Un anniversario di matrimonio, soprattutto se è il...

Recensione di del 06/10/2012

San Domenico

210 € Prezzo
8 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 210 €

Recensione

Un anniversario di matrimonio, soprattutto se è il ventesimo, va festeggiato in maniera adeguata: la scelta è caduta sul San Domenico che ci aveva visto ospiti vent’anni fa per festeggiare l’inizio del nostro meraviglioso viaggio.
I parametri sono di eccellenza, qui nulla è lasciato al caso, dall’arredamento sontuoso e accogliente, alle vettovaglie: anche il fatidico esame della toilette viene superato a pieni voti. Nota disdicevole è il parcheggio, soprattutto di sabato sera come nel nostro caso. Occorre preventivare una mezzoretta buona per sbrigare la pratica, ma questo non è una colpa del ristorante!
Tavoli ben distanziati, ambiente silenzioso e forse fin troppo ovattato, hai quasi l’impressione che i vicini di tavolo stiano ridacchiando per le paroline dolci che sussurri alla tua compagna. Il menu è ampio e lussureggiante, i prezzi non sono proprio alla portata di tutti: optiamo entrambi per il menu degustazione di sei portate, quantificato in 160 euro a testa. Nota abbastanza stonata: anche nel menu della Signora vengono riportati i prezzi delle portate, cosa che non si addice proprio ad un locale a tal livello.

Evito anche la lettura della carta dei vini, formato enciclopedia Treccani, e punto direttamente su uno dei miei cavalli di battaglia: Frnciacorta Ca del Bosco cuvée prestige. E’ sabato sera, l’etilometro non celebra anniversari e non guarda in faccia a nessuno: lo scarso interesse della Polizia Stradale alla nostra festa ci induce a berne solo poco più di metà. Una coltellata al alla schiena forse mi faceva meno male!
Il cestino dei pani e dei grissini è ad un livello stratosferico: nonostante il buon proposito di rimanere leggeri per assaporare in pieno il nostro menu degustazione siamo riusciti a svuotarlo per ben due volte. Irresistibile.

E coccolati da un servizio impeccabile e premuroso, iniziamo il nostro volo con code di mazzancolle in tempura con fonduta di peperoni rossi dolci e perle di verdure. Ottima cottura e bella presentazione del piatto, nell’insieme si presenta ben equilibrato, anche se come portata mi sembra un po’ scontata e con scarsi guizzi di fantasia.

Ma l’inizio è sicuramente molto positivo e ci avviciniamo al secondo assaggio di antipasto, Coda di astice brasata con verze al rosmarino e funghi dell’Appennino, che abbiamo apprezzato in pieno. Ottimo l’abbinamento pesce/verdure, con le verze cui è stato tolto il tipico sapore acre grazie ai funghi. Una girandola di creme colorate sul fondo ne accresce l’impatto visivo.

Una sosta un po’ più lunga del previsto ci introduce all’ultimo assaggio di antipasti, una gigantesca noce di capesante con crema di zafferano. Il giudizio è sempre il medesimo, ormai ci siamo fatti una idea della cucina di questo locale: pesce freschissimo, ottime cotture, belle presentazioni, tutto accurato, ma inventiva un po’ latitante, ti saresti aspettato qualcosa di stupefacente e innovativo.

E dobbiamo ricrederci con il primo piatto a seguire, gnocchi di patate rosse di Imola con ragù di crostacei al dragoncello. Qui raggiungiamo un livello molto elevato nella ristorazione, dove un equilibrato e delicatissimo ragù di astice viene soavemente rinfrescato dalla spezia, con leggere ambrature di agrumo. Uno sguardo con la mia compagna e ci intendiamo al volo: nonostante l’ambiente raffinato ci tuffiamo nel cestino dei pani e ci gustiamo questa “sconveniente“ scarpetta che a mio avviso farà storcere il naso a qualche benpensante, ma rende onore allo chef.

La sazietà inizia a farsi sentire, l’approccio con il piatto principale forse viene vissuto leggermente sottotono: filetto di branzino alla lenza con carciofi arrostiti alla mentuccia e mostarda di pomodorini confit. Nulla da segnalare se non che il pesce era leggermente "secco" e la salsa alla mentuccia forse non propriamente azzeccata.

La piccola pasticceria che viene offerta in attesa del dessert principale è un acuto di modestia: un cannolino di mandorle dal sapore molto intenso e fragrante, insieme ad uno schiumino e una microscopica gelatina di fragola. Sinceramente ci saremmo aspettati qualcosa di più.
Anche il dessert poi, pur essendo di ottimo livello, si rivela abbastanza banale, una semplice zuppa inglese accompagnata da una ciotolina di gelato! Qui mi dispiace ma siamo rimasti delusi: per quanto tu possa farla bene e con materie prime selezionatissime, non puoi chiedere 200 euro a testa per una cena e servirgli una zuppa inglese. Quella la mangio a casa della mia mamma e forse è anche più buona, o tuttalpiù in pizzeria. Andiamo...

In conclusione posso affermare che il ristorante si presenta sempre su ottimi livelli, ma la spesa richiederebbe a mio parere una marcia in più. Non ho sentito il fuoco vivo dell’artista, ma anzi ho avuto quasi la leggera percezione che ci si sia adagiati un attimino vivendo di allori e stellette gastronomiche.
Il conto poi di 420 euro si rivela decisamente importante: dei 320 euro per i due menu degustazione eravamo consapevoli, ma 90 euro per due bottiglie di minerale e il vino (il cuveè prestige di Ca’ del Bosco lo trovi a 30/35 euro in enoteca) e 10 euro per due caffè ci hanno leggermente sorpresi.
Vediamo tra vent'anni per il prossimo anniversario.

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