Uno dei ristoranti storici italiani, che oggi si f...

Recensione di del 02/08/2005

San Domenico

235 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 235 €

Recensione

Uno dei ristoranti storici italiani, che oggi si fregia della doppia stella Michelin, è senza dubbio il “San Domenico” di Imola (BO), dato che Giancarlo Morini, su consiglio di Luigi Veronelli, iniziò la sua avventura nel 1970 con il più grande dei cuochi allora viventi: Nino Bergese. Come aiuto, Bergese assumerà poi un giovanissimo Valentino Mercattili, che nel 1977 diverrà capo chef.
Un locale dall’atmosfera reverenziale e classica, magistralmente diretto in sala da Natale Mercattili, fratello dello chef Valentino.
Il parcheggio si rivela un po’ problematico dato che il ristorante si trova nel centro storico di Imola, ma dopo alcune “passate” lungo la Via Sacchi, riusciamo finalmente a sistemare la nostra auto.
Ad accoglierci il patron, con il maître che ci accompagna prontamente al nostro tavolo posto in una delle bellissime sale: quella in cui veniamo fatti accomodare confina col “giardino d’inverno”, dal quale la separa una grande vetrata.
Gli ampi tovagliati ricoprono interamente gli altrettanto ampi tavoli; il nostro, in un angolo, non è dotato di poltrone o sedie ma di un comodo divano in pelle rossa che corre lungo le pareti e ad esse ancorato.
L’arredo della sala è arricchito e completato da pregevoli quadri ad olio.

Iniziamo quindi a consultare il menù con le sue tre proposte di degustazione, di carne o di pesce, che vanno dai 90 ai 115 euro. La nostra scelta ricade sul menù alla carta.
Nel frattempo ci viene offerto un aperitivo – Spumante Metodo Classico Riserva Brut “Equipe 5” - e subito dopo arriva il benvenuto dalla cucina.

In un elegante contenitore di peltro, treccine ferraresi, eccellenti, pane normale e all’olio.

Entrée:
Un grande piatto rettangolare contiene la prima entrée suddivisa in varie piccole preparazioni: “crocchette di sogliola”, gustose e fragranti, “olive all’ascolana”, gustose pur se banali, “piccolo toast al formaggio”, la migliore delle entrée con la sua fragranza ed il suo gusto pieno, “salmone marinato”, discreto ed infine “tartelletta con spuma al prezzemolo”, discreta.
La seconda delle entrée invece è una “Triglia con broccoli, vongole e sughetto di pesce”. Il piccolo filetto di triglia è adagiato su una squisita vellutata di broccoli adagiata, a sua volta, in un ristretto di pesce. Ottima.

La carta dei vini è vastissima e la scelta è imbarazzante. Decidiamo per un Poully Fumé Cuvée Baron de Ladoucette 2000 - 120 euro - vino bianco a base di sauvignon, fresco, fruttato con una leggera nota di fumo, molto gradevole, oltre a note acide persistenti.

Antipasti:
--- “Insalata tiepida di astice al vermouth secco e tartufi di stagione” per me.
Una pietanza a mio parere squisita anche se l’aspetto puramente visivo, non è dei migliori; l’astice, ovviamente decorticato, è accompagnato da una sottile julienne di carote, piccole palline di melone giallo, fagiolini appena scottati, pomodoro confit, insalatina, mandorle fresche e tartufo in lamelle. Insomma un piatto delicatissimo in cui la nota amarognola del vermouth e delle mandorle dialoga amabilmente con il dolce dell’astice. Ad impreziosire il tutto il tartufo, profumatissimo. Voto 10+.

--- “Tre scampi dell’Adriatico in tre cotture” per il mio commensale.
In un piatto rettangolare, lo scampo alla griglia è abbinato a maionese alle bacche di senape; lo scampo è ottimo, la maionese un po’ banale ma ben preparata.
Lo scampo fritto si abbina in maniera superlativa alla crema acida al caviale imperiale, la cui forte nota di acidità ben sposa la tradizionale dolcezza dello scampo, neutralizzando inoltre l’untuosità residua della frittura.
Infine lo scampo al vapore abbinato ad una schiacciata di patate all’olio di oliva extravergine, molto gustosa. La pietanza presenza a tratti note eccessive di sale ma nel complesso è molto buona. Voto 9.

Primi piatti:
--- “Gnocchetti di patate rosse di Imola, con crostacei e fave al profumo di rosmarino fresco” per entrambi.
Perfetti gli gnocchetti per cottura e gusto, pur se dall’aspetto naturalmente irregolare; da notare che l’impiego della patata rossa è ottimo per la preparazione di gnocchi e tortelli in genere, in quanto il suo elevato valore di sostanza secca fa si che regga molto bene la cottura.
Ad accompagnare egregiamente gli gnocchetti, piccoli pezzi di pomodoro confit, crostacei a piccoli pezzi e fave appena scottate, croccanti, che con la loro nota piacevolmente amara contrastano la delicatezza di gnocchi e crostacei. Sopra, una spolverata di eccellente pecorino, ma ciò che rende magico questo piatto è la decisa nota speziata del dragoncello, che conferisce al tutto un gusto davvero unico. Eccellente. Voto 10+.

Secondi piatti:
--- “Coda di astice brasata alla paprika dolce con tortino di riso e tartufo nero” per me.
Anche in questo caso la presentazione dei piatti non è il punto forte dello chef, ma la pietanza è squisita. Adagiata in una salsa semidensa, la coda d’astice brasata è ricoperta da lamine di tartufo ed accanto, in verticale, un parallelepipedo di riso compatto decorato con una profumata foglia di alloro. Il gusto è intenso anche grazie alla presenza discreta della paprika dolce. Squisito. Voto 10.

--- “Trancio di rombo chiodato dell’Adriatico al tegame con salsa di vino bianco alle erbe e carciofini croccanti” per il mio commensale.
Un piatto abbastanza banale anche se con ingredienti di prima scelta; ricorda un po’ le preparazioni fatte in serie dei grandi alberghi. Impersonale ed un po’ salato, non lascia ricordo. Sufficiente. Voto 6.

Durante la nostra cena abbiamo potuto rilevare la professionalità del servizio del personale di sala, anche se a tratti un po’ troppo frettoloso e poco disponibile ad “illustrare” le preparazioni, ma in generale sempre attento e mai invadente.

Predessert:
Tegole di pasta frolla ricoperte di mandorle tostate e piccola pasticceria classica, di gran qualità, in tre piccole alzate.

Dessert:
--- “Zuppetta di ciliegia durone di Vignola al maraschino e gelato di crema” per entrambi.
Al centro di una fondina, adagiata nella salsa di ciliegie di Vignola, una tartelletta funge da supporto alla generosa porzione di squisito gelato alla crema. Molto buona, voto 8.

Al dessert è stato abbinato un Moscato d’Asti “La Rosa Selvatica” di Cardi 2004, dal gusto morbidissimo al palato.

A seguire due caffè, che vengono serviti con un solo tipo di zucchero bianco (manca infatti zucchero di canna e dolcificanti ipocalorici), oltretutto contenuto in piccoli contenitori tetrapak monodose, più adatti ad un bar piuttosto che ad un ristorante blasonato.

Infine due rum El Dorado, 15 años, provenienza Guyana.
Da sottolineare che il ristorante non dispone di una carta dei distillati (fatto inaccettabile per un ristorante di questo livello) e che la scelta tra i rum risulta molto limitata e proposta senza particolare competenza da parte del giovane sommelier.

Infine il conto totale, per due, di 470 euro, di cui 136 per il vino e 36 per caffè e distillati.

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In conclusione un ristorante di ottimo livello, che quasi incredibilmente si presenta però con piccole sbavature nel servizio. Nella linea di cucina del “San Domenico”, si nota una certo indugio con le fritture, in contrasto con la sempre più diffusa tendenza a praticare cotture più semplificate e quindi con il minor apporto possibile di olii e grassi.

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