La Clusaz si trova sulla strada che sale verso il ...

Recensione di del 05/08/2010

La Clusaz

69 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 69 €

Recensione

La Clusaz si trova sulla strada che sale verso il colle del Gran San Bernardo, ad un quarto d’ora da Aosta. Anche se dal ristorante non si può godere dello splendido panorama che probabilmente offrono le camere dell’albergo ai piani superiori, le due sale in cui si cena sono eleganti e suggestive grazie all’illuminazione soffusa che crea bei giochi di luce sulle volte di mattoni a vista. I tavoli non sono pochi, ma ben distanziati e apparecchiati con cura. All’atmosfera ovattata e raccolta fa da contraltare la cortesia e il modo di porsi molto affabile della coppia di proprietari, lei al momento di prendere la comanda, lui, Maurizio Grange, pronto a consigliare un vino ma soprattutto ad officiare il rito dei formaggi.

Nonostante il menu tradizionale fosse indubbiamente intrigante, abbiamo preferito quello di stagione, attirati da preparazioni più leggere dopo qualche giorno di polente concie e boudins assunti endovena. Sentivamo il bisogno di piatti freschi come il salmone marinato e affumicato con insalatina catalana e pesto alla rucola, primo antipasto del menu ingentilito dall’uso discreto di un ottimo sale nero.

Dalla carta dei vini, in cui è possibile rintracciare praticamente tutte le etichette regionali degne di nota, abbiamo scelto un buon Pinot gris barricato Lo Triolet, più ruffiano della versione che fa solo acciaio ma con la struttura necessaria per supportare tutta la cena. Interessante anche il Blanc Fripont, prie blanc spumantizzato della Cave di Morgex e La Salle proposto come aperitivo (indicato a 3 € in carta ma non conteggiato alla fine) accompagnato da una gradevole zuppetta con patate quarantine e caprino.

Dopo il primo antipasto comune il menu permetteva di diversificare le scelte: meglio l’equilibrata terrina di lingua di vitello e gamberi, scalogno confit della mia metà rispetto al mio millefoglie di melanzane e pomodorini, salsa toma, piatto che certamente non lascia ricordi imperituri.

Buoni i primi, sia i miei ravioli di ricotta di capra con inserimento di uova di salmone, emulsione al pomodoro fresco sia i tagliolini di pasta fresca con fiore d'uovo e pancetta croccante: l’uovo è presentato ancora compatto nel piatto, e una volta rotto non fa in tempo a cuocersi a contatto con la pasta, rimanendo piacevolmente liquido.

La cena è andata in crescendo con i secondi: della capasanta scottata con verdure saltate la mia ragazza ha apprezzato soprattutto la crema all'aglio dolce d’accompagnamento, per una preparazione di grande finezza, mentre io ho spazzolato con gioia il mio petto, coscia e anima... di piccione. Ottima in particolare la coscia servita con della polenta taragna, mentre l’anima è in realtà un tortello con dentro le interiora (fegato?) rese liquide, che mi hanno consigliato di mangiare in un solo boccone.

A questo punto non potevamo che accettare la proposta di due piatti di formaggi. Dopo una breve attesa Maurizio Grange ci ha illustrato il fornitissimo carrello, composto praticamente a "km 0": quasi tutti i prodotti sono della valle di Gignod (ci omaggerà un opuscolo con gli indirizzi di alcuni dei produttori), con qualche escursione nella vicina Svizzera o al massimo in Piemonte. Gli lasciamo mano libera, inizia a tagliare e... non la finisce più, passando dai caprini variamente aromatizzati alle tome e fontine di diversa stagionatura (favolosa una toma di capra stagionata 24 mesi), fino al blue d’Aosta e a vere chicche come l’eccezionale teten de moine svizzero che ci propone in scaglie. Per qualche formaggio ci suggerisce anche l’accostamento con delle composte particolari: dolceforte di pere, composta di cipolle, mosto d’uva. Arrivato a contare 17 assaggi sono sicuro che la selezione è pensata per due e inizio a fare spazio tra di noi, ma lui porge cerimoniosamente il piatto a Elisa e mi chiede se per me va bene qualcosa di simile. Accetto beato, e rilancio con la richiesta di un vino per accompagnare i gioiellini. Ci propone due calici di Chambave Muscat Crotta di Vegneron, che raboccherà un paio di volte anche in previsione della piccola pasticceria, portataci apposta in anticipo.

Dopo averci lasciato in pace per il tempo necessario a spazzolare con cura i piatti, torna per sapere se gradiamo un dessert e ci suggerisce i macarons fatti da loro. Sono cinque a testa, presentati su uno scenografico piatto rettangolare con delle scritte di cioccolato che indicano le diverse tipologie. Squisiti in particolare quelli al caramello e fleur de sel, cioccolato e frutto della passione, olio del Garda.
Non posso dire di aver mangiato piatti memorabili, ma sono uscito molto soddisfatto da una cucina caratterizzata da buone materie prime e una certa leggerezza nelle preparazioni, con parecchi bonus: dal carrello dei formaggi ai dolci, passando per una cortesia rara. Tutto sommato il 7,5 che mi sentirei di dare può tranquillamente essere arrotondato ad 8.
Noi non ci siamo come al solito fatti mancare nulla, arrivando a spendere 138 € di cui 80 € per i due menu, 20 € per i due ricchissimi piatti di formaggi, 28 € per la bottiglia di vino e 10 € per i calici di vino dolce. Offerti gli aperitivi iniziali e il mio caffè.

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