Data piuttosto inusuale per un pranzo al ristorant...

Recensione di del 15/08/2008

Osteria l'è Maistess

50 € Prezzo
6 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Negativo
Prezzo per persona bevande incluse: 50 €

Recensione

Data piuttosto inusuale per un pranzo al ristorante, per lo meno per la mia famiglia, giungiamo impreparati a questa data e troviamo molti dei nostri locali preferiti comprensibilmente chiusi, così optiamo per una osteria da noi già provata tempo fa e che ci aveva lasciato un buon ricordo.
Telefoniamo per prenotare la mattina stessa e ci viene riservato un tavolo per tre per le 13:15 circa.
Il locale si trova a Gaggiano in località Fagnano di Gaggiano. Una volta arrivati nelle vicinanze di San Vito (frazione di Gaggiano) vi sono alcune indicazioni per l’osteria. La disponibilità di parcheggio è piuttosto scarsa, soprattutto in giornata di pienone come oggi.

Suoniamo alla porta e ci dà il benvenuto un giovane cameriere che ci accompagna al nostro tavolo. Le tre sale del locale sono al completo, i tavoli sono stati sistemati molto vicini l’uno all’altro; purtroppo i temporali di passaggio non hanno permesso l’utilizzo della parte esterna del locale che dà sul giardino. In totale credo ci siano una ottantina di coperti quest’oggi.
Seduti al tavolo notiamo un menu con la scritta Buon Ferragosto 2008 e guardandoci intorno vediamo gli antipasti indicati nel menu sui tavoli dei nostri vicini. Ci sorge il dubbio che ci troviamo di fronte ad una scelta obbligata. Chiediamo alla gentile cameriera (penso la figlia del proprietario) se fosse possibile scegliere alla carta ma ahimè la risposta ricevuta è stata negativa. Non protestiamo però potevano comunicarci questa loro scelta al momento della prenotazione per due motivi: non ci siamo recati fuori a pranzo per una maratona gastronomica a mo' di matrimonio e 50 euro mi sembrano esagerati per un’osteria.
Un po’ sconsolati e affamati decidiamo di intraprendere questa esperienza sperando nella buona qualità di ciò che andremo ad assaporare.
Queste le proposte dell’osteria L'E'Maistess.

Flûte del benvenuto. Uno piacevole spumante servito e fuggito via alla velocità della luce (siamo in ritardo rispetto agli altri tavoli che sono già agli antipasti) accompagnato da mini polpettine come sempre ottime per gusto, frittura non pesante, ottimo profumo di erbe aromatiche, unico difetto: il ripieno di carne leggermente asciutto.

Nel frattempo ci viene chiesto se preferiamo un vino rosso o bianco e nel secondo caso se fermo o mosso. Optiamo per un bianco fermo e un’acqua naturale. Ci viene servito un Sotsere bianco Friuli Venezia Giulia. Praticamente un vino a me sconosciuto. Non particolarmente apprezzato. Ci viene poi portato il cestino del pane prodotto in casa con panini a pasta bianca, buoni e sapidi; pan focaccia (o comunque pane condito) alle olive nere, buono; pane alle noci con un retrogusto dolciastro e focaccia di patate buona per il sapore, non molto per la cottura (la parte interna non sempre ben cotta).

Le "delizie" Maistess comprendono.
Culatello, salame e melone bianco. Buone le materie prime ma non eccelse e soprattutto non una scelta molto fantasiosa.
Fritto di fiori di zucca e crocchette di patate: già provate altre volte, sempre buone. Il fritto mi trova sempre soddisfatto qui. Croccante, mai unto e saporito al punto giusto.
Lonzino marinato alle erbe con grattugiata di formaggio: unico piatto insolito anche se facilmente riproducibile a casa. Tenerissima la carne e ben condita.
Zucchina farcita (non con carne ma con polpa di zucchina) con fonduta alla parmigiana: assolutamente anonima. Oserei dire improponibile in un ristorante. Zucchina sì dolce ma anonima, potrebbe essere un contorno da fare a casa con un fonduta insapore che nulla da alla zucchina in fatto di sapidità.
Sautè di gamberi e fagioli cannellini: anche in questo caso il sapore brancola nel buio. Le erbe aromatiche (molto utilizzate in tutti i piatti) questa volta non danno uno sprint in più al gambero anzi tolgono il ruolo di protagonista che gli compete.

Dopo aver fatto cambio di posate e piatti arrivavano i primi.
Dapprima delle maltagliate tirate al mattarello con ragù bianco e fiammiferi di zucchine: finalmente un bel piatto. Semplice per quanto riguarda gli ingredienti ma di fattura sicuramente pregevole. Ottima la pasta fatta in casa, cottura al dente con quel croccante sotto i denti che apprezzo molto e sapori di un tempo.
Dopo pochi minuti arrivano gli gnocchi di patate con intingolo di funghi porcini: non ci siamo. Gnocchi, tipologia chicche del nonno, molto “Giovanni Rana”, consistenza duretta con un sughetto di pomodoro e un leggero sentore di funghi, ma molto leggero.
Arriviamo a questo punto già esausti, non tanto per le quantità in molti casi irrisorie, piuttosto per una maratona alla quale non eravamo preparati, soprattutto a pranzo.

Passiamo a quelli che dovrebbero essere i piatti forti.
Arrosto di vitello alle erbe aromatiche con patate al forno. Arrosto morbidissimo, di gusto molto delicato, ingentilito dalla fragranza delle erbe aromatiche, patate asciutte evidentemente preparate in precedenza e riscaldate all’ultimo.
Calamari fritti. Arrivati caldi al tavolo, molto morbidi, con una panatura di sola farina.
Adesso va bene che entrambi erano accettabili ma come si possono presentare certe portate in un menu da 50 euro? Io non ordinerei mai arrosto e patate e calamari fritti al ristorante. Magari i secondi in un fritto misto al mare non nell’hinterland milanese.
Fin qui tutte le pietanze sono state poste in pirofile dalle quali i commensali poi si sarebbero dovuti servire autonomamente al tavolo.

Passiamo al dolce.
Macedonia con gelato. Ecco la ciliegina sulla torta. La macedonia? Dai un po’ di fantasia. Piuttosto un carpaccio di ananas che almeno fa scena. O almeno un’alternativa ma la macedonia no.
Noi chiediamo gentilmente che il dolce venga sostituito con un affogato, così associamo caffè e gelato, e un ananas. Il gelato non sembra artigianale e presenta qualche pezzettino di ghiaccio, l’ananas invece maturo e succoso.
Sono le 16 passate. Decidiamo di prendere il caffè al bancone e di pagare il conto. Ci viene offerto un amaro e della piccola pasticceria: cantucci, con pasta gialla, buoni; praline con pasta di mandorle all’interno, niente di memorabile e alchechengi al cioccolato.
Conclusioni.
Ricordavo un pane di buona fattura, l’ho ritrovato. Ricordavo un servizio preciso, l’ho ritrovato. Ricordavo una cucina genuina, l’ho ritrovata in pochissimi piatti. Ricordavo un prezzo giusto, desaparecido. Proposte da osteria al prezzo da ristorante, questa è la mia conclusione. Preciso che nelle passate visite avevo provato piatti davvero meritevoli (un esempio su tutti, una trippa con patate servita in versione asciutta davvero da leccarsi i baffi). Dispiace dire che per un po’ preferirò altri locali e di sicuro non tornerò in una giornata festiva come questa.
Prezzo a persona: 50 euro.

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