NdR: Il Ristorante si è trasferito in altra sed...

Recensione di del 25/04/2010

Ilario Vinciguerra

85 € Prezzo
9 Cucina
7 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 85 €

Recensione

NdR: Il Ristorante si è trasferito in altra sede (vedi scheda). Le notizie riguardanti l’ambiente non sono quindi più attuali

Quest’oggi ci rechiamo a Galliate Lombardo, piccolo comune del Varesotto, a desinare all’antica Trattoria Monte Costone, ristorante del giovane e già pluripremiato chef Ilario Vinciguerra. Arrivarci è piuttosto semplice, situato a pochi chilometri dal casello autostradale, anche se il ristorante sembra voler nascondersi ed arroccarsi in questo tranquillo paese collinare. Posteggiamo l’automobile sulla stradina in salita nel centro Galliate in uno dei pochi spazi pubblici presenti ai piedi della scaletta che conduce all’ingresso del ristorante. Il locale non si trova in una zona felicissima; attorno vi sono case non perfettamente conservate e lo stesso stabile che ospita il ristorante è in linea con il paesaggio urbano circostante e solo una discreta insegna nera, riportante il nome del ristorante in bianco, segnala la presenza del locale. Superato l’en passe iniziale saliamo la breve scala, pochi metri sul pianerottolo esterno e suoniamo alla porta d’ingresso dell’Antica Trattoria Monte Costone. Ad accoglierci un giovane ma preparato cameriere che svolti i convenevoli di benvenuto ci accompagna al nostro desco. Desiniamo nell’unica sala da pranzo; l’ambiente è molto gradevole: soffitto in legno, ampie e luminose finestre, pavimento in cotto, alcuni mobili di servizio ed un grosso specchio domina la scena. La tavola è imbandita di tutto punto: tovaglia banca a motivi floreali tono su tono, posateria argenté Broggi, fine vetreria ed un sotto piatto in argento con un bel centrino di pizzo.
Accomodatoci, Marika, garbata ed efficiente maître de salle, ci porge la carta delle vivande chiedendoci la nostra preferenza sull’acqua.
La proposta gastronomica è ricca con diversi piatti sia di mare sia di terra e son presenti alcuni menu degustazione. Per il pranzo odierno la nostra comanda sarà alla carta. Per il vino d’abbinamento concordo con la capo sala per alcuni calici alla mescita, scelti tra alcune etichette elencatomi verbalmente dalla stessa maître.

Accetto di buon grado l’aperitivo, e se non l’avessi fatto mi sarei perso qualcosa, composta da un ottimo flût di champagne Steinbrück accompagnato da dei gradevolissimi stuzzichi: delle ottime pizzette con pomodoro e mozzarella e dei buonissimi fagottini ripieni di ricotta. Tutto rigorosamente sfornato in loco. Ma le magie del forno continuano con l’arrivo in tavola di un sontuoso cesto dei pani, tra i quali spicca un ottimo pane casatiello, pane della tradizione campana conciato con ciccioli e strutto, e dei buonissimi grissini tirati a mano.

Un eccellente appetizer inaugura il banchetto: un’ostrica sgusciata è adagiata su una delicata crema di melanzane, un pomodorino, che dona acidità, ed una foglia ostrica le fanno compagnia nella piccola terrina bianca.
In una sfera di plexiglass vien servito il piatto che più ha suscitato la mia curiosità: “profumo”. Serve al tavolo il garbato cameriere con tanto di istruzioni per l’uso scritte, mentre spiega a voce il maître: tartare di gamberi di Mazzara del Vallo su due gelatine, limone e seppia, olio del Garda, sale hawaiano e fiori commestibili. Apro la palla di plastica ed annuso i delicati aromi: sentori agro-dolci ed il tipico profumo dei gamberi rossi freschi e sodi, ho già l’acquolina in bocca. Chiudo la sfera, agito ben bene, la riapro e finalmente la prova del palato: esplosione del gusto. I sapori son concreti e concretamente armonici. Dallo stelo di sostegno della sfera, con l’apposita cannuccia, bevo i pochi sorsi di gin tonic fresco e distensivo. Alta cucina ma ancor di più alta classe nel preparare quest’antipasto.

Arriva in tavola un altro piatto simbolo della cucina dello chef stellato, e si continua su altissimi livelli: Vesuvius cozze e fagioli. Sempre precisa in sala Marika serve ed illustra questa pietanza; pane al nero di seppia, tostato e sbriciolato, è spolverato sull’intero piatto fondo a guarnire e ricordare le ceneri del Vesuvio, sotto i ricci di pasta con fagiolini cannellini e cozze, ovviamente sgusciate, di una pezzatura piuttosto piccola ma sode e buonissime, sotto ancora delle cime di rapa lessate. Gli elementi son ben distinguibili, ben in armonia e s’esaltano tra loro. Piatto di sostanza, realizzato con materie prime di pregio ed eseguito con abile maestria.
Queste due prime portate son state accompagnate da due discreti calici di Fiano d’Avvelino; per il prossimo opto per un ottimo Syrah californiano dall'ampia struttura e dal tannino molto morbido.

Viene servito, sempre con dedizione ed esaustiva spiegazione dalla capo sala, il piatto di terra da me comandato: il carré d’agnello. Veramente ottima la carne, saporita e ben cotta, croccante esternamente e morbida al suo interno. Gustosissime anche le apparentemente semplici verdure di stagione d’accompagnamento.

Una deliziosa pralina di pastiera napoletana dorata all’oro zecchino, dalle dimensioni di un tuorlo d’uovo, servito su di un cucchiaio d’argento e a sua volta disposto in una terrina bianca, apre il capitolo dei dolci in cui il Vinciguerra, evidentemente abile pasticciere, scrive le pagine più golose che questo pranzo. Allora ecco concretizzarsi una serie di virtuosismi nel dessert da me ordinato, denominato lavori in corso, formato da cinque assaggi di altrettanti dolci diversi, tre caldi e due freddi, tra cui spicca una piccola sfogliatina ala crema ed una composizione al cioccolato; ma il delizioso siparietto continua ininterrottamente con una meravigliosa e generosa petit patisserie in cui abbiamo della crème caramel, dell’uva passa, delle fragole e delle scorzette d’arancia ricoperta al cioccolato e dei magnifici petit bigné; questo solo per menzionare alcune tra le piccole perle che vengono servite in tavola.
L’ultima parte del pranzo vien accompagnata da un ottimo calice di Sauternes.
Due caffé ed una baloon di Bas Armagnac, gentilmente offerto, chiudono il pranzo.
D’alto livello la cucina, in cui il giovane ed estroso chef partenopeo lavora con mano attenta e vivace. Il servizio è stato svolto con gran cortesia e professionalità.
In fine onoriamo il conto, in linea con le nostre attese, di 170 € di cui 110 € per la cucina (quattro piatti per me ed uno per la mia compagna), due acque minerali 8 €, un aperitivo 10 €, cinque calici di vino 34 euro e due caffé 8 euro; apprezziamo il coperto offerto.

Matteo e Patrizia

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