Come dire stasera si mangia da Gianfranco Vissani ...

Recensione di del 08/11/2006

San Domenico

90 € Prezzo
9 Cucina
10 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 90 €

Recensione

Come dire stasera si mangia da Gianfranco Vissani o da Gualtiero Marchesi, si va da Nadia e Antonio Santini a Canneto sull’Oglio o in casa di Livia e Alfonso Iaccarino a Sant’Agata sui Due Golfi. Insomma, significa scegliere uno dei migliori ristoranti del bel Paese. Anche se c’è chi dice che il San Domenico sia in declino, demodé. Certo che se tutti i ristoranti sorpassati fossero così, chissà come saranno quelli considerati al top dai critici gastronomici, terrore dei ristoratori d’Italia?

In occasione della tradizionale rassegna enogastronomica e culturale che vede Imola protagonista d’autunno, Il Baccanale, che in sedici giorni trasforma una città e il suo territorio in un grande palcoscenico in cui il protagonista è il cibo, decidiamo di “permetterci” una cena al San Domenico. Il San Domenico vide la luce nel 1970 ad opera di Gianluigi Morini che, su consiglio di Luigi Veronelli, volle per sé e per il suo ristorante il più grande cuoco del tempo, Nino Bergese che, per sette anni, collabora con un giovanissimo Valentino Mercattilli che, alla scomparsa del Bergese, diventa capo chef.
Siamo nel centro storico di Imola e il ristorante si erge su un’area anticamente occupata da una domus romana. Gli ambienti sono eleganti e ricercati, niente è lasciato al caso, tutto rasenta la perfezione. Sugli spaziosi tavoli, vestiti di tovaglie e tovaglioli di lino, bicchieri di cristallo e piatti Richard Ginori appoggiati su sottopiatti in argento, così come la posateria e i portafiori.
Ma veniamo ai fatti: a celebrazione del già citato Baccanale, Valentino Mercattilli crea un menu ad hoc.

Aperitivo con leccornie, ottimo esempio di come stuzzicare un appetito già di per sé eccessivamente “stuzzicato”.

Zuppetta di virtù con crocchetta di scampi al pane bianco.
Un trionfo di legumi ingentiliti dal dolce sapore della crocchetta di scampi e nel quale si percepiscono gli aromi delle erbe, maggiorana e menta su tutte. Azzeccate le diverse consistenze della zuppa con la croccantezza del pane.

Noci di cappesante arrostite con ravioletti al nero di seppia in salsa di paprica dolce.
Perfetti i ravioli per cottura e sapore, anche se visivamente non convincono per l’impatto eccessivamente irregolare e il “nero” innaturale. Il nero di seppia si sposa alla perfezione con il particolare sapore della paprika. Le capesante colpiscono per l’eccezionale sapore neutro.

Tortelli di ricotta di siero di latte con fonduta di parmigiano dolce. Questi tortelli, apparentemente semplicissimi nella loro preparazione, dimostrano la vera eccellenza delle mani dei grandi chef nel creare connubi d’apoteosi. La fonduta di parmigiano amalgama e abbraccia divinamente gli ottimi tortelli.

Riso mantecato con cipolla tostata e sugo di arrosto caramellato allo zucchero di canna.
La mia passione per i risotti è spiegata anche da capolavori come questi anche se non ho amato oltremodo il gusto eccessivamente dolce del sugo d’arrosto dato dal caramello.

Guancialino di vitello al vino rosso con polentina al cavolo nero. Anche solo guardandolo, ci si sente appagati. Godono i sensi, la vista, l’odorato, il gusto.

Piccola pasticceria.
Al di sopra di ogni nostra più rosea aspettativa la piccola pasticceria che abbiamo gustato prima e dopo il caffè.
I dolci assortiti del San Domenico. I decori dei dolci, piccoli capolavori di crema, frutta, cioccolato e caramello, sono delle vere e proprie opere d’arte che non sfigurerebbero nei più blasonati musei.

Infine, il conto: 90 euro a testa per il menu a celebrazione del Baccanale, cifra che non potrò permettermi in molte altre occasioni, ma che rende onore ad un ottima cena. Chapeau.

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