Sabato trentuno marzo, a cena, ho avuto occasione ...

Recensione di del 31/03/2007

La Mandragola

62 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 62 €

Recensione

Sabato trentuno marzo, a cena, ho avuto occasione di provare questo ristorante vicino a casa mia e consigliatomi da tanti per cucina e servizio.
Arrivo puntuale alle ventuno con la mia ragazza; lo stabile altro non è che una casa colonica rurale ristrutturata, classica a pianta rettangolare e ruotata in modo che il fianco destro dia sulla strada, anteponendo a questa un ampio parcheggio. Davanti all’ingresso un cortile coperto da una grigia ghiaia mentre le aiuole tutto intorno sono molto curate.

Entrando si nota subito una forte intimità dell’ambiente, rumori soffusi e, se non ricordo male, niente musica di fondo. Un solo salone diviso simbolicamente da basse colonne di pietra in due parti simmetriche, trasversalmente. Vedo distante pochi metri alla mia sinistra il bancone del bar mentre l’area alla mia destra è stata arredata per creare un salottino dove accogliere i clienti appena arrivati.

Ci fanno accomodare su delle sedie molto ampie in vimini per offrirci l’aperitivo, anche altre persone erano già sedute per la stessa cosa attendendo che il tavolo venisse pronto. Le pareti e il soffitto di questa parte di stanza sono verniciate di uno strano arancione opaco, cosi come i muri esterni della casa. Dall’altra parte del salone, invece, i tavoli aspettano i clienti.
Pochi in tutto, non più di trentacinque coperti, di forma quadrata ma di lato lungo e quindi abbastanza spaziosi, apparecchiati di tutto punto con una gradevole tovaglia fantasticamente ricamata in blu. Rilassante. I tavoli sono distanziati in modo appropriato.

Le mura sono qui fatte di pietra a vista e i soffitti sono delle volte in roccia. Vedo piccole e basse pareti divisorie e mi accorgo che altro non è che una vecchia stalla organizzata per altri scopi.

Tutte donne,tranne lo chef credo, le cameriere sono vestite in pantaloni, camicia e cravatta neri tranne una ragazza vestita in chiaro che elargiva consigli eno–gastronomici sul menu e carta vini.
Il primo è di grosse dimensioni nonché di facile ed immediata lettura. Poche scelte ma molto mirate con bizzarri (e spero riusciti) abbinamenti culinari. Noto piatti sia di terra che di mare.
La carta dei vini invece offre molte proposte italiane tra bianchi e rossi, divisi ovviamente per regione, ma pure qualche etichetta francese e dal mondo; quindi sufficientemente completa e, non trascurabile, ricarichi davvero molto contenuti.

Ci servono un flûte di bollicine e chiedo cosa sia: l’aperitivo, mi viene risposto. Grazie, questo già lo sapevo…un semplice prosecco seguito da due assaggi davvero sfiziosi.
Cremino di carote, molto denso, con sopra una spuma allo yogurt greco. Non vado pazzo per lo yogurt, ma l’abbinamento era azzeccato.
Una volta terminata questa entrèe veniamo scortati al tavolo.

Il servizio è molto cortese e cerca pure di “darsi un tono” con modi raffinati anche se orientati sull’informale.
Il vino viene servito nel giusto modo e la bottiglia consigliatami, peraltro dal prezzo molto contenuto, era ottima. Un Mjzzu blau & blau 2003, cantine Jermann. Uvaggio Pignolo del Friuli Venezia Giulia. Mai assaggiato, per niente tannico e di gradevole degustazione con sapori delicati come quelli delle vivande da noi scelte. La bottiglia viene appoggiata sulla tavola, a versarla pensiamo noi (nessun problema).

Allora, cominciamo dall’antipasto.
Battuta di cavallo con avocado e olio all’anice stellato.
Servito in un piatto bianco e rettangolare troviamo un cubo di carne cruda di cavallo spezzato nella sua metà dal condimento di avocado ed un qualche tipo di erba, tipo la cipollina, mentre appoggiato sul bordo sinistro del piatto un bianco e corto cucchiaio con l’olio all’anice. Il tutto era decorato da un crostino appoggiato sugli alimenti con fantasia e da una qualche spruzzata qua e là di un ingrediente che non ho riconosciuto, una crema dolce e scura. Lo abbiamo scelto entrambi e ci è piaciuto molto. Scopro con questo piatto che in cucina si divertono nel giocare con le composizioni estetiche dei piatti, molto fantasiose ed originali.

Il personale ci serve rispettando i giusti tempi ma soprattutto i “nostri”.
Quindi ecco arrivare il primo, solo per me.
Gnocchetti alla fonduta di Camembert con erba cipollina.
Davvero ottimi! Talmente buoni che la mia ragazza, dopo averli assaggiati, si è pentita di non averli presi; mi è stato detto che il Camembert è un formaggio francese, io non lo conoscevo, e questa fonduta usata come condimento aveva un gusto molto delicato, una delizia. Il piatto della portata era anche questo bianco e rettangolare, ma mentre nella metà inferiore trovo gnocchi e formaggio nella superiore, in una divisione netta come l’acqua e l’olio, trovo un sugo nero dal sapore molto complesso. Mi faccio una idea: sembra polenta e nero di seppia. Dopo un breve interrogatorio la cameriera mi conferma la polenta e solo quella, dicendo che la ricetta era un segreto dello chef.
Mah, secondo me neppure lei sapeva ma comunque ottimo lo stesso. Ho chiesto un cucchiaio per poterlo mangiare tutto.

Noto che i piatti non sono descritti dal personale, come invece credo meriterebbero.

Il secondo invece, uguali per entrambi, è stato un Filetto di cervo in crosta di pistacchi di Bronte e verdurine in vasetto all’alloro,
Piatto presentato sempre con molta fantasia, troviamo due “palle” di carne al sangue di cervo racchiuse dentro ad una crosta croccante di pistacchio. In mezzo una costruzione caramellata al pistacchio (e parecchio zucchero) mentre alla destra del piatto il vasetto, da aprire, con dentro le verdure (e molto vapore) ed una foglia d’alloro.
Ecco, un buon piatto, carne buona e morbida dal sapore insolito, ma il troppo pistacchio ovunque mi ha un po’ stonato verso la fine. Non ho avuto comunque problemi nel lasciare vuoto il piatto.
Forse avrei preferito il cuore di costata di Angus,proposto in carta con abbinamenti gastronomici interessanti, ma volevo assaggiare una carne diversa visto che me ne veniva data possibilità.

Eccoci al dolce.
Per me: crème brulèe (era scritto cosi, praticamente un budino) alla liquirizia con spuma alla menta piperita.
Molto buono e a chi piace la liquirizia troverà un abbinamento azzeccato.
La spuma alla menta, che sembrava tanto panna montata, era a parte dentro ad una piccola ciotola. Molto morbida e vellutata, si scioglieva dopo poco al contatto con la lingua.

Per la mia ragazza invece un semifreddo alla cannella con chutney di pere e zenzero.
Mi ha detto che le è piaciuto, ma personalmente non l’ho assaggiato e a dire la verità i semifreddi mi hanno stancato.

Abbiamo accompagnato i dolci con un calice di Roan 2002 dell’Alto Adige, cantine Kellerei Terlan, ed un Sauternes 2004 Kressman.

Chiudiamo con i caffè dopo poco.
Noto che in un tavolo poco prima del nostro un signore rovescia il bicchiere pieno di vino sulla tovaglia, inzuppando abbondantemente una grossa fetta della tovaglia. La cameriera è accorsa pronta e lesta per tamponare con tovaglioli, per poi lasciarli sul tavolo a coprire la grossa macchia. Erano più di uno e sopra l’altro, quindi quello a contatto con il braccio del cliente non poteva macchiarsi, ma io comunque avrei cambiato la tovaglia.
Cosi almeno farei se avessi un ristorante.
Non mi piacerebbe finire il pranzo in quello stato, ma forse sono troppo raffinato.

In conclusione un’ottima esperienza! Materie prime di qualità, cosi mi è sembrato, cucinate con la giusta fantasia alla ricerca di gusti nuovi ma non eccessivamente arditi. Piatti presentati con estetica originalità, servizio simpatico, cortese, puntuale nello scegliere tempi e metodi. Una buona carta dei vini a prezzi contenuti. Insomma, ci siamo trovati bene.

Il conto: due coperti 7 euro, due antipasti 20 euro, un primo 9 euro, due secondi 36 euro, due dessert 12 euro, due calici di vino 12 euro,una bottiglia vino 22 euro, acqua 2 euro, due caffè 4 euro. Totale: 124 euro.

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