NdR: Il Ristorante si è trasferito in altra sed...

Recensione di del 17/07/2010

Ilario Vinciguerra

140 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 140 €

Recensione

NdR: Il Ristorante si è trasferito in altra sede (vedi scheda). Le notizie riguardanti l’ambiente non sono quindi più attuali

Dopo varie discussioni, tentativi di prenotazione in quel di Milano, tutte andate male in quanto nel capoluogo lombardo in un sabato a pranzo di metà luglio è molto complicato trovare un ristorante aperto, insieme a due Mangioni di lunghissimo corso decidiamo di provare la cucina di Ilario Vinciguerra a Galliate Lombardo vicino a Varese.
Purtroppo all'ultimo momento scogghi ci avverte che non sarà presente per motivi di forza maggiore (tirapacchi) (molto conosciuto nel giro, ndr) e quindi alle 13 in punto saremo solo in tre a suonare il campanello del piccolo ristorante dello chef campano: i BUZZY's e calvin.
Il locale si trova al primo piano di una anonima palazzina del paese, ci accoglie la signora Marika moglie dello chef ed un cameriere, la sala è piccolina con i tavoli abbastanza vicini, ma di buon gusto, elegante ma non sfarzosa.
Noi, che siamo gli unici clienti, veniamo fatti accomodare sul terrazzo a soffrire per il caldo afoso che attanaglia la penisola, ma non ci scoraggiamo facilmente e dopo aver ordinato e subito vuotato una bottiglia d'acqua, cominciamo a sbirciare il menu delle vivande che comprende tre degustazioni: "classica", "degustazione" e "a mano libera", più diverse alternative alla carta, dopo una breve discussione, di quasi comune accordo, optiamo per il menu intermedio di sei portate al costo di € 80.

Intanto ci viene "offerto" un bicchiere di champagne per accompagnare il buonissimo pane fatto in casa e gli stuzzichini di benvenuto che, nel nostro caso, sono state delle commoventi pizzettine con pomodorini de corbara e dei panzerottini ripieni di ricotta.
La carta dei vini è particolarmente interessante e presenta diverse etichette non banali di produttori italiani e stranieri, soprattutto d'oltralpe, con ricarichi corretti e una certa profondità di annate, la nostra scelta dopo un po' di tira e molla con calvin è caduta su un Pouilly Fumé di Dagenau 2005 che, fin che è durato, ha assolto più che degnamente il compito di dissetarci.

Arriva il saluto della cucina, un'ostrica impanata e fritta con sopra una crema di formaggio di capra, inconsueta ma piacevole.
Il menu vero e proprio inizia con un grande classico dello chef "Profumo", accompagnato da tanto di istruzioni per l'uso; consiste in una sfera di plexiglass con all'interno una tartare di gambero rosso crudo, olio del Garda, una gelatina di limone ed una al nero di seppia, il tutto va prima annusato, poi shakerato ed infine degustato, dopo di che si beve il gin tonic alla base della sfera che ha il compito di pulire la bocca dalla grassezza del gambero: niente da dire un gran inizio.

Il secondo antipasto è un cilindro di foie d'anatra sormontato da un crunch di granella di nocciola, da un dischetto di gelatina di melone e per finire una sottile lastra di cioccolato fondente, un piatto di una golosità sconvolgente, ma con quel pizzico di acidità che non annoia il palato.

Arrivano in tavola i ravioli di pellicola di latte di capra, freddo di piselli e pancetta croccante: tre tortelloni ripieni di morbido latte di capra accompagnati da una specie di granita di piselli e da chips di pancetta, un piatto molto tecnico, ma interessante per la differenza di temperature, di consistenze e anche bello da vedersi; peccato che fossero solo tre.

Il nostro secondo di pesce doveva essere il salmone, ma dato che mancava il caviale ci è stata data possibilità di scegliere un altro piatto dalla carta, la nostra scelta è caduta sullo spiedino di aragosta, ma lo chef, passato a salutarci, ci ha fatto presente che non poteva farcelo perchè l'aragosta doveva essere servita intera, momento di sconforto e decidiamo allora di prendere il salmone anche senza il caviale, ma colpo di teatro, ci arriva invece il famoso spiedino, forse lo chef si è intenerito con le nostre facce sconsolate o forse ha origliato le nostre "sommesse" proteste appena si è allontanato.
Lo spiedino si presenta sotto forma di due grossi pezzi di crostaceo infilzati in uno stecchino con una ottima panatura di pistacchi di Bronte, il tutto accompagnato da un bicchierino di gazpacho di pomodoro, olive nere e capperi; davvero defaticante che assolve alla grande il compito di ripulire il palato dal grasso in eccesso.

Coscia d'anatra confit con tramezzino di mortadella: ottima materia prima, cottura e nappatura perfetta, molto goloso il tramezzino ripieno di profumatissima mortadella Bottura style, abbinata ad un calice di Barbera dei colli Piacentini 2003, unica nota negativa del pranzo, vino servito troppo caldo, con note di frutta sotto spirito dovute all'annata torrida e quasi totale mancanza di acidità.

Il cameriere ci propone un assaggio di formaggi e noi subito decliniamo l'offerta, ma quando il nostro si sta già allontanando, dopo una rapida occhiata con calvin, decidiamo che non possiamo esimerci da questa ulteriore fatica e allora via con cinque assaggi accompagnati da tre diverse composte, da pane apposito e da un bicchierino di Chimay scura.

Con questo finisce la parte salata del nostro pranzo, pochi minuti ed ecco arrivare la tavola "oro", un omaggio alla pastiera napoletana, una grossa quenelle ricoperta di foglia d'oro commestibile da inghiottire in un sol boccone per far sprigionare tutta l'intensità della classica pastiera.
Il dolce vero e proprio è "fragociok", croccante di nocciola, coulis di fragole al timo, gelato al cioccolato per un dessert armonico e piacevole accompagnato da un bicchiere di Pinot de Charente tanto per non farsi mancare nulla.
La piccola pasticceria è un altro attentato alla linea ed al colesterolo: ottima ed abbondante come si diceva sotto naia, il caffè scelto da un'apposita lista pone termine al nostro pranzo non proprio estivo.

Il servizio coordinato dalla moglie dello chef è risultato molto piacevole anche in considerazione che eravamo gli unici avventori di una giornata torrida e siamo rimasti a tavola oltre tre ore e mezzo, quindi un applauso per averci sopportato.
La cucina ci è sembrata molto interessante un mix di crestività e freschezza partenopea in terra lombarda, piatti con pochi elementi immediatamente riconoscibili fra loro ed assolutamente di grande personalità.

BUZZY

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