In compagnia della mia signora e di mia madre, mi ...

Recensione di del 29/05/2008

Locanda Nazionale

35 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 35 €

Recensione

In compagnia della mia signora e di mia madre, mi trovo nel parmense per visitare alcuni parenti. Approfittando dell'ora che volge al mezzodì, decido di prenotare telefonicamente un tavolo presso la Locanda Nazionale di Fontanellato.
Di primo acchito mi trovo spiazzato perchè l'interlocutore telefonico ha un accento napoletano (ho forse sbagliato locale?) chiedo conferma della tipicità del ristorante e, dunque, provvedo alla prenotazione di un tavolo per tre per le ore 13.

Giungiamo presso questo meraviglioso borgo medievale, noto in zona per il bel Santuario Mariano oltre che per la quattrocentesca, stupenda, Rocca Sanvitale con fossato (popolato da notevole quantità di pesci ciprinidi di varie dimensioni).
Proprio costeggiando il fossato, con passo tutt'altro che lento (l'appetito anima la nostra deambulazione) perveniamo di fronte al locale, posto in bella posizione con vista sulla rocca e sulla piazza e con ampia disponibilità di coperti anche all'esterno. Veniamo accolti affabilmente da un solerte cameriere (con inconfondibile accento emiliano) che ci invita ad accomodarci dove preferiamo.

Noto con piacere che un tavolo con il mio nome è stato riservato, come previsto, nella sala interna, nonostante ciò, qualora volessimo, il cameriere si dimostra disponibile ad assegnarci un posto all'esterno. Restiamo dentro.
La sala ha circa 30 coperti, colori sul giallo tenue, ambiente rustico, ordinato, trasmette la tranquillità del tipico locale della bassa di altri tempi...ma...in sottofondo sono diffusi pezzi tipici (solo strumentali) napoletani.
Dopo averci fatti accomodare, ci viene fornito il menu ma, ancor prima di poterlo consultare, il cameriere ci propone a voce, il piatto più tipico del locale. Il tono della proposta (non seguendone altre), mi trasmette un messaggio un po' costrittivo, mi sento quasi obbligato a scegliere l'unica cosa proposta, piuttosto che altre presenti sul menu. Certo, in buona fede credo sia per dare risalto al fatto che in cucina (ecco spiegato l'accento della telefonata e la musica di sottofondo) opera un cuoco napoletano (di Gragnano: regno della pasta) e che quindi si voglia dare enfasi all'immaginario asse gastronomico Napoli-Parma, tuttavia non apprezzo mai questo tipo di approccio che sa di forzatura (e mi lascia sempre con il dubbio di qualcosa da "smaltire" in cucina). Piuttosto, dopo opportune esplicazioni, lascerei al cliente la piena libertà di scelta.

Raggiungo una mediazione e, tutti d'accordo, chiedo un bis di primi: quindi, oltre alla sua proposta: scialatelli con sugo di culatello chiedo che compaiano sul mio piatto anche i più tipici (e non menzionati) tortelli alle erbette.

Anche per la scelta del vino noto che il cameriere usa lo stesso tono un po' costrittivo: non c'è carta dei vini, chiedo di sapere quali vini abbiano, rossi e fermi. Mi viene proposto un solo vino e per giunta mosso perchè, dice il cameriere, cito testualmente "è l'unico che si abbina bene ai nostri piatti", si tratta di un Gutturnio del 2007 Azienda Bacchini di Castelvetro Piacentino. Accetto la proposta (anche perchè è l'unica) ma solo perchè sono certo che le caratteristiche di questo vino, alle mie signore, non dispiaceranno. In effetti, anche se un pò troppo amabile per i miei gusti, si tratta di un vino di facile e di buona beva.

Purtroppo l'antipasto non mi viene proposto e dunque, devo esplicitamente richiederlo. Misto di salumi tipici per tutti. Il cameriere porta l'antipasto per due che comunque, fa notare, è abbondante. Culaccia, spalla cotta, salame crudo (forse lievemente giovane), prosciutto crudo e tre scagliette di grana stagionato tutto ottimo (voto 8).

Il pane è fatto in casa ed è proposto in due qualità: pane al culatello: sembra una torta(sublime) e pane allo strutto (come si faceva una volta, molto buono) L'antipasto fa decollare decisamente bene il pranzo.

Primi piatti: i già succitati Scialatelli (pasta lunga tipo bigoli o maccheroni ma appiattiti) conditi con sugo al culatello, ben conditi, al dente, gustosi, davvero un bel connubio tra napoletanità e tradizione parmense: Ottimi (voto9).
Tortelli alle erbette: porzione povera, solo 3 di numero, conditi con ottimo abbondante burro e spolverati con grana (messo in fase di preparazione in cucina) con ripieno delicato, saporito. La tradizione paga sempre: ottimi, anche se due in più li avrei proprio graditi. (voto 9).
Il formaggio grana non viene portato al tavolo perchè, ci dice il cameriere, è già stato messo in cucina e quindi aggiungerne altro, altererebbe l'equilibrio del piatto! (discutibile teoria che ancora mi da l'idea di una forzatura sulla capacità/libertà di scelta del cliente).

Dopo aver ritirato i piatti il cameriere dà per scontato che non prenderemo il secondo. Dissento è chiedo il menu. Ancora una volta allora, cerca di orientare la scelta su due piatti rispetto alla discreta lista: (tagliata di angus argentino o arista di maiale). Ordino due ariste di maialino in salsa al rosmarino e patate arrosto. Le patate oggi non ci sono, il contorno disponibile è fruibile a buffet, e si tratta di verdure cotte: cavolfiori, finocchi, zucchine, melanzane sott'olio, funghetti coltivati trifolati, peperoni. Sono appoggiate su una balaustra proprio all'ingresso del locale e non in apposito banco frigorifero (collocazione opinabile in quanto ogni avventore (anche chi viene solo per prendere un caffè) ci passa innanzi entrando nel locale e, dunque, in posizione per nulla idonea), nel complesso comunque buone (voto 7).

Il secondo piatto appare un pò "piatto" non ben presentato, le due fettine di carne posizionate una sopra l'altra (dunque "impiattate" con poca cura, stile mensa aziendale) appoggiate su una salsina che di rosmarino non sapora minimamente (è una semplice riduzione con farina dell'intingolo di cottura della carne) a margine del piatto, con finalità puramente decorative, un piccolo ciuffetto di rosmarino. Tenera la carne del maialino pur se un pò asciutta. Piatto un pò anonimo (voto 6).

Dessert: opto per una crema di zabaione, la mia signora per un tiramisù che mi attrae e di cui il cameriere, molto gentilmente, mi fornisce un piccolo assaggio. Ottimi ed entrambi fatti in casa. (Voto 9). Per mia madre fragole in purezza.

Dopo i caffè ci viene simpaticamente offerta quale digestivo, una buonissima crema di melone (preparata in una distilleria di Gragnano) ottima.

Il conto: 1 bottiglia di vino e due di acqua, 2 antipasti, 3 primi, 2 secondi, 3 contorni, 3 dessert, 3 caffè, 100 euro tondi. Prezzo accettabile pur se tutto sommato un po' esagerato (uno di noi ha mangiato 1 primo 1 contorno e un dessert).

Locale piacevole ed informale, senza grandi pretese. Buona la cucina e con potenziale anche innovativo (grazie alle origini del cuoco). Cameriere simpatico capace di fornire un servizio gentile, solerte ma un po' troppo invadente e costrittivo nella guida alla scelta del cliente.
Ristorante indicato per tipico turismo domenicale.

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