Serata che inizia male e che per fortuna finisce s...

Recensione di del 05/01/2012

La Clusaz

47 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 47 €

Recensione

Serata che inizia male e che per fortuna finisce splendidamente. Arrivati in auto sotto la neve al ristorante poco prima dell’orario di apertura ufficiale (19:30) entriamo per informarci sulla eventuale disponibilità di un tavolo per due. Il proprietario, gentile, risponde di sì ma inizia subito a chiederci quale menu fisso preferiamo. Data una rapida scorsa ai piatti proposti, chiedo se è possibile cenare alla carta (come prevede il loro stesso menu del resto) perché mia moglie non ama la carne e i menu fissi sono piuttosto “carnivori”. La risposta ci lascia basiti, essendo stata più o meno di questo tenore (cito quasi letterale): “Eh, ma non ci interessa chi prende un piattino e via”. Ora, nessuno aveva parlato di un “piattino e via” ma semplicemente di scegliere alla carta cosa mangiare, carta che loro stessi presentano! Faccio notare l’incongruenza e mi viene risposto che la carta è riservata più che altro a chi soggiorna da loro (avrei piuttosto capito il contrario, ma tant’è). Irritati stiamo quasi per andar via, ma il tempo davvero pessimo ci costringe a cambiare idea. E qui la serata svolta: mi informo almeno sulla possibilità di sostituire un piatto di carne dal menu di mia moglie (il Tradizione) e ricevo una risposta, questa volta dalla moglie del titolare, improntata alla più totale disponibilità. Alla fine i piatti sostituiti saranno due (una tatin di cipolla favolosa al posto dei salumi, e del salmone, altrettanto gustoso, al posto del secondo di carne).
Ma andiamo con ordine.

Il locale si trova in una frazione abbastanza sperduta di Gignod sulla strada che conduce al passo del Gran San Bernardo; niente prima, dopo, attorno: insomma ci dovete andare apposta e non pensiate di fare due passi dopo cena perché rischiereste di finire falciati dai TIR diretti al passo. Gli interni sono curati, caldi come si conviene a un posto di montagna, ma la stella Michelin impone un minimo di sobria eleganza, che difatti non manca. Veniamo fatti accomodare nella sala più lontana dall’ingresso, con tavoli molto ben distanziati e illuminati da piccole luci sospese, una per ogni tavolo.
Come ho scritto in apertura la nostra scelta è caduta sul menu chiamato “Tradizione” proposto a un prezzo davvero interessante (35 euro, comprensivi di coperto e acqua).

Due antipasti a testa. Io opto per un piatto di affettati e insaccati misti di loro produzione (lardo, salame, sanguinaccio, pancetta, prosciutto crudo, e un affettato prodotto dalla mammella della vacca). Mia moglie li sostituisce con una Tatin di cipolla (una specie di cipolla caramellata, anche se ottenuta con un procedimento più complesso) e salsa alla toma. Buoni i miei affettati, in particolare il lardo e il crudo, ma davvero spettacolare la cipolla: esternamente croccante, morbidissima all’interno, dolce ma non stucchevole.
Come secondo antipasto prendiamo entrambi una polenta cotta su fuoco a legna con fonduta valdostana. La fonduta era tradizionale nel sapore (con formaggi di elevata qualità), ma ciò che ha stupito è stata la consistenza perché era quasi spumosa (incorporando aria, evidentemente). La polenta per nulla banale, con un retrogusto affumicato (la legna) piacevolissimo seppur rustico.

Come primo abbiamo scelto degli straccetti di farina di segale con verza e crema alla toma. Porzione un pochino mignon ma, di nuovo, un piatto ben eseguito: pasta artigianale ben cotta, verze appena scottate così da rimanere turgide e gustose, salsa saporita senza essere invadente.

Come secondi una carbonada con polenta per me e, in sostituzione della carne, del salmone pôché in guazzetto di vongole, sale affumicato e lime candito per la mia signora. Carbonada corretta, anche se la carne avrebbe potuto forse essere un pochino più tenera. Il salmone giocato su sapori tenui ma comunque presenti, con una materia prima di livello, la sola che possa garantire la riuscita di piatti non accompagnati da condimenti potenti che riescono per ciò stesso a coprire eventuali pecche negli ingredienti o nell’esecuzione. Ottimo davvero.

Per finire due tortini caldi di cioccolato ripieni di lamponi, accompagnati da un bicchierino di gelato al rhum. Equilibrio davvero sapiente tra il dolce del tortino e l’acidità del lampone, tra il caldo del cioccolato e il freddo del gelato. Squisito.
Per una volta devo pertanto ringraziare il maltempo che ci ha indotto a restare a cena nonostante un primo approccio non felicissimo. Esperienza tra le migliori mai fatte, con un rapporto qualità/prezzo quasi imbarazzante (due antipasti, primo, secondo, dolce, acqua e coperto a 35 euro, in un ristorante di questa qualità). Il servizio quasi maniacale per l’attenzione mostrata nel riempire i bicchieri e sostituire il cestino del pane (riempito per ben tre volte con pani via via diversi e focacce, tutti di loro produzione).
Conto di 94 euro in due che include oltre ai due menu anche due caffè con piccola pasticceria, un amaro e una mezza bottiglia di Pinot Gris Lo Triolet.

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