Da molto tempo non tornavo al ristorante “Al Bersa...

Recensione di del 19/09/2007

Al Bersagliere

158 € Prezzo
6 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 158 €

Recensione

Da molto tempo non tornavo al ristorante “Al Bersagliere” di Goito (MN) ed essendo di passaggio in zona, decidiamo, insieme al mio commensale, di cogliere l’occasione per farlo.
Ad accoglierci lo storico patron del ristorante che, dopo averci fatto accomodare al nostro tavolo, ci serve una flûte di Champagne Gremillet brut.

In sala, motivi floreali un po’ ovunque, arricchiti anche con piante sempreverdi: su ogni tavolo, un vaso di cristallo con fiori freschi completa la mise en place corredata da tovaglia ocra decorata e coprimacchia bianco in cotone spesso; le comode sedie, con struttura di legno, sono rifinite in paglia di Vienna con cuscinetto sulla seduta.

L’ambiente, certamente elegante, è suddiviso in tre sale separate da pareti con passaggi senza porte; in una di esse fa bella mostra di sé un austero pianoforte a mezza coda, mentre in quella che ci ospita, più ampia, si trovano sette piccoli tavoli quadrati, ciascuno da due coperti, ed uno più ampio sul fondo della sala.
Giallo tirato a spatola per le pareti e soffitto bianco, tutto su intonaco a stucco. L’Illuminazione artificiale è generata da diverse appliques alle pareti e da lampade in stile moderno, la cui luce alogena viene riflessa verso l’alto da un disco dorato. Il pavimento è di parquet ligneo, mentre le finestre con volute a tutto sesto, alcune delle quali si affacciano direttamente sul fiume Mincio che scorre a fianco del ristorante, presentano infissi di legno in stile inglese e vetri satinati.

Ci vengono quindi consegnati i grandi menu in cui scorgiamo un allettante proposta di degustazione all’interno della quale chiederemo un’integrazione e una sostituzione, ma andiamo con ordine…

L’arrivo dell’entrée di benvenuto della chef Silvana, salmone leggermente affumicato a 60° e marinato, molto gradevole, è preceduto da quello di un vassoio contenente fragranti grissini, pane, focaccia, torciglione allo strutto e baguette.

Già da subito l’impostazione del servizio mi ricorda la stessa rilevata nella mia lontana ultima visita: in una parola, pressante! Il maître, infatti, staziona sempre a pochi metri dai tavoli ad osservare e, perché no, ascoltare, affiancato dai camerieri, pronti ad intervenire. Persino la conversazione diventa imbarazzante.
Ma ecco le prime pecche del servizio: il calice dell’aperitivo ci viene precocemente sottratto senza che ci venga chiesto se fosse nostra intenzione terminarlo; inoltre alla nostra richiesta di trattenere un menu al tavolo per seguire il percorso degustativo, ci viene risposto che le pietanze saranno largamente illustrate, ma ci accorgeremo poi che così non sarà.

Un Sylvaner alsaziano Domanine Weinbach 2004, fresco e minerale, accompagna la prima pietanza:

“Capesante in parmigiana di melanzane con mozzarella di bufala, olio al basilico e noci” e sbriciolatura sui bordi del piatto di pomodoro secco. La capasanta non spicca di certo per gusto, ma in presenza dell’intensità di sapore degli altri ingredienti a cui viene accompagnata, la sua naturale delicatezza si sente ancora meno. Essa si alterna a rondelle di melanzane grigliate ed il risultato complessivo è gradevole, ma non oltre. Il piatto è altresì completato con tre pomodori disposti simmetricamente nella parte più esterna della pietanza, dichiarati confit, ma forse solamente troppo cotti, tanto da far ricordare quelli essiccati, tipici pugliesi. Sicuramente l’idea è quella di un piatto mediterraneo, ma ne risulta una pietanza spenta, monocolore e con un fondo troppo acquoso. Anche la mozzarella pare di qualità un po’ scadente. L’unico sapore e profumo che emerge un po’, è quello del basilico con il quale è aromatizzato il gustoso olio, ma che da solo non basta per risollevare la monotonia complessiva.

Diventa difficile, però, scambiare opinioni sulla degustazione col mio commensale senza correre il rischio di essere origliati. La presenza del maître e dei camerieri, come ho detto all’inizio, è infatti costante ed invasiva: l’attenzione alla sala è doverosa, ma deve essere offerta con rispettosa discrezione, così come occorrerebbe evitare il continuo e perdurante bisbiglio tra il personale di sala, che può essere antipaticamente percepito dai commensali come un pettegolezzo su di essi.

Ed ecco i veri sapori mediterranei negli “Spaghetti freddi alla chitarra con bottarga, cipollotti, pomodori, olive taggiasche, origano e basilico”: la pietanza è davvero molto gradevole, nonostante la misurata presenza in quantità della bottarga ed un leggero eccesso di olio.

Il successivo “Raviolo di baccalà in minestra di ceci”, non ci viene presentato. Rileviamo un buon profumo di limone, la cui buccia è stata forse grattugiata all’interno del raviolo, oltre alla delicata neutralità della minestra di ceci. Il vino esalta il baccalà, impreziosendone la presenza.

Esteticamente molto ben presentata la “Cernia con pomodoro crudo e verdure saltate”; il pomodoro crudo è una purea sulla quale è adagiata la cernia in pezzetti e sopra a tutto fili di verdure crude: un piatto colorato, ma dal gusto scialbo. Tra le verdurine, peperone, zucchina, carota, cetriolo e finocchi.

Ed è il momento della “Fassona piemontese battuta al coltello con uova di quaglia, cipollotti, prezzemolo, alici e capperi di Pantelleria”. In pratica tre palline di battuta di Fassona: la prima con uovo di quaglia, la seconda con la cipolla cruda e la terza con i capperi di Pantelleria. A fianco della pietanza, quale contorno, insalatina di rucola con ravanelli sezionati e, sul fondo del piatto, pomodoro secco sbriciolato. Preparazione monocorde, non entusiasmante, servita in abbinamento con un ottimo Conti Brandolini d’Adda Vistorta 2003, Merlot del Friuli, 13°, correttamente stappato già all’inizio della nostra cena.

Per la “Selezione di formaggi” viene proposta una scelta dal rituale carrello, abbastanza ben fornito; optiamo per un assaggio di taleggio, robiola, caprino, gorgonzola naturale ed erborinato di capra, che abbiniamo ad una composta di fichi e mostarda di pere.

Al termine, il predessert è rappresentato da una gustosa crema catalana tiepida, gradevole nella leggera nota amarognola dello zucchero caramellato, il quale, pur non conferendo alla crema stessa la caratteristica croccantezza in superficie, non ne sminuisce la buona qualità complessiva.

Il dessert suggeritomi dal maître come “leggero” è una “Millefoglie croccante con tiramisù, granella di torrone morbido, salsa al rum e glassa al miele”. Appena servitami, mi rendo subito conto che proprio leggera non è, data l’opulenta presenza di mascarpone, peraltro non dichiarato, tant’è che riesco a degustare soltanto po’ di sfoglia. In abbinamento un Sauterne Chateau Liot Haut Barsac di indubbia pregevolezza gusto-olfattiva.
Il mio commensale invece sceglie “Gelato allo yogurt greco e sorbetti al lampone, alla fragola e al tè al bergamotto” accompagnato da un Moscato d’Asti Moncalvino di Coppo, eccellente nei profumi e nella vivace effervescenza.

Infine due caffè e il conto totale di 316 euro, di cui 20 per gli aperitivi, 41 per il vino, 16 per il vino al calice, 12 per i vini da dessert, 4 per i caffè e 3 per l’acqua.
Decisamente troppi per poter assegnare un buon rapporto qualità prezzo.

Anna Tiziana Mittica

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