Alla ricerca di un ristorante dove cenare sabato s...

Recensione di del 07/10/2006

Ponte Vecchio

34 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 34 €

Recensione

Alla ricerca di un ristorante dove cenare sabato sera sul tardi, dopo un impegno che si è protratto più del previsto, percorriamo la strada che da Carpignano conduce a Ghislarengo, nella campagna vercellese ai confini con la provincia di Novara.
Prima di entrare nel paesino di Ghislarengo notiamo sulla sinistra l'insegna luminosa del ristorante Ponte Vecchio. Più preparati all'idea di un rifiuto che di una chance, essendo ormai già le 22:00, decidiamo comunque di tentare.

Posteggiamo l'auto in un piccolo spiazzo sterrato sul lato opposto della strada (ma il ristorante ha il parcheggio privato) e, giunti davanti alla porta d'ingresso, non possiamo fare a meno di notare che il locale è segnalato da alcune note guide di ristorazione.

L'atmosfera che ci accoglie all'ingresso ci fa capire subito che non ci troviamo proprio in una trattoria di paese, ma in un locale della tradizione rivisitato in chiave moderna e con una marcia in più.

Veniamo accolti dalla gentilissima proprietaria alla quale chiediamo se è ancora possibile cenare. Dopo una rapida consultazione con lo chef ci fa insperabilmente accomodare al nostro tavolo.
La sala è unica e abbastanza grande, ma allo stesso tempo è intima e accogliente in quanto i tavoli sono pochi, ben distanziati tra di loro e immersi in una luce bassa e soffusa.

Sedie impagliate, tavoli allestiti con fini tovaglie e sottotovaglie di colore verde, piatti di ceramica bianca con forme quadrate, pareti per metà con perline di legno e per metà punteggiate di vecchi attrezzi contadini.
Tutto questo genera un sincretismo di stili che rende il locale un po’ ibrido, una via di mezzo tra la vecchia trattoria e il ristorante ricercato. Comunque la somma dei due stili dà un risultato piacevole.
Inoltre apprezziamo il fatto che i commensali siano tutti abbastanza silenziosi, e così, partiti con l'idea di una cena in trattoria, trascorriamo la serata assaporando la sorpresa di questo tranquillo e innovativo localino.

Dalla lettura del menù in avanti è tutta un'escalation di sensazioni gradevoli e di sorprese, non avendo mai letto o sentito nulla circa questo locale (ma questa è una pecca nostra).

Il menù consta di tre proposte: un menù a base di pesce, e due menù a base di piatti della tradizione reinterpretati con la creatività dello chef.
Quello che colpisce subito è un breve testo introduttivo dove vengono evidenziate la cura particolare circa il trattamento delle materie prime, l'uso dell'imballaggio sottovuoto o della surgelazione rapida per preservare freschezza, proprietà organolettiche e sapori.
I cibi e i procedimenti di cottura sono idonei per le persone che soffrono di celiachia e poi c'è anche un menù baby.
La scelta delle acque minerali è riepilogata in base alla quantità in mg/l di residuo fisso (mai visto!).
La carta dei vini è ben fornita e le etichette sono intelligentemente raggruppate per tipo di vitigno anziché per regione.

Tutta questa cura e attenzione per i prodotti e per chi li deve mangiare non poteva che essere il preludio della buona qualità dei piatti che sono seguiti.

Accompagnati da un Sylvaner Abbazia di Novacella 2005 (non molto intenso e complesso, ma di qualità fine), il mio compagno ed io abbiamo ordinato entrambi i piatti seguenti:

Antipasto: "Filettini di maiale marinato allo zenzero con uno sformato di carote in bagna cauda". Buone le fettine piccole e sottili dove sono appena percepibili le note speziate dello zenzero e ottima la bagna cauda in cui intingerli. Voto 8-.

Primo: "Sole di Carnaroli ai porcini in eclissi di riso Venere mantecato alla toma di Campertogno".
La portata merita una lode già solo per la coreografia dei due risotti che vengono serviti nello stesso piatto: il cerchio scuro del riso Venere è racchiuso nel cerchio bianco del riso Carnaroli disposto con perfezione tutto intorno.
Si comincia dall'esterno gustando il risotto ai porcini e si procede verso il centro dove si incontra il sapore più deciso della toma. Entrambi i risi hanno una cottura perfetta e una mantecatura ottimale.
Quantità che tende all'abbondante. Voto 8+.

Finiamo davvero in bellezza con i due dolci.
Su un piatto quadrato sono disposti il bunet decorato con un grosso amaretto e, sull'angolo opposto, una ciotolina contenente un gelato delicatissimo a base di bunet, con decorazione di cioccolato fuso. Fine ed equilibrato. Bravi!
Il mio commensale invece ha scelto un tortino di cioccolato caldo accompagnato da una spuma di mascarpone allo Strega, ottimamente decorato.
Molto buoni entrambi: 8+.

Avviandoci alla cassa il mio sguardo si posa su alcune fotografie che ritraggono lo chef e la titolare durante l'assegnazione di un premio per la cucina creativa.
Non ricordo quale fosse il premio, ma ricordo di aver pensato che era ben meritato.

Il conto: due antipasti, due primi, due dolci, una bottiglia di Sylvaner, una di acqua San Pellegrino, un caffè: 68 euro in totale.
Decisamente un buon rapporto qualità prezzo.

E, quasi a mo’ di impegno a non volersi staccare troppo dalla tradizione con la propria creatività, in fondo allo scontrino si legge, in dialetto vercellese, "Pitansi ad nà vira".

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