toni caldi del tabacco sono discoste le une dalle altre, sedute comode e belle posate. In una delle sale sono in esposizione i prodotti acquistabili presso di loro, vini, salumi, formaggi, sciroppi di frutta.
Il servizio è rapido e cortese, mi fanno scegliere il tavolo che preferisco e vengo fatto accomodare; sono arrivato presto ma già qualcuno è seduto al tavolo, altri ne arriveranno in seguito.
Il simpatico cameriere mi porta la lista dei cibi e delle bevande, dato il viaggio di ritorno a Milano berrò del vino a bicchiere.

Invito della casa una terrina di maialino (parti meno nobili) con olio al pistacchio, un’eccessiva sensazione di grassezza non me lo rende grato.
Antipasto: Tortel di Patate una sorta di “blinis” di purea di patate saltato sulla piastra con puzzone di Moena fuso e cappucci accompagna la mortandela affumicata della Val di Non, luganega stagionata, speck e carne di cavallo affumicata. Antipasto che ho accompagnato ad una piccola birra della Val di Fiemme, lager artigianale intensamente luppolata e decisamente adatta al piatto.
Il tortel è evaporato subito mentre ho centellinato con più tranquillità gli affettati di ottima qualità tra i quali ovviamente spiccava la mortandella dalla particolare consistenza simile ad una “finocchiona toscana”, carni poco compresse e morbide, buona la speziatura e l’affumicatura presente ma non eccessiva. Me la vedrei bene su una buona polenta calda appena versata sulla spianatoia.
Altrettanto interessante la carne di cavallo.

Primo Piatto: i Maltagliati Saraceni con la Ciuiga non c’erano essendo fuori stagione per l’insaccato (il che mi costringerà a tornare a settembre/ottobre, uno sporco lavoro lo so, ma qualcuno deve farlo!).
Opto allora per Bigoi di farro con bottarga di trota delle Giudicarie , una zona che comprende l’alto corso del Sarca dalla sorgente in Val Rendena, il Chiese fino allo sbocco nel lago d’Idro. Piatto decisamente mediterraneo giocato su sapori del pomodoro, delle olive e della bottarga di trota che personalmente trovo non abbia nulla ad invidiare alla cugina sarda.
Accompagno il piatto con un calice di Traminer di Volano, Maso Bastie. Profumi ampi di frutta matura fiori bianchi il corpo segue meno, avrebbe sopportato un po’ più di acidità comunque contrasta piacevolmente con l’intensità della bottarga.

Passo al secondo e la scelta, mercé la calura estiva, cade nuovamente sul pesce, Salmerino in crosta d’erbe alla griglia che sarà accompagnato da un calice di rosso, un Marzemino (siamo o non siamo ad Isera?) Superiore Vivallis, profumi gentili e piacevole vena amarognola. Buono il salmerino cotto alla perfezione, una nota ben presente di aneto sposa benissimo le carni di questo salmonoide di casa nei torrenti trentini.
Chiaccherando con il cameriere per scegliere i vini avevo mostrato un po’ di indecisone sui rossi e gentilmente mi fa assaggiare un goccio di Rebo, incrocio tra Merlot e Marzemino che mi sembrava di ricordare non particolarmente esaltante. Impressione riconfermata: come a dire “donne e buoi dei paesi tuoi”, questo matrimonio tra l’autoctono Marzemino e l’alloctono Merlot, che se la starà a menare tra i villici dei suoi parenti che stanno nei Chateau francesi, non mi è sembrato assolutamente ben riuscito.

Una piccola degustazione di formaggi, Vezzena, Casolet della Val di Sole ed un formaggio affinato nell’enantio (Lambrusco a foglia frastagliata per i pignolini) concludono la piacevolissima serata in quest’angolo di pace e tranquillità. Da tornarci per altre specialità ma anche per l’amenità del luogo e la gentilezza del servizio.
La cucina è lineare, molto focalizzata sul locale e sul km zero senza per questo limitarsi a ricette strettamente del territorio, quel guizzo di fantasia, innovazione e leggerezza che fa la differenza è ben presente.

Un ultima considerazione sull’acqua microfiltrata di una vicina fonte, perché microfiltrarla? Non è acqua del sindaco, è acqua di fonte, comunque non era in conto come non era in conto il coperto. Totale ristorante € 42. Due calici di vino € 6. Una birra piccola € 3.
Buon appetito!

Gabriele

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