Incomincerò svelandovi un segreto: desinare al Vig...

Recensione di del 23/12/2010

Al Vigneto

92 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 92 €

Recensione

Incomincerò svelandovi un segreto: desinare al Vigneto è piacere che dovrete dimostrar di meritare! Prima prova, l’orientamento: a Grumello del Monte esistono due “via Don Belotti” perciò, se siete maniaci del navigatore, state molto attenti a non perdervi, come è capitato al sottoscritto. Seconda prova, basata sui riflessi: in prossimità del cancello, dovrete improvvisamente decidere se tenere la destra o a sinistra. Vi avverto perché qualche comunista distratto potrebbe optare inconsciamente per un ”sempre a sinistra” e finirebbe dritto nel vigneto (non il ristorante... proprio tra i filari!). Terza prova, di pazienza ed intuizione: varcato il portone, vi ritroverete in un bell’ambiente rustico costituito da lungo banco bar e da un salottino, dove accomodarsi per ingannare l’attesa. Dopo aver aspettato invano d’essere accolti, scorgerete una vetrinetta con il merchandising della Ray-Ban. A questo punto vi si presenteranno solo due scelte: comprare un paio di occhiali per quella fashion-addicted della vostra fidanzata, oppure sfidare le ire del maître ed avventurarvi da soli sulla scala che porta al secondo piano. Personalmente non ho dubbi e sospingo la Petulante per le scale.

La presenza di tre tavolate piuttosto numerose ha dettato la necessità di concentrare gli sforzi del servizio in un’unica sala. Peccato, perché con la coda dell’occhio intravedo altri spazi che offrirebbero maggiore intimità alla nostra romantica cenetta. Il servizio, di buon livello, rimarrà in lieve affanno per l’intera serata. Pazienza, il personale dimostrerà una solida preparazione ed un senso dell’ospitalità tutto siciliano, tali da trasmettere serenità anche ai nevrotici come me.
La sala, piuttosto affollata, possiede ampie pareti a vetro che concedono un notevole panorama, ed un soffitto a travi molto alto. Disposti intorno ad un bancone centrale, base operativa del personale di sala, stanno i tavoli apparecchiati con gusto. Ehm, simpatico il centro tavola con i tre babbi natale che si ingroppano! L’ambiente, vagamente rustico, è impreziosito da predominanti toni di rosso e da eleganti orchidee. Fiori falsi come Giuda: ingannano così bene da indurmi a fare come San Tommaso e verificare con mano. Mi raccomando di non focalizzare l’attenzione sui miei contrappunti scherzosi, perché il locale è davvero bello e piacevole.

La carta dei vini non è male, ma basta con questo Gewürztraminer! Pensa buona una bella Vitovska con i crudi; o un’Albana con il fritto misto o un alsaziano con le ostriche. Maledetta Vernaccia di San Gimignano, che nessuno pensa mai a te! Tra le opzioni praticabili, sarei tentato dal Moscato giallo ma poi mi piego alla tentazione di provare il celeberrimo Sauvignon Quarz Cantine Terlano, 2008 (spero si capisca che sto studiando con impegno il DVD dei vini allegato a Repubblica).
In attesa della comanda, sgranocchiamo riso soffiato e chips, insieme ad un discreto Franciacorta Brut di Uberti. Convinto che per meritare la stella Michelin non bastino un’ottima selezione di crudi ed un opulento carrello di formaggi, decido di procedere alla carta e scopro che il segreto del successo sta proprio lì dove dovrebbe essere, ovvero in cucina. Alla dolce Petulante spetterà il compito di collaudare il menu degustazione che avrà ben poco da invidiare al mio.

Si comincia con un cucchiaio contenente mousse di caprino, salsa verde ed un pomodorino. Stuzzichino semplice, dalla forte propensione sapida e mediterranea. Inizio discreto ma concettualmente slegato dai profumi delicati e freschi che seguiranno.

Il mio antipasto, carpaccio di pesce bianco ai profumi e sapori mediterranei. In un ampio piatto bianco vengono distribuiti, come colori su di una tavolozza, carpacci di cernia, ombrina e branzino, insaporiti e adornati con pera, mandarino, fragola, insalata soncino ed ancora. Una salatura molto discreta, ma chiaramente percepibile, costituirà l’ago della bilancia di un perfetto equilibrio tra frutto e pesce. Crudo di grande qualità, ma soprattutto grande classe.

Per la mia Bella, un trancetto di tonno rosso crudo con fragoline e pan fritto. Poteva essere un ottimo classico invece, sotto la fragola, c’è una sorpresa: una goccia di aceto balsamico, quello vero. Chapeau.

Per lei, continuazione dell’antipasto con una seconda portata. Tre scampi crudi che emergevano con testa e le chele da un piatto molto fondo. Così, immersi nella zuppetta di cachi e con una spolverata d’amaretto, sembravano nuotare sul fondale di un’acquario. San Tommaso nuovamente mi pervade: devo toccarli per convincermi che non sono vivi. Eleganza setosa dei cachi, dolcezza grassa del gambero crudo con finale amarognolo e sapido all’amaretto.

Il mio primo piatto sarà ravioli di baccalà con sautè di vongole veraci allo zafferano. Piatto calante. Il sautè, rifinito con salsa di zafferano, smarriva la fragranza marina. Ripieno di baccalà inaspettatamente sciapo e poco consistente.
Per lei, regginelle di pasta fresca con gambero rosso e molluschi, chicchi di melograno e verdurine del nostro orto. Altro piatto ottimo piatto.

Io continuo con darna di salmone in crosta di arancia, sorbetto al mandarino e crema di prezzemolo riccio. Il trancio di salmone arrostito aveva una pelle croccantissima ed aromatizzata all’arancia. Tutto intorno, la profumata e calda crema di prezzemolo, scioglieva la pallina di sorbetto al mandarino. Sopra tutto, una nuvola croccante di polenta. Canto e controcanto di prezzemolo e salmone; in sottofondo un coro di agrumi. Capolavoro assoluto. Dopo aver assaggiato, perfino la Petulante tace.

Per lei, pescatrice arrosto con purea di marroni e bacon croccante: altro piatto molto buono. Compatta e carnosa la pescatrice, forse un po’ troppo arrosto. Sapidità del bacon ben contrastata dalla morbidezza della salsa ai marroni.

Un bicchiere di gelatina con crema al mandarino accompagna un assaggio di panettone e precede i dessert. Goloso. A seguire un consistente vassoio di piccola pasticceria.
Per me, zuppetta di cachi al whisky torbato con gelato al caramello. Piatto complesso, forse troppo complicato. O, semplicemente, la temperatura di servizio imperfetta ha alterato la percezione dolce? A “pulire”, un sorso di whisky (offerto).

Per madame Petulant, crème brûlée al torroncino con gelato alla menta. La flambatura, se effettuata poco prima del servizio, avrebbe ammorbidito il gelato e scaldato la crema sottostante, trasformando il buono in ottimo.

Il conto. Coperto 6 €. Due aperitivi 10 €. Un caffè deca 3 €. Sauvignon 49 €. Due acque Gaverina 6 €. Antipasto 18 €. Primo 18 €. Secondo 19 €. Un menu degustazione 46 €. Totale 185 €, ovvero 92 € a persona.
In conclusione, un indirizzo consigliato per l’ottima cucina, il buon rapporto qualità/prezzo e l’atmosfera calda ed accogliente.

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